Il crollo dell’immobiliare potrebbe essere il pegno da pagare per lo smart working

Il crollo dell’immobiliare potrebbe essere il pegno da pagare per lo smart working. In Italia il settore immobiliare è in crisi. Anche piuttosto nera. Nel suo complesso, naturalmente. Perché ci sono lodevoli eccezioni. Milano su tutte. Ma non tutti stanno a Milano. O possono/vogliono comprarci una casa. Comunque sia, la situazione è questa. Ed è così non da oggi. Ma dall’alba della Grande Crisi Finanziaria. Originata con l’esplosione dei mutui subprime americani. Non a caso mutui senza garanzie sul settore immobiliare. Lo scoppio di quella bolla si è riverberato in tutto il mondo. Il settore immobiliare è crollato ovunque. E mercati meno maturi, come il nostro, hanno visto crolli epocali. Non ancora riassorbiti in molte parti della penisola.

Nomisma ci dà qualche dato. Quest’anno le transazioni in Italia, cioè le compravendite, saranno in calo del 18%. Per la prima volta saranno meno di mezzo milione all’anno i cambi di proprietà. Ovviamente sono diminuiti anche i prezzi. -2,6% nel segmento abitativo, -3,1% in quello direzionale e -3,2% nel commerciale. E questo nonostante i tassi tenuti a zero dalla BCE. Sono infatti aumentate le surroghe. Ma non i nuovi acquisti, come visto prima. L’economia italia si è sempre basata sull’edilizia. Cosa accadrà ora?

Il crollo dell’immobiliare potrebbe essere il pegno da pagare per lo smart working

Una view sul futuro l’ha offerta recentissimamente Alessandro Profumo. Il supermanager, ex banchiere, è oggi AD di Leonardo (ex Finmeccanica). Lo ha fatto a Rimini, al Meeting di CL in corso nella cittadina romagnola come ogni anno. E lo ha fatto soffermandosi su un aspetto molto importante del mercato immobiliare. Lo smart working. Che è diventato un’esigenza. Almeno finché non avremo un vaccino. E la Covid-19 sarà sotto controllo definitivo.

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Profumo ha detto che le conseguenze sul mercato immobiliare saranno pesanti. Prevede il 30% in meno di spazi occupati. Anche perché il suo gruppo prevede, per l’autunno, che si vada in ufficio solo due giorni su cinque alla settimana. Il resto si lavorerà da casa. Ci saranno, quindi, forti conseguenze per il mercato immobiliare commerciale. E sul PIL. Le previsioni, a questo proposito, non sono affatto rosee, lo sappiamo. -12,8% per l’Italia nel 2020. Facendo la media di Commissione UE, FMI e BCE.

Non solo. Ma andranno cambiati anche i modi di lavoro. Per esempio, proprio in Leonardo. Perché l’home working potrà andare bene per il lavoro amministrativo. Ma non per quello di progettazione dei loro 10.000 e passa ingegneri. Che lavoravano di persona ai progetti. E che oggi dovranno attendere la rimodulazione dei programmi per consentirgli di lavorare da casa. In pratica, sottolinea l’AD, trasformando l’home working in vero smart working.

I cambiamenti apportati dal coronavirus saranno permanenti?

L’analogia potrebbe venire con un altro cambiamento epocale. Quello di Internet a cavallo tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo. La nostra vita è cambiata radicalmente. Ci costringerà a farlo anche un virus? No. Perché quando avremo un vaccino e terapie consolidate la Covid-19 sarà, ovviamente, una malattia come le altre. Internet è stato realmente “disruptive”. Come hanno fatto il fuoco, la ruota, il vapore, l’elettricità, il transistor e il microprocessore nella storia dell’umanità. Il coronavirus ha solo accelerato cambiamenti che erano già in atto. Ma una pandemia, nel 2020, all’apice della tecnologia umana di adesso, non è un fenomeno a quei livelli.

Alcune industrie cambieranno profondamente. Altre scompariranno. Altre prenderanno il loro posto. Come ogni volta che sono successi cambiamenti così improvvisi e di portata globale pressoché istantanea. Su chi puntare, quindi, nel futuro? Sulla tecnologia, senza dubbio. Che sarà sempre più pervasiva. Ed a cui la pandemia ha fornito un’accelerazione impressionante. Tutta la tecnologia, badate bene. Perché la commistione tra 5G e Intelligenza artificiale cambierà realmente la vita. Abbiamo delineato il tutto in dettaglio in questo articolo.

Quindi, via dall’immobiliare e solo tecnologia? No. Ma molta, molta attenzione a dove investire quando si parla di mattone. E farlo assolutamente con strumenti molto diversificati, come i REIT.

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