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Il Covid 19 potrebbe rappresentare un caso di patologia endemica? Presupposti e prospettive

Solitamente viene considerata una pandemia. Ma quella conseguente al Covid 19 potrebbe rappresentare anche una endemia. Cosa significa e quali diverse prospettive determinerebbe una tale circostanza?

Per rispondere a questa e ad altre domande, poste da un possibile, deciso cambio di prospettiva sull’attuale pandemia, seguiamo la seguente scaletta:

  • Differenze tra pandemia e malattia endemica
  • Le conseguenze dovute alle implicazioni statistiche
  • Le soluzioni
  • Limiti dei vaccini
  • Modifiche al foglietto AstraZeneca
  • Le possibili soluzioni.

Il Covid 19 potrebbe rappresentare un caso di patologia endemica? Vediamo i presupposti e le prospettive.

Differenze tra pandemia e malattia endemica

A quanto pare, il Covid 19 in Italia fece la sua comparsa già nel 2019, forse sin dall’estate, dato da non sottovalutare, in relazione a quanto diremo nel prosieguo. La sua diffusione a livello mondiale ne ha fatto un vera e propria pandemia, anche se inizialmente l’Oms non la riconobbe come tale.

Ma mentre ormai tutti ne parlano in tale ottica, solitamente non se ne sente parlare come di una possibile patologia endemica. Ma cosa significa malattia endemica?

Con tale espressione ci riferiamo più alla variabile tempo, che alla diffusione spaziale di una patologia. Ed intendiamo una malattia che perennemente o periodicamente è presente in un determinato contesto territoriale, con una presenza quindi persistente o ricorrente.

In tal senso è evidente l’esempio dell’influenza, che periodicamente fa la sua comparsa in molti paesi.

Non a caso si parla spesso di vaccinazioni contro l’influenza stagionale, intendendo quelle che servono contro la variante stagionale di tale infezione.

Vedremo nel prosieguo di questo articolo cosa potrebbe comportare l’eventualità che anche il Covid 19 rappresenti una patologia endemica.

Caratteristiche statistiche e loro conseguenze

Quando si affronta una patologia come l’influenza non si pongono tutte le questioni, che invece vengono considerate in relazione all’attuale pandemia.

Eppure anche l’influenza provoca eventi avversi sino alla morte. La differenza risiede nella sua rilevanza statistica.

Infatti la tradizionale influenza è decisamente meno mortale e meno infettiva.

Essenzialmente per tale motivo non si considerano problemi come il voler cancellare ad ogni costo una patologia come quella influenzale.

Né problematiche come quella legale, relativa alla questione se determinati operatori a contatto con il pubblico, come quelli sanitari, debbano essere vaccinati o meno. Eppure anche l’influenza potrebbe comportare esiti mortali e contagiare persone paucisintomatiche o del tutto asintomatiche, che potrebbero poi trasmettere il virus.

Una evidente disparità di trattamento rispetto all’attuale pandemia. Personalmente credo del tutto ingiustificata, anche solo considerando che chi muore per colpa di un virus, credo sia poco interessato a sapere se muore a seguito di un tradizionale virus influenzale o a seguito del Covid 19.

Eppure, ripeto, per l’influenza non ci si è mai posti le medesime questioni.

Le soluzioni proposte e l’esperienza storica

La maggior rilevanza della attuale pandemia in termini di numero di eventi avversi, ha forse fatto sperare in possibili soluzioni su vasta scala, cosiddette di massa.

Sostanzialmente si è pensato ai vaccini. Ma l’esperienza di una patologia, come l’influenza, qualcosa avrebbe pur dovuto insegnare.

Nonostante siano sempre disponibili i vaccini contro le varianti stagionali, l’influenza rappresenta una patologia endemica ormai considerata tale e, quindi, inevitabile, e i vaccini non sono mai riusciti a sconfiggerla, nel senso di farla sparire definitivamente.

Questa prospettiva non viene condivisa da molti per quanto concerne, invece, il Covid 19, e si spera molto che i vaccini rappresentino la soluzione definitiva.

Ma in questo ragionamento non si tiene conto che tra le principali caratteristiche di tale infezione è presente soprattutto la capacità del virus di automodificarsi, producendo una innumerevole quantità di varianti, quelle che per il virus influenzale vengono solitamente definiti ceppi.

E, quindi, come la tradizionale influenza non cessa di ripresentarsi periodicamente in molti paesi, e anche tra gli stessi soggetti che si erano già vaccinati l’anno prima, a maggior ragione non si comprende perché la problematica dovrebbe essere diversa con un virus così mutevole.

