Il Covid non è più considerato malattia con queste conseguenze per il lavoratore. Ma ecco cosa si potrebbe fare

È vero. Il Covid non è più considerato malattia con queste conseguenze per il lavoratore. In particolare, poiché la quarantena non viene più riconosciuta come malattia, al lavoratore spettano due alternative. Cioè: o prende due settimane di ferie, oppure subisce un dimezzamento dello stipendio. Quindi, la malattia da Covid è diventata un’arma a doppio taglio. Ciò in quanto, oltre al danno alla salute, ne cagiona uno di tipo economico, essendo il lavoratore stesso a pagare. Infatti, rimanere a casa in quarantena, per aver contratto il coronavirus, significa fare due settimane di assenza dal lavoro. Queste, però, non le paga l’INPS, perché i fondi stanziati dallo Stato, non coprono le quarantene di quest’anno. Le coprivano solo per il 2020. Quindi, a conti fatti, il danno è enorme, considerato che 14 giorni di quarantena corrispondono a metà mese di aspettativa non retribuita. In altri termini, metà stipendio perso ma non solo.

Il Covid non è più considerato malattia con queste conseguenze per il lavoratore

Poiché la quarantena non è più considerata malattia, i giorni corrispondenti, non vengono calcolati nel periodo di comporto. Ne deriva che oltre alla perdita dello stipendio per il periodo della quarantena obbligatoria, il lavoratore rischia anche il licenziamento. Questo sarà motivato, in ipotesi, dall’assenza ingiustificata. Sicchè, chi incorre nell’obbligo di quarantena, con sorveglianza attiva o l’isolamento fiduciario presso il proprio domicilio, si trova in questo tunnel senza uscita. Ciò può accadere: 1) a chi sia entrato in contatto con casi confermati di coronavirus;

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2) a chi entri in Italia, provenendo da una delle zone a rischio epidemiologico, indicate dall’OMS o dal Ministero della Salute.

Come tentare di evitare il danno economico da Covid

C’è un unico modo per evitare i danni derivanti dal dimezzamento dello stipendio o dal doversi bruciare le ferie. Esso è dato dalla richiesta di smart working, così da continuare a lavorare anche in quarantena, come se nulla fosse. Ciò, ovviamente, se le condizioni di salute lo consentono. Se, invece, per il tipo di lavoro prestato, non è possibile lavorare a domicilio, rimane l’unica chance di giocarsi le ferie. Tuttavia, per non perdere soldi, si deve disporre di almeno 14 giorni di ferie non godute, altrimenti non c’è soluzione. Cioè, i 14 giorni di quarantena, verranno defalcati dallo stipendio.

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