I colori non esistono

La gamma di colori che percepiamo è il risultato di lunghezze d’onda che stimolano dei recettori speciali nei nostri occhi, noti come bastoncelli. Tuttavia, tra le diverse bande che costituiscono lo spettro elettromagnetico, i bastoncelli rispondono solo ad alcune di esse. Questo intervallo è detto “spettro visibile”.

Per questo motivo, è possibile dire che i colori non esistono. Sono una “invenzione” della mente, o meglio, una rielaborazione delle informazioni ricevute dalla riflessione della luce.

I colori non esistono, ecco perché

Per la gioia di Morticia Addams, esiste un colore più nero del nero.

Come detto poco sopra, il colore esiste in quanto il cervello umano riesce a processarne l’essenza. Seguendo questo ragionamento, chissà quali altri colori spettacolari riescono a vedere gli animali (e viceversa). Se i colori non sono altro che l’assorbimento e la riflessione delle lunghezze d’onda, il bianco e il nero non sono colori. Sono piuttosto una rappresentazione di assorbimento e riflessione assoluti.

Un oggetto appare nero perché ha assorbito tutte le lunghezze d’onda della luce incidente su di esso. Al contrario, un oggetto appare bianco perché ha riflesso tutte le lunghezze d’onda incidenti.

La società britannica Surrey NanoSystems nel 2014 creò la sostanza più scura che l’uomo avesse mai sintetizzato fino ad allora, il Vantablack. Acronimo di Vertically Aligned Nano Tube Arrays, si tratta di una foresta di nanotubi di carbonio allineati, che il nostro cervello percepisce di colore estremamente nero.

Vantablack trattiene il 99,965% della luce diretta, facendo apparire qualsiasi oggetto da esso ricoperto come un buco nerissimo nello spazio profondo.

Oltre il Vantablack

il Massachussets Institute of Technology è andato anche oltre: creando il CNT nel 2017, ha partorito una tonalità quasi dieci volte più oscura del Vantablack.

Il rivestimento, costituito da nanotubi di carbonio allineati verticalmente (CNT) ottenuti dalla reazione di alluminio e cloro, può assorbire il 99,995% della luce visibile.

A cosa serve un colore così intenso?

La luce assorbita da Vantablack o da CNT viene convertita in calore.

Dato che entrambe le sfumature assorbono quasi il 99,99% della luce, la conversione dell’energia è enorme. La propensione al rilascio di calore ha portato un grande interesse dell’ingegneria aerospaziale in questo ambito. L’applicazione in questo campo sarebbe l’ideale per la costruzione di satelliti che “succhierebbero” la luce solare, per convertirla in energia. Esso garantirebbe anche la riduzione della luce diffusa indesiderata attorno a telecamere a infrarossi ad alte prestazioni e altri strumenti scientifici. Attributi che potrebbero rivoluzionare le tecnologie spaziali e di difesa, sia attraverso l’imaging elettro-ottico sia per i sistemi di acquisizione del bersaglio.

Naturalmente, ci si augura sempre che la scienza non si pieghi mai ai capricci dell’Uomo (Albert Einstein avrebbe qualcosa da dire a riguardo).

Il buco nerissimo dello spazio-tempo

Fra i “colori che non esistono”, Vantablack e CNT sono sicuramente i più affascinanti.

Se si restasse in una stanza tappezzata di questi colori, perderemmo il senso dello spazio e del tempo, perché non avremmo un riferimento visivo cui appigliarci.

Come diceva il filosofo Nietzsche, “se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”.

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