I timori europei nella concessione del Recovery Fund: quali cause?

Si avvicinano le date cruciali in cui i Paesi europei dovranno fare i conti con la concessione, o meno, delle risorse del cosiddetto Recovery Fund.

Ma questo risultato è tutt’altro che scontato e, per quanto riguarda il nostro Paese, quali sono i timori da parte delle competenti autorità europee, relativi alla concessione del Recovery Fund all’Italia?

Tra le principali cause dei timori verso il nostro Paese, possiamo indicare le seguenti:

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  • Opere incompiute e cattedrali nel deserto
  • Problematiche normative
  • Difficile interpretazione di leggi ed atti amministrativi
  • Effetti scarsamente incidenti sui moltiplicatori economici

I timori europei nella concessione del Recovery Fund: quali cause?

Opere incompiute e cattedrali nel deserto

In Italia vi sono innumerevoli esempi di opere pubbliche, o gestite da ditte in appalto, che non sono state portate a termine e che restano incompiute.

Ma anche di infrastrutture che, sebbene i relativi cantieri siano ancora aperti, sono in grave ritardo rispetto ai tempi previsti per il termine dei lavori e la relativa consegna.

A loro volta, i principali motivi di questo fenomeno riconducono a normative in materia eccessivamente burocratiche. Normative che pongono lacci e lacciuoli rispetto alla possibilità di procedere più speditamente.

Ma anche a problemi di natura più prettamente economica. Come la scelta di ditte cui sono stati appaltati i lavori, che poi, per difficoltà economiche, hanno chiuso i battenti, lasciando l’opera incompiuta. Oppure si sono trovate comunque in grave ritardo rispetto a quanto inizialmente programmato proprio per problemi legati alle difficoltà di gestione economica.

Certo chi debba concedere fondi destinati ad un Paese dove queste situazioni si sono verificate molte volte, troppe volte, non è indotto a nutrire una gran speranza che le cose poi siano probabilmente destinate ad andare tanto diversamente.

In questo capitolo vanno anche annoverate le pesanti insinuazioni di mafia e criminalità organizzata, da cui, come ricorderete, anche l’accusa al nostro Paese che certi fondi corrono il rischio di finire nelle loro tasche, invece di essere utilizzati per le finalità legalmente previste.

Problematiche normative

Rispondiamo onestamente a questa domanda: se fossimo eletti al parlamento, sapremmo, in prima persona, redigere la bozza di un disegno di legge che vorremmo vedere approvato, come parlamentari?

La probabile risposta è no, e questo dipende da una circostanza particolare.

Le conoscenze sufficienti per arrivare non dico a presentare (per quello basta la firma), ma a redigere il testo di un disegno di legge, appartengono ad una percentuale molto limitata di persone, con le conseguenze che vedremo nel prosieguo.

Infatti spesso neppure operatori professionisti del diritto, come avvocati o notai, saprebbero redigere un testo normativo in determinate materie.

Solitamente i consueti corsi di studio universitari non prevedono una specifica formazione in tal senso, e quindi sono solo taluni quelli che poi arrivano alla concreta redazione di un articolato normativo, solo a seguito di alcune esperienze professionali in alcuni specifici ambiti, che consentono di conferire le necessarie competenze professionali.

Possiamo trovare questi tecnici, in grado di elaborare specifici elaborati normativi, presso determinate istituzioni. Gli uffici legislativi di Camera e Senato, il Dagl, dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio, i vari uffici legislativi dei diversi ministeri.

Oltre naturalmente ai tecnici dei competenti uffici della Presidenza della Repubblica. Essi valutano, prima ancora di sottoporre i loro rilevi al Presidente, l’eventuale opportunità di concedere la promulgazione di un testo di legge.

Il problema dei professionisti

A questi si aggiungono poi tecnici sparsi sul territorio nazionale, presenti nei competenti uffici di enti locali, o presso i partiti, quale ausilio per l’attività di politici, che vogliano occuparsi di questioni legislative.

Quando il politico, quindi, compreso il Presidente del Consiglio, o un qualsiasi parlamentare, deve affrontare il nodo della redazione di un testo di legge, se non è egli stesso così esperto da redigerselo autonomamente (ma solitamente nessuno è così esperto da redigere testi particolarmente articolati e complessi da solo) dovrà affidarsi all’ausilio di tali tecnici. E talora, pur naturalmente studiando le possibili soluzioni di testi normativi elaborati dai tecnici, non sarà in grado di cogliere compiutamente tutte le possibili sfumature delle norme. Sfumature anche applicative che andrà a sottoscrivere come proponente.

Anche se avesse, ad esempio, lavorato molto tempo in una stessa commissione parlamentare dedicata sempre agli stessi temi.

Questa complessità comporta che vengano prodotti testi normativi, soprattutto in Italia, particolarmente articolati e complessi, talora difficilmente interpretabili, da cui incertezze applicative ed interpretative di non poco conto.

L’applicazione delle norme

Problemi di cui, probabilmente, neppure i tecnici redigenti si accorgono, e che diventeranno evidenti solo in fase di successiva applicazione delle norme.

Ma questi testi normativi sono fondamentali per regolare, poi, le attività necessarie alla realizzazione di progetti, come quelli che riguarderebbero il Recovery Fund. Pensiamo al codice degli appalti, ad esempio.

