Il default finanziario della Russia, tuttavia, potrebbe rivelarsi un boomerang per l’Occidente

Le sanzioni economiche e finanziarie imposte alla Russia, subito dopo l’invasione dell’Ucraina, sono da molti analisti reputati il miglior strumento a disposizione del mondo occidentale per convincere Mosca a non continuare ancora per molto tempo la sua guerra contro Kiev. Se finora questo strumento di deterrenza non è stato molto efficace, nelle prossime settimane la situazione potrebbe cambiare radicalmente. Infatti, secondo molti esperti, nel mese di aprile si potrebbe assistere al default sovrano della Russia, come conseguenza della sua incapacità di far fronte alle proprie obbligazioni.

Soltanto due settimane fa, i mercati finanziari avevano tirato un grosso sospiro di sollievo quando il Tesoro russo pagò, in dollari, una tranche di interessi sul proprio debito pari a 117 milioni di dollari. Non era scontato che lo facesse. I timori erano, infatti, che l’ordine di pagamento non arrivasse da Mosca, oppure che arrivasse denominato in rubli. Due casistiche che avrebbero messo il Tesoro in una situazione di insolvenza.

Alla fine, questo scenario è stato scongiurato in extremis.

Il prossimo 4 aprile, però, la tranche da ripagare sarà molto più alta, precisamente pari a 2,2 miliardi di dollari. E, questa volta, non è affatto scontato né che Mosca possa disporre di quella somma, né che la voglia utilizzare, considerando che, per effetto delle sanzioni, il default è diventato solamente una questione di “quando”, non di “se” avverrà. E, a quel punto, la decisione dei funzionari russi potrebbe essere quella del “tanto prima, tanto meglio”.

L’accesso alle risorse estere denominate in dollari è, infatti, difficile per il Tesoro russo, e per poterle aumentare, Mosca dovrebbe aumentare la vendita di gas e petrolio a Cina o India, considerando che la possibilità di usare i fondi congelati dalle sanzioni per ripagare le tranche di debito è stata concessa soltanto fino alla data del 25 maggio prossimo. Poi, la Russia dovrà cercare i dollari da qualche altra parte.

Il default finanziario della Russia, tuttavia, potrebbe rivelarsi un boomerang per l’Occidente, considerando che il debito è detenuto da banche e fondi d’investimento stranieri, i quali potrebbero rischiare di perdere le loro somme di denaro investite.

Senza contare gli anni di tempo che saranno necessari per recuperare i soldi, come il celebre esempio del default argentino ci insegna.

In questo caso, la situazione sarebbe ancora più complicata da risolvere, considerando che il default produrrebbe enormi strascichi legali davanti a tribunali internazionali, davanti ai quali la Russia invocherebbe certamente l’impossibilità di adempiere per cause a lei non imputabili, l’applicazione delle sanzioni occidentali, nella fattispecie.

Eppure, a conti fatti, il default russo non avrebbe, in ogni caso, un impatto dirompente sui mercati finanziari, considerando la sua relativa dimensione ridotta (20 miliardi di dollari).

Il default finanziario della Russia, tuttavia, potrebbe rivelarsi un boomerang per l’Occidente

Vero è che la situazione si complica ulteriormente se si allarga il perimetro del default al settore corporate. Ma, anche in questo caso, la ridotta dimensione del mercato non produrrebbe un elevato impatto sui mercati.

Il default russo è, in conclusione, tanto probabile quanto dannoso per entrambe le parti. Ma se per l’Occidente questo sarebbe solamente poco più che un fastidio, per Mosca le conseguenze sarebbero devastanti per il proprio sistema bancario, creditizio e per l’economia reale. Senza più una moneta spendibile sul mercato internazionale e con addosso le stigma del fallito, per l’economia russa si potrebbero così inaugurare anni davvero difficili.

I risultati delle previsioni presenti in questo articolo si basano su calcoli statistici spiegati negli ebook pubblicati da ProiezionidiBorsa ed elaborati sulla base dello storico dei prezzi a disposizione. (Ricordiamo, inoltre, di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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