I 3 casi in cui è possibile ottenere un aumento di stipendio 

Ogni contratto di lavoro subordinato prevede una specifica retribuzione. Il trattamento economico spettante al lavoratore dipende da una serie di variabili. In linea generale, infatti, l’articolo 36 della Costituzione prevede che il datore di lavoro remuneri i dipendenti sulla base dell’attività svolta. Lo stipendio deve essere proporzionale alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto e consentire al lavoratore un’esistenza libera e dignitosa. Ogni contratto di lavoro prevede uno specifico inquadramento che si riferisce al CCNL del settore di attività dell’impresa.

I contratti collettivi stabiliscono diritti e doveri delle parti e indicano la retribuzione minima per le varie mansioni. Le pattuizioni tra impresa e dipendente possono contemplare anche una maggiorazione di stipendio che prende il nome di superminimo. In ogni momento, le parti possono accordarsi e concordare condizioni migliorative per il dipendente. Scopriamo quindi i 3 casi in cui è possibile ottenere un aumento di stipendio.

In alcune situazioni è un semplice automatismo

Il primo dei tre casi in cui è possibile ottenere un aumento di stipendio è determinato da scatti o aumenti automatici. I contratti di lavoro prevedono infatti degli scatti di anzianità, ovvero degli avanzamenti automatici nel tempo. In queste situazioni non è necessario alcun accordo tra le parti e l’impresa provvede autonomamente ad aggiornare la retribuzione del dipendente.

Gli avanzamenti automatici possono anche derivare da trattative tra datore di lavoro e sindacati. Questi accordi, detti collettivi perché coinvolgono una pluralità di lavoratori, comportano un aggiornamento automatico dei contratti di lavoro. Le relative retribuzioni si aggiorneranno di conseguenza senza bisogno di ulteriori adempimenti. Gli accordi collettivi non sono infatti oggetto di approvazione da parte del lavoratore che semplicemente otterrà uno stipendio più elevato.

I 3 casi in cui è possibile ottenere un aumento di stipendio

Datore di lavoro e dipendente possono concordare un incremento salariale anche in altre due situazioni. Il primo caso è un incremento del superminimo del dipendente. Per premiare le capacità professionali del lavoratore, l’azienda può proporre un incremento della sua retribuzione. Si tratta di una proposta in quanto, in linea teorica, il dipendente potrebbe rifiutare l’aumento. L’ultimo dei 3 casi in cui è possibile ottenere un aumento di stipendio è una promozione. In questo caso, oltre alla retribuzione, cambierebbero anche le mansioni e le responsabilità del dipendente.

Ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, la modifica dell’attività lavorativa prevede uno specifico accordo tra le parti. Tale accordo può avvenire nel momento della promozione o essere contemplato nel contratto originale. In questo caso il datore di lavoro eserciterebbe il diritto dello “ius variandi” e potrebbe modificare unilateralmente il rapporto col dipendente. In un recente articolo, abbiamo invece approfondito le modifiche contrattuali che possono portare al licenziamento dei lavoratori.

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