I problemi degli Italiani saranno risolti dal decreto Cura Italia?

Il Decreto Cura Italia adottato dal Governo ai primi di marzo offre un ombrello protettivo del reddito ai lavoratori rimasti a casa a seguito dell’emergenza Covid-19. La misura di suo è articolata e non tutti i punti sono di immediata comprensione. In parte giustificata, se si pensa all’urgenza dell’azione, alla vastità del problema e al poco tempo a disposizione. A grandi linee si scorge comunque la buona volontà di fondo del legislatore nel cercare di dare una risposta alla sopraggiunta crisi economica. Tuttavia ci chiediamo: i problemi degli italiani saranno risolti da decreto Cura Italia? La risposta non è semplice, dati i contorni della materia e la numerosità degli attori in campo. Ossia Governo, famiglie-imprese, mercati.

I dati oggettivi

Un caposaldo del discorso attiene alla sfera contabile: su questo fronte abbiamo due certezze e un grande interrogativo. Le certezze sono che all’”appuntamento con la crisi” l’Italia è giunta assai malconcia. I parametri principali (deficit/Pil, disoccupazione, etc) costituiscono da decenni un problema. Al riguardo si dice e si dà spesso la colpa all’UE, ma è sbagliato. Il Tesoro infatti finanzia le casse dello Stato vendendo il suo debito non all’UE, ma al mercato, che va quindi considerato come un soggetto razionale, autonomo e a se stante. Il mercato è libero nelle sue azioni e valutazioni: compra ciò che ritiene meritevole e vende ciò che percepisce più rischioso.

I problemi degli Italiani saranno risolti dal decreto Cura Italia? Le misure prese

Per non disperdere il nucleo del discorso, non entriamo nel merito del cecreto. L’intento finale infatti è quello di capire se i problemi degli italiani saranno risolti da decreto Cura Italia. Emergono alcune criticità importanti: fatti integralmente salvi i diritti dei dipendenti pubblici, non si capisce perché stesso trattamento non sia stato riservato altrove. È il caso dell’indennità una tantum di €600 prevista per autonomi, partite IVA, atipici e stagionali (e forse anche per colf e badanti, ma dal testo non si capisce bene secondo quali criteri).

A voler condividere un dubbio – ma, appunto, niente più di un semplice dubbio – ci si chiede se la distinzione sia o meno figlia del comune retaggio secondo cui l’evasione fiscale ricada maggiormente tra gli autonomi. Non lo crediamo minimamente, ma laddove mai fosse così, andrebbe ricordato che purtroppo non sono rari i casi di doppi lavori presso chi in primis volge il suo servizio nel pubblico. Il momento che viviamo richiede tuttavia unità di intenti e non “lacerazioni” tra le parti sociali.

Per cui crediamo che sarebbe stato più equo riservare parità di trattamento verso tutte le tipologie di lavoratori. Se l’intento era infatti quello di preservare lo status quo vigente fino a un mese fa, non capiamo perché gli obblighi di restare a casa ricadano su tutti. Mentre le tutele assunte per decreto muovano invece sulla base dei distinguo.

Volgendo invece l’attenzione verso la parte dei “blocchi” (delle cartelle esattoriali, dei mutui, degli affitti, etc) in verità il Decreto sembra più efficace nella sue veste “congelativa” che “risolutiva”. Ossia la misura adottata, letta al netto dell’emotività, si dimostra più efficace nel procrastinare le cose al futuro prossimo. Senza ravvisarvi un minimo di svolta all’andamento delle cose. Ci chiediamo: sono tutte misure utili a smuovere il Paese dai suoi mali endemici? Le domande non sono sterili nelle loro formulazioni, perché questa volta c’era un punto di svolta importante. Ovvero avevamo il benestare della Commissione UE sul non rispetto del Patto di Stabilità, un’occasione d’oro da sfruttare fino in fondo.

 L’importanza degli interventi assunti

Ecco allora che il quesito se i problemi degli italiani saranno risolti da decreto Cura Italia emerge in tutta la sua chiarezza. Perché un conto è se il Paese Alfa ha solo “problemi di contingenza” dettati dalla crisi. Altro paia di maniche è se il Paese Beta ha l’emergenza di una crisi in atto e un pregresso deficitario allarmante. Perché Beta in questo caso avrebbe una responsabilità doppia nell’assunzione delle sue misure. Cosa significa? Significa che pur nel ridottissimo margine di manovra che ci si può permettere, lo sforzo deve essere quello di salvare cavoli e capra. Perché il mercato non è affatto il male assoluto (e poi il mercato siamo tutti quanti noi, nessuno escluso), ed è lì che osserva. Far finta non esista? Non si può. E neanche ci conviene.

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