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Governo Draghi: tecnico o politico?

Potrebbe sembrare una questione puramente fine a se stessa, ed un po’, come si usa dire, di lana caprina, o comunque di scarsa importanza. Un eventuale Governo Draghi sarebbe più tecnico o più politico? Ma cosa significano le espressioni Governo tecnico e Governo politico? E perché la questione è ben più rilevante, di quanto si potrebbe pensare?

Governo Draghi: tecnico o politico?

Espressioni come Governo tecnico o politico riguardano, sostanzialmente, il tipo di composizione.

Governo tecnico indica un esecutivo formato da ministri non eletti, scelti quindi in base alle competenze. Diversamente dal Governo politico, formato da ministri appartenenti, invece, a uno o più partiti, o comunque ad aree politiche ben precise.

In un certo senso anche i due Governi Conte, che si sono succeduti in questa legislatura, sono Governi tecnici, in quanto Conte non era iscritto a nessun partito. Ma la quasi totalità degli altri ministri apparteneva a precise forze politiche, e Conte era considerato comunque espressione dei pentastellati, quindi si sono considerati come due esecutivi politici.

E un Governo Draghi come sarebbe? Più tecnico o politico?

In realtà, a prescindere dalla sua composizione, un Governo è sempre politico, a ben vedere. Nel senso che anche un esecutivo formato esclusivamente da tecnici, deve comunque fare delle scelte sui provvedimenti da assumere. E le scelte, necessariamente, sono sempre politiche.

A seconda che si scelga, ad esempio, di aumentare o diminuire la pressione fiscale, un Governo farà una politica maggiormente liberale ed espansiva. O restrittiva, e magari rivolta ad una maggior attenzione verso forme di distribuzione dei redditi, quindi ad impronta, invece, maggiormente socialista o comunque di sinistra.

A seconda che si intenda mantenere o ridurre il reddito di cittadinanza, piuttosto che agevolare o meno una flat tax o forme pensionistiche di un certo tipo, si andrà maggiormente incontro a questa o quella forza politica.

E questo aspetto riguarda da vicino anche il tentativo di Draghi. Saranno proprio le scelte programmatiche, indicate da Draghi, che faranno dire sì o no ai partiti.

Infatti, proprio in base a tali elementi, unitamente ad alcuni chiarimenti intervenuti ieri e a quanto successo con i due governi Conte, possiamo già ritenere probabile la riuscita del suo tentativo.

Perché Draghi ha buone probabilità di riuscita

Come abbiamo già visto nelle precedenti analisi, sinora, considerando attentamente le posizioni dei vari partiti sul tentativo di Draghi, solo un partito, a ben vedere, si è formalmente opposto, tramite suoi esponenti di spicco, alla formazione di un esecutivo a guida Draghi. Quel Movimento Cinque Stelle, che ha una sua storia in materia di contrapposizioni rispetto ad una certa governance della politica e dell’economia europee.

Era quindi abbastanza naturale e scontato, per certi versi, che l’attuale capo politico, Crimi, o esponenti di spicco dei cinque stelle, rappresentanti dell’ala espressione delle loro concezioni più tradizionali e datate, si dichiarassero esplicitamente contro.

Non altrettanto, come abbiamo detto, vale per altri pentastellati, che potrebbero aprirsi a forme di appoggio o quanto meno di astensione.

Nell’ambito della precedente maggioranza di Governo, troviamo almeno scettici gli esponenti di Leu, mentre gli altri partiti, come PD e Italia Viva, si sono già schierati a favore.

Nel centro destra sono favorevoli i centristi, compresa Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia si è dimostrata disponibile all’astensione, ma dichiarando che tutti i partiti della coalizione dovrebbero assumere posizione analoga.

Abbiamo quindi un quadro già favorevole a Draghi.

Si stanno infatti delineando una serie di condizioni analoghe a quelle che già hanno consentito la formazione dei due esecutivi a guida Conte.

La storia probabilmente si ripete

Il primo esecutivo Conte è stato possibile grazie ad una articolazione delle posizioni dei partiti di centro destra, con i leghisti che entrarono direttamente nell’esecutivo.

In questo caso, potrebbe effettivamente reiterarsi analoga situazione.

I centristi di Forza Italia ed altri partiti minori del centro destra sosterrebbero Draghi, unitamente alla Lega, mentre la Meloni resterebbe all’opposizione, o in una posizione di astensionismo.

Ma da solo il centrodestra non avrebbe i numeri per appoggiare un esecutivo Draghi, tanto più senza i voti di Fratelli d’Italia.

Dobbiamo però ricordare che il secondo esecutivo Conte si è basato su un’altra alleanza, che pareva inizialmente impossibile, quella tra pentastellati e PD.

Eppure si è giunti al risultato.

In questo caso, quindi, potrebbe nascere un esecutivo che vada dal PD sino alla Lega, con esclusione quindi solo di alcuni partiti, come Leu e Fratelli d’Italia, oltre ai pentastellati, o quanto meno con esclusione probabile anche di una parte del Movimento Cinque Stelle?

Probabilmente si andrà in questa direzione.

Il punto nodale sarà quello di dover considerare questo potenziale esecutivo Draghi non come un’alleanza di larghe intese, ma come un Governo istituzionale, basato però su scelte politiche, condivisibili per tutti i partiti che lo compongono.

Ed ecco quindi la rilevanza del seguente elemento.

La componente politica

La vera componente politica di ogni Governo, come abbiamo detto, è quella basata sui programmi, ma sotto questo profilo, riuscirà Draghi a mettere d’accordo una alleanza che vada dal PD sino alla Lega, passando da Italia viva e centristi di varia appartenenza politica?

Probabilmente sì.

In primis, sarà necessario precisare che questo programma sarà di veloce attuazione e non occuperà tutto il resto della legislatura.

In questo modo si evidenzierà la necessità di rispettare una preoccupazione, che diversi politici in queste ore vanno manifestando. Quella di evitare il cosiddetto rischio di un commissariamento della politica.

Nel centro destra avremo quindi una articolazione di posizioni, sul tema elezioni, come segue. Comunque tutti favorevoli ad elezioni anticipate, ma mentre Fratelli d’Italia le vorrebbe ravvicinate, gli altri partiti potrebbero accettare che vengano tenute più in là. In tal modo si manterrebbe una sostanziale identità di vedute, tale da consentire al contempo quella articolazione di posizioni, in grado di far partire il Governo.

Al tempo stesso, come abbiamo visto ieri, evitare la questione del MES sarà indispensabile. Al suo posto, si potrà considerare una diversa articolazione delle destinazioni dei fondi europei, da destinare alla sanità, con una misura quantitativamente pari a quelli che sarebbero stati gli importi provenienti da Recovery più MES.

Da usare, infatti, non ci sono solo i fondi del Recovery, ma anche altre risorse, di provenienza europea. Risorse che consentirebbero una diversa articolazione delle destinazioni.

Altro tema nodale quello delle imposte, che quanto meno non dovranno aumentare. Quanto al resto, sicuramente tutti i partiti non potranno che concordare su una migliore implementazione del piano di vaccinazioni e su una riprogrammazione del Recovery. Un’azione tale da migliorare in efficacia ed in efficienza, soprattutto se si limitano i bonus a favore di una maggior componente in investimenti.

Governo Draghi: