I grandi interrogativi di economia e finanza tra inizio e fine anno

I GRANDI INTERROGATIVI DI ECONOMIA E FINANZA TRA INIZIO E FINE ANNO

Intervista a Gian Piero Turletti

Autore Magic box in 7 passi

 

In questo periodo, si stanno moltiplicando le consuete analisi finanziarie, volte a definire futuro di medio e lungo termine di mercati ed economia: lei cosa ne pensa?

In effetti, è un po’ una tradizione diffusa tra gli analisti, quella di formulare periodiche analisi sullo stato dell’economia e dei mercati, specialmente in questo periodo dell’anno, in un’ottica soprattutto di lungo o lunghissimo termine, e possiamo distinguerle in due principali categorie: analisi che tentano di individuare cicli periodici, e quindi di ricomprendere il periodo in cui si trovano l’economia o i mercati in uno di questi, o in una sua sottofase, oppure analisi che cercano, da un punto di vista fondamentale, di comprendere il valore di equilibrio cui dovrebbero tendere i mercati.

Cominciamo ad esaminare i metodi ciclici.

Un esame non superficiale dei vari cicli economici e finanziari, evidenzia come non vi siano cicli di durata sempre uguale, per cui ritengo che gli unici cicli valevoli siano quelli a durata variabile, individuabili con metodi di proiezioni di borsa.

Tanto per fare alcuni esempi dei modelli ciclici tradizionali più in voga e dei loro limiti: parliamo di cicli economici di lunga durata, come quello di Kondratieff.

Chi segue i cicli dell’economista Kondratieff, non può che constatare durate diverse dei medesimi, nonché delle famose fasi in cui si articola un grande ciclo, mediamente dai 50 ai 70 anni.

Secondo alcuni autori, saremmo nelle fase finale di un ciclo iniziato attorno alla fine degli anni quaranta, il cosiddetto inverno, da cui poi dovrebbe scaturire una nuova fase espansiva, che dovrebbe far puntare su oro, materie prime e non più su azioni ed obbligazioni, anche in previsione di un massiccio incremento dei principali tassi di riferimento.

La prima osservazione che mi viene spontanea è che sui mercati finanziari, una differenza di un mese, non parliamo poi di anni, può comportare significative differenze di prezzo.

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Pertanto mi domando a cosa serve un’analisi ciclica che non riesce a definire con maggior precisione i punti di svolta.

Anche solo per chi segua una logica da cassettista, poi, una differenza pluriennale può costituire una grossa differenza.

Non è forse un caso che chi, poi, cerca di seguire tali cicli in relazione ai mercati finanziari, guarda caso, abbandona il metodo ciclico, per ricorrere a più tradizionali strumenti di analisi tecnica, come indicatori di ipervenduto o ipercomprato o medie mobili, a dimostrazione che, non ci si basa sul ciclo, o meglio, sulla sua previsione di svolta, per definire la fine di una fase e l’inizio della fase successiva.

Peraltro, se anche sovrapponiamo un grafico di Kondratieff al grafico passato di una borsa con lungo storico di dati, come quella statunitense, non notiamo cicli di svolta dei mercati legati a cicli di svolta economici.

Viene quindi riconfermato che il ciclo e le onde K erano un tentativo di comprendere più l’evoluzione dell’economia, che dei mercati finanziari e, come metodo applicabile a questi ultimi, lasciano un po’ a desiderare.

Ed anche ponendoci l’obiettivo di cogliere solo alcuni grandi mutamenti macroeconomici, dobbiamo considerare che l’economia muta nel tempo, e che probabilmente le dinamiche del passato non colgono quali potrebbero essere le ricadute di scoperte ed innovazioni future, le quali possono sensibilmente impattare su durata e caratteristiche delle diverse fasi.

Ma veniamo ad una delle più note teorie applicate ai mercati finanziari, quella delle onde di Elliott.

Ebbene, grazie allo stesso metodo molti arrivano ad analisi molto diverse.

Proprio per evitare tale varietà, alcuni le associano a movimenti di avvicinamento o allontanamento da certe medie mobili, ma anche qui regna l’incertezza, perché se consideriamo lo stesso mercato su diversi lassi di tempo, o mercati diversi, ci accorgiamo che il numero delle onde cambia sempre.

La verità, quindi, non è che non esistono i cicli, ma questi sono variabili nel tempo e da mercato a mercato.

Per questo credo si debba andare nella direzione dei cicli variabili, come già intuì Mandelbrot nella sua geometria frattale.

Non a caso i metodi di proiezionidiborsa si basano su una concezione mutevole dei mercati.

In tale ambito si inserisce il mio metodo Magic box.

Nell’elaborarlo, sono partito dall’evidenza che non esiste un unico ciclo, o un’unica onda, ma una molteplicità di onde possibili e di cicli, e di qui l’ideazione di un particolare pattern spazio/temporale, che si riflette su più scale di grandezza, appunto come nella logica frattale.

Ma veniamo alle analisi di tipo fondamentale. Quale la più interessante in questo ultimo periodo?

Un interessante indirizzo di analisi fondamentale è quello che cerca di definire una correlazione tra determinati elementi di bilancio, ed il futuro rendimento dei mercati.

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In tal senso, ho trovato particolarmente interessante il cosiddetto cape di Shiller.

