Il 16% dello spread in 10 giorni ha reso ghiotti i rendimenti dei BTP?

Dopo la virata ribassista dello spread all’annuncio di Draghi al Governo, lo spread torna a far parlare di sé. Ai primissimi di febbraio era nel range 110-120; poi il crollo fino a toccare quota 87 circa e da ultimo la risalita. Ma il 16% dello spread in 10 giorni ha reso ghiotti i rendimenti dei BTP?

La dinamica più recente dello spread

Il grafico sottostante (fonte: Investing) riporta la dinamica dello spread da ottobre a ieri. Se il trend di medio periodo è in discesa, nel brevissimo è innegabile la fiammata di rialzo del differenziale di rendimento tra BTP e Bund.

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Timori legati alle varianti del Covid, i ritardi nel programma di vaccinazione, la ripresa economica che sostanzialmente non c’è. Ma anche il timore che l’inflazione possa rialzare la testa. Materie prime come petrolio e rame stanno vivendo una stagione di rincari. A ciò fanno da sponda le politiche espansive delle varie Banche Centrali, la cui ingente liquidità prima o poi potrebbe spingere i prezzi verso l’alto.

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Dunque, il 16% dello spread in 10 giorni ha reso ghiotti i rendimenti dei BTP?

Lasciamo stare le dinamiche macroeconomiche. Come deve regolarsi invece il piccolo risparmiatore?

Il riemergere dell’inflazione è spesso antifona di ripresa economica: una bella notizia, ma non per il possessore di titoli di Stato. Nel 2020 rendimenti anche molto tirati potevano andare bene. L’inflazione era negativa e quindi il guadagno reale positivo era assicurato.

La ripresa dell’inflazione cambia completamente lo scenario: si rischia di incassare in un anno ad esempio 10 nel mentre i prezzi sono passati ad 11.

I rendimenti medi lordi di febbraio

Non più tardi di 2 giorni fa (il 1° marzo, per l’esattezza), Banca d’Italia ha pubblicato i rendimenti medi lordi dei titoli pubblici a reddito fisso. Essi sono relativi al mese di febbraio, chiuso appena tre giorni fa.

Dai dati si apprende che il rendimento medio lordo dei BOT (RendiBOT) è stato pari a –0,426%. Invece per il Rendistato esso è stato pari a +0,29%.

La fiammata dello spread delle ultime 10 sedute potrebbe far bene ai rendimenti portandoli in lieve rialzo. Ad esempio alla chiusura di ieri il rendimento del decennale italiano è stato pari allo 0,67%. Ma basterà a coprire dall’inflazione, dalle commissioni e garantire un ritorno equo su investimento lungo la bellezza di 10 anni?

Mentre per chi ha già comprato c’è da tenere a mente un’altra considerazione. Il rialzo del rendimento si accompagna al calo dei prezzi dei bond sul mercato secondario. Circostanza che potrebbe generare qualche problema solo per chi non è sicuro di portare i suoi titoli fino a naturale scadenza.

Ci chiediamo se il 16% dello spread in 10 giorni ha reso ghiotti i rendimenti dei BTP

Forse è giunto il momento anche per il piccolo risparmiatore di implementare una sana politica di diversificazione del portafoglio. Che non vuol dire stravolgerlo, né modificare la propria propensione al rischio.

Ma più semplicemente di prendere in considerazione alternative che lo tutelino sempre, e al contempo lo proteggano anche dal ritorno dell’inflazione.

Abbiamo dunque risposto al quesito: ma il 16% dello spread in 10 giorni ha reso ghiotti i rendimenti dei BTP? Infine nell’articolo di cui qui il link illustriamo quali saranno i giorni del 2021 in cui converrà acquistare titoli di Stato.

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