A confermare tale indicazione la notizia, di queste ultime ore, di un nuovo ceppo che si aggiunge al numero già elevato di varianti individuate, la variante cosiddetta indiana, per essersi sviluppata, a quanto pare, soprattutto in India.

I limiti dei vaccini

Le dinamiche della pandemia in atto stanno evidenziando quindi alcuni problemi.

Per cercare di sconfiggere il virus parrebbe necessaria una vaccinazione di massa, ma come si deve fare, se la patologia è endemica e si ripresenta puntualmente, con nuove varianti, come già dimostrato?

È ovviamente impensabile rinnovare campagne vaccinali di massa ad ogni nuova variante. Anche perché questo implicherebbe comunque dover pensare ad un lockdown quasi permanente o quanto meno protratto per molto tempo, dal momento che ogni vaccinazione non immunizzerebbe con sicurezza dalle nuove varianti.

Certo, non tutti pensano che l’attuale pandemia sia anche una patologia endemica.

Tuttavia dobbiamo ricordare che secondo diversi studi di epidemiologia, quando una infezione si ripresenta, sia pur con qualche intervallo temporale di sospensione, tra la popolazione, rappresenta una malattia endemica.

Per quanto tempo debba ripresentarsi o continuare una patologia per essere considerata endemica è oggetto di dibattito tra gli esperti.

Comunque per quasi tutti soprattutto la ricomparsa dopo un anno rappresenta un grave indizio in tal senso, se non una prova valida al cento per cento.

E il virus della pandemia in atto, essendo presente in alcuni paesi almeno dall’estate del 2019, sta ormai raggiungendo i due anni di presenza in determinati territori. A maggior ragione è quindi difficile pensare di poter risolvere la questione con vaccinazioni, sia pur di massa, o con un lockdown, che dovrebbe essere quasi continuativo.

Le modifiche al foglietto illustrativo AstraZeneca

Peraltro, anche se enti, come l’EMA, non hanno riconosciuto un nesso di causalità tra il vaccino AstraZeneca ed alcune morti, intervenute post vaccinazione, le modifiche apportate al cosiddetto bugiardino indicano tra i possibili effetti eventi gravi e potenzialmente mortali, come le trombosi.

È quindi evidente che anche per tale motivo ben difficilmente si potrebbe addivenire ad una normativa che stabilisca un obbligo di vaccinarsi.

Proprio in quanto non si può obbligare la popolazione o determinate categorie professionali a correre determinati rischi.

Rischi non riconosciuti da certi enti, ma invece riconosciuti dall’azienda farmaceutica.

E credo che tale motivazione probabilmente rientrerà in un eventuale ricorso contro la sentenza che ha, invece, recentemente previsto questo obbligo per gli operatori sanitari.

Il Covid 19 potrebbe rappresentare un caso di patologia endemica? Le possibili soluzioni

Fin dall’inizio di questa drammatica vicenda sono stato convinto che avessero ragione quei medici, che invitavano a privilegiare le cure, rispetto ai vaccini.

Dal momento che, come ben notiamo, le vaccinazioni di massa comportano inevitabili problematiche sul piano della fattibilità e su quello legale, e non è certo pensabile rinnovare una vaccinazione di massa ogni volta che compare una nuova variante, non resta che puntare sulle cure.

Al pari di quello che si verifica per l’influenza, per cui la maggior parte delle persone la affronta con terapie, non con il vaccino.

Del resto, se nonostante le vaccinazioni già effettuate, la curva dei contagi in molti paesi è quella che è, questo fatto sarebbe una riprova, secondo diversi esperti, che le vaccinazioni, soprattutto contro un virus con le attuali caratteristiche di mutevolezza, costituisce un’arma un po’ spuntata.

Secondo alcuni esperti il passaggio da pandemia ad endemia potrebbe comportare una minor morbilità del virus, come già successo con altri coronavirus. In questi casi il passaggio a malattia endemica ha comportato virus che causano soprattutto un raffreddore.

Tuttavia una tale dinamica non è scontata.

Una endemia può comportare talora conseguenze meno gravi, in caso di infezione, ma non necessariamente.

Soprattutto se, più che la diffusione del medesimo virus, assistiamo alla diffusione di varianti, le cui caratteristiche non è possibile definire a priori.

Peccato che, a causa del dogmatismo intellettuale e disciplinare imposto dall’ordine dei medici, almeno qui in Italia, anche per tale motivo non si affrontino più approfonditamente determinati temi, nell’ambito di un dibattito tra esperti, realmente aperto alle più diverse opinioni.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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