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I dati accompagnano la FED al rialzo dei tassi: target 3% o oltre. Restano dubbi sull’effetto della guerra dei dazi.

Mentre qualche piccola goccia di “sudore borsistico” imperla le fronti degli operatori, anche i dati macro economici USA continuano anche oggi a  spianare la strada alla FED per andare ben oltre il rialzo ormai certo di domani. Quello che rimane da stabilire è se si resterà al 3% o se si andrà anche oltre.

Le minute del Meeting in corso tra oggi e domani chiariranno le intenzioni di Powell e soci.

Come scritto anche oggi i dati macro spingono la FED nella direzione restrittiva, vediamoli:

Rapporto sulla fiducia dei consumatori (Set) 138,4 132,2 134,7
Indice manifatturiero della FED di Richmond (Set) 29 22 24

 

Pur non dando rilevanza primaria al dato sulla fiducia dei consumatori non si può non rilevare come quota 138.4 sia livello record per il nuovo millennio superato soltanto in occasione di alcune  bordate dell’era d’oro di Clinton negli anni ’90. Insomma siamo al Top!

Se ciò non bastasse anche l’indice manifatturiero di Richmond con un secco 29 a 22 fa sorridere gli economisti e rafforza la politica di Powell.

Cosa accadrà da domani: pare difficile che comunque questo rialzo dei tassi possa provocare una inversione di lungo periodo sui mercati, uno svarione di qualche punto , un po’ di nervosismo, ci potranno stare ma il trend di fondo appare solido e convinto. 

Il Target del 3% fissato da JP Morgan pare già scontato nei prezzi pertanto solo forti dichiarazioni volte a superare questo target e infrangere tale barriera, che è più psicologica che altro, potrebbero fare peggiorare la situazione oltre a quanto descritto.

Non va dimenticata la rapidità di rotazione dei titoli all’interno degli indici USA e la conseguente capacità di rigenerarsi di indici che danni conoscono una sola direzione.

Altro elemento di conforto è quello della rotazione settoriale, da sempre carta vincente di un ‘economia ad ampio spettro come quella americana. Settori come il biotech e il Pharma spesso subentrano nelle fasi  di debolezza contrapponendo la tenuta dei propri titoli alla debolezza generale.

Rimane il dubbio che probabilmente tormenta anche Powell su quelli che potranno essere gli effetti sul 2019 della guerra commerciale dei dazi introdotta da Trump e che pare solo agli inizi.
Al momento il tycoon ha certamente guadagnato molte simpatie interne in ambito imprenditoriale ma per la crescita complessiva del paese molti analisti sostengono che questo indirizzo sarà deleterio e potrebbe anche inasprire l’intensità del rallentamento del ciclo comunque atteso per il 2019.

Ecco perché la FED potrebbe sì alzare ma poi riprendere a tergiversare.

I dati accompagnano la FED al rialzo dei tassi: target 3% o oltre. Restano dubbi sull’effetto della guerra dei dazi. ultima modifica: 2018-09-25T22:31:12+00:00 da Gianluca Braguzzi
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