Senza tali norme, tutto si paralizzerebbe, quindi di qui si deve passare.

Il problema è anche che spesso i funzionari preposti all’applicazione di tali norme temono, anche a fronte di talune incertezze normative, di essere poi accusati per qualcosa, pur fatto in buona fede, ma che in base all’interpretazione di qualche magistrato, possa essere considerato illecito. Di qui una difficoltà nel consentire opere pubbliche più celeri, o quanto meno con il rispetto di una tempistica maggiormente garantita, rispetto a quel che, invece, si verifica in tanti casi. Casi in cui non è la corruzione a frenare le opere, ma il timore di sbagliare. Anche se il cosiddetto decreto semplificazioni ora qualche passo in più nella direzione di una maggior semplicità e celerità sembra averlo compiuto.

Difficile interpretazione di norme ed atti amministrativi

Come dicevo, tale difficoltà si riverbera, infatti, anche proprio nel problema di cogliere appieno il senso di norme o atti amministrativi, o circolari esplicative. Circolari che spesso, a loro volta, esplicano ben poco. A ciò consegue anche solo l’impossibilità o significativa difficoltà di comprendere se una determinata opera rientri tra quelle ammesse o meno.

L’esempio dei lavori di ristrutturazione

Facciamo un esempio, desunto da uno dei recenti bonus relativi alla ristrutturazione edilizia.

Questo anche perché tali lavori potrebbero rappresentare la base per la concessione di fondi da parte dell’UE.

Da destinare, ad esempio, se venissero concessi, ad opere di ristrutturazione, gestite da privati o enti, in relazione ad immobili di loro spettanza, per i quali si confermino ed estendano i bonus previsti, misura da finanziare, appunto, tramite fondi UE.

In tale ambito, dovrebbe essere agevolmente identificabile un lavoro di rifacimento della facciata.

Ma qui, invece, iniziano i problemi interpretativi.

Infatti, probabilmente al fine di restringere la platea dei possibili beneficiari del bonus, si sono identificate alcune condizioni, per poterne agevolare.

Ad esempio si è stabilito che il bonus facciate possa riguardare anche facciate interne di un condominio. Quelle lato cortile, per intenderci, purché la facciata sia, almeno parzialmente, visibile dalla strada.

Ora, potrebbe ben succedere che taluni accessi dalla strada siano verso cortili confinanti, ognuno relativo ad un diverso condominio.

E capita, quindi, che dall’entrata comune, tipicamente un passo carraio, sia visibile solo una parte di tali strutture, ma magari la superficie di un condominio, o solo il cortile, e non la facciata di un altro.

Taluni amministratori ritengono che in tali casi ci si trovi in una situazione comunque di destinazione del bonus. Per il solo fatto che il cortile sia visibile dalla strada, ma probabilmente l’Agenzia delle Entrate non la pensa allo stesso modo.

Ecco, quindi, un esempio di come normative poco chiare e difficilmente interpretabili, o meglio suscettibili di interpretazioni decisamente diverse, determinino quella incertezza del diritto. Un’incertezza che certo non è il miglior viatico per chi decida come allocare le risorse da destinare a possibili investimenti.

I timori europei nella concessione del Recovery Fund: effetti scarsamente incidenti sui moltiplicatori economici

Ultimo, ma non certo per ordine d’importanza, l’effetto moltiplicatore di possibili interventi.

Continuando nell’esempio di prima, solitamente si ritiene che il settore edilizio sia dotato di un buon effetto moltiplicatore da un punto di vista economico.

Ma poi, soprattutto a causa di normative spesso incerte, o di burocrazia eccessiva, si rischia di vanificare il tutto.

Se ad esempio certi lavori non vengono decisi, appunto, perché ad esempio non si è sicuri di agevolare dei bonus ad essi collegati.

Oppure se per certi lavori si dovessero effettuare estenuanti pratiche burocratiche, come ad esempio quelle richieste in taluni casi  in relazione al cosiddetto certificato di agibilità.

Ed allora, altro che effetto moltiplicatore. Anzi, la stessa opera iniziale, cui dovrebbe poi conseguire l’effetto economico moltiplicatore, rischierebbe di non partire.

Il rischio finale, visto in ottica UE, sarebbe quello che altre volte si verifica: fondi stanziati da restituire, in quanto neppure utilizzati.

Ma fondi che, se invece avessero avuto altra destinazione, probabilmente si sarebbero invece usati.

Conclusioni

Quelli esposti nell’articolo sono solo alcuni dei possibili motivi di timori europei nella concessione del Recovery Fund. Riconducibili a tipiche situazione italiane, che potrebbero frapporre non pochi ostacoli alla concessione al nostro Paese delle risorse del Recovery Plan.

Tra burocrazie onnipresenti, difficoltà di produrre normative chiare e comprensibili e timori di ammissibilità di certe opere, non pare si parta nel migliore dei modi possibili.

Anche per questo motivo, sarà opportuno che l’esecutivo si appresti ad elaborare un piano B per il rilancio del nostro Paese.

Dare per scontata la concessione dei fondi europei e puntare solo e soltanto su questi, sarebbe un grave errore.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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