In pratica, il cape non è nient’altro che il tradizionale rapporto prezzo/utile, ma in cui l’utile è costituito dalla media a 10 anni, in modo da sottrarre le valutazioni a circostanze occasionali in cui l’utile sia particolarmente elevato o ridotto.

Un secondo passaggio, è stato quello di porre in correlazione tale parametro, una sorta di p/e rivisto e corretto, con il rendimento medio degli indici di riferimento nei successivi 15 anni.

In altri termini, dato il valore del cape, è possibile trovare una correlazione statistica con il successivo rendimento medio, tramite un’equazione di regressione di tipo non lineare.

Ovviamente, ne deriva un regressione statistica, rispetto alla quale abbiamo valori limite di variabilità o devianza, perché ovviamente non tutti i redimenti verificatisi in passato rispondono perfettamente all’equazione, e pertanto non si trovano sulla stessa linea regressiva, ma su bande di confidenza statistica.

Definiti, quindi, i valori del cape, risulta possibile definire quale sarebbe il rendimento medio atteso nei prossimi anni, in modo da quantificare il valore cui dovrebbe pervenire un determinato indice in un determinato lasso di tempo, in particolare nei 15 anni successivi.

Sulla base di tale analisi, sono stati ad esempio stimati questi valori di obiettivo medio: area 27000 come valore per il Dax nel 2028, ed area 3500 per lo S & P 500.

Ma lei ritiene che tali valori siano realistici?

Ho provato a realizzare un’analisi di lungo/lunghissimo termine, tramite il mio metodo Magic box, e devo dire che sono scaturiti dei risultati davvero interessanti:

usando grafici a barre mensili, sui quali avevo individuato dei pattern di lungo/lunghissimo termine per entrambi gli indici, ho calcolato dove dovrebbero trovarsi gli indici a dicembre 2028, nel caso di mantenimento di un trend rialzista di lungo termine.

Ebbene, i valori relativi alla aree obiettivo approssimano quelli elaborati con il metodo del cape:

area 22000 per il Dax ed area 3700 quale uno dei possibili obiettivi sullo S & P 500.

Va comunque osservato che anche il metodo del cape consente la definizione di più valori obiettivo, definendo delle bande di confidenza statistica, entro cui potrebbero variare i valori di riferimento per il periodo considerato.

Quali conseguenze trarre, da tali analisi?

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Ovviamente anche il metodo del CAPE non tiene conto, come in generale i metodi di analisi fondamentale, di possibili scenari di inversione del trend, a differenza di un metodo di analisi, come Magic box, che invece detta precisi confini, entro cui le pregresse proiezioni vanno archiviate.

Direi, quindi, che confrontando anche metodi di analisi abbastanza sofisticati, come appunto quello relativo al CAPE, Magic box risulta molto più versatile, facile da usare, nonché comprensivo anche delle possibili inversioni, cui un trend può andare incontro.

Ma prevede percorsi di crescita e dinamiche di movimento dei prezzi, che poi sono gli stessi seguiti dai mercati molto spesso anche in relazione a dinamiche basate sull’analisi fondamentale.

Inoltre, a differenza dei metodi di analisi fondamentale, consente di definire anche obiettivi di breve e medio termine.

Invece il CAPE si limita a definire una sorta di banda di oscillazione, entro cui i prezzi potrebbero essere contenuti, ma senza considerare possibili scenari di inversione di trend e, ovviamente, senza potersi applicare a previsioni di breve e medio termine.

Veniamo a considerare il tema dei tassi di interesse: quali prospettive?

E cosa dire dei titoli di stato?

Anche su questo tema, a mio avviso si è diffusa una commistione di analisi, che poco hanno a che vedere l’una con l’altra.

Infatti, chi sostiene che stiamo attraversando l’ultima fase, quella cosiddetta invernale, di un ciclo di Kondratieff, pensa che siamo prossimi anche ad un rialzo generalizzato dei tassi.

Personalmente, non credo che le due cose siano correlate necessariamente, ben potendo verificarsi un ciclo di ripresa economica, senza particolari tensioni inflattive, almeno in una fase iniziale.

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Intanto, perché le dinamiche economiche anche degli ultimi tempi, hanno evidenziato politiche monetarie, fattori economici e finanziari, non favorevoli ad un rialzo dei tassi, o quanto meno una situazione abbastanza decorrelata, sotto tale profilo, sui due versanti dell’atlantico.

Peraltro, un rialzo americano avrebbe ripercussioni sul cross euro/dollaro, il che indebolirebbe eccessivamente l’export, e credo che di tale fattore si tenga conto, oltre a doversi tener conto della sostenibilità del debito pubblico.

Anche su tale fronte, credo sia, prima o poi, inoltre inevitabile prevedere stampa di denaro senza correlato acquisto di titoli, da parte delle banche centrali, in quantitativi predeterminati, ed in deroga alle attuali regole, per rimborsare ratealmente il debito pregresso.

E’ poi chiaro che un ciclo di tassi rialzista prima o poi interverrà, ma non lo vedo correlato alla situazione economica riferita alle onde k.

Questo non significa, ovviamente, che non possano intervenire correzioni anche severe del mercato obbligazionario, ma difficilmente sono all’orizzonte previsioni ravvicinate di rialzo dei tassi ufficiali a livello diffuso, nel vecchio continente.

E cicli rialzisti e ribassisti sul comparto obbligazionario si sono sempre alternati anche in presenza di politiche monetarie espansive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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