Guerra valutaria: rischiano anche Europa e Italia

La guerra dei dazi si sta evolvendo. Ma negativamente, perché potrebbe presto sfociare nella guerra valutaria. Quali i rischi per l’Europa e l’Italia?

Da guerra dei dazi a guerra valutaria

La diatriba tra Usa e Cina è nata circa un anno fa. Ma come si è arrivati a questo punto? Estremizzando il concetto si potrebbe dire che Pechino ha intrapreso questa via come risposta alle minacce di Trump di imporre dazi sul restante dell’import cinese finora esente. Ma presto si è rivelata un’arma a doppio taglio per non dire addirittura controproducente. Infatti la Cina, non potendo attuare le stesse misure sulla stessa scala di merci, ha preso vie traverse.

Le decisioni della Cina

Oltre a sospendere gli acquisti sulle materie prime statunitensi, Pechino ha pensato bene di “allargare” le maglie dei controlli sulle oscillazioni dello yuan. O per meglio dire: la Cina ha fissato lo yuan a 6,9683 contro il dollaro USA, il punto di riferimento più basso da 11 anni a questa parte. Ma a questo punto la domanda: il governo cinese è un manovratore di valute come lo ha definito la Casa Bianca oppure questo provvedimento non è altro che l’ufficializzazione di un già noto rallentamento dell’economia globale?

Il ruolo dello yuan

A conti fatti il deprezzamento eccessivo non converrebbe nemmeno a Pechino che dovrebbe attuarsi per riuscire a difendere lo yuan. Il tutto anche a discapito del debito. Anche perché la Cina non è l’unica ad usare lo yuan: nell’area, infatti, la moneta di riferimento è proprio quella cinese, soprattutto negli scambi tra le nazioni limitrofe e partner della Cina. Queste ultime, però, devono anche rendere conto agli Usa con la conseguenza che i debiti contratti possono essere sia in dollari che in yuan. Allargando la visuale, inoltre, il peggioramento delle tensioni commerciali metterà sotto stress anche l’economia mondiale con il rischio di cancellare anche le timide speranze di una possibile (eventuale) ripresa. Classica la conseguenza più evidente che vede la cancellazione dei piani di investimento.

La Bce

Piani che riguardano, in ultima analisi anche l’Europa con la Germania che è in prima fila nei rapporti commerciali con la Cina. Il tutto in un momento in cui l’economia europea deve fare i conti con la Brexit ma anche l’Italia. Infatti è Roma che è vista come la possibile mina vagante per il Vecchio Continente. Una serie di tensioni politiche interne potrebbero essere alleviate solo da una situazione economica florida, favorita dall’export verso cui l’italia è da sempre esposta. Ma con una guerra dei dazi (o valutaria che sia), l’export è a rischio.

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