Grandi cambiamenti in vista per imprese e famiglie dal 15 ottobre?

Con il referendum del 23 giugno 2016, il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Unione Europea. Da allora si susseguono continui contatti tra i rappresentanti della corona ed i negoziatori di Bruxelles. Nonostante numerosi incontri anche ad alto livello, le parti non hanno ancora trovato un accordo. Se non quelli necessari per rinviare la data ultima per la definitiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione.

Le forti divergenze tra le parti nascono dai rischi derivanti dalla separazione per entrambe le economie. Nelle ultime ore il premier Boris Johnson ha minacciato di abbandonare i negoziati in caso di mancato accordo entro cinque settimane. Quindi grandi cambiamenti in vista per imprese e famiglie dal 15 ottobre? Siamo abituati alle prese di posizione del leader dei conservatori, ma i rischi di un mancato accordo potrebbero essere molto pesanti.

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Un accordo di carattere economico

Sia prima che dopo il referendum, la politica ha incentrato le discussioni su temi economici. Anche oggi è proprio la tutela degli interessi economico finanziari a tenere lontane le parti. In caso di mancato accordo, gli Stati potrebbero istituire dazi doganali che comporterebbero grosse difficoltà nel commercio. Per avere un’idea delle dimensioni del problema, ricordiamo che gli interscambi tra Italia e UK ammontano a 30 miliardi all’anno. I grandi cambiamenti in vista per imprese e famiglie dal 15 ottobre riguarderebbero proprio attività e lavoratori impiegati nel commercio. Le aziende italiane sono molto attive nelle esportazioni ed il Regno Unito è uno dei mercati principali. I settori maggiormente coinvolti sarebbero macchinari e apparecchiature per l’industria, il settore alimentare e la moda. Lo status di grande importatore conferisce particolare forza ai negoziatori britannici. L’UE dovrebbe fronteggiare una contrazione delle esportazioni ed una conseguente riduzione di PIL e gettito fiscale.

Grandi cambiamenti in vista per imprese e famiglie dal 15 ottobre?

Abbiamo visto che la bilancia commerciale è attualmente a favore dell’Italia. Ma anche le imprese britanniche guardano all’Italia con attenzione. Il Regno Unito infatti è l’ottavo Paese importatore verso il nostro mercato. Gli italiani acquistano in particolare autoveicoli, prodotti farmaceutici e chimici. I prezzi di questi prodotti potrebbero salire per colpa dei dazi causando problemi ai consumatori del nostro Paese.

Anche il turismo potrebbe risentire di un’uscita netta del Regno Unito dall’Europa. Nel 2019 i turisti britannici hanno speso oltre 3,5 miliardi di euro nel nostro Paese. Limitazioni alla libera circolazione delle persone potrebbero causare danni ingenti al nostro turismo. Nonché problemi per chi si reca per lavoro o studio nelle città britanniche. Il rischio è quello di dover richiedere un visto come accade ad esempio per chi viaggia verso gli USA. Non dimentichiamoci poi che l’uscita avverrebbe in piena crisi economica da pandemia. Una moltiplicazione di problemi in particolare per alcuni settori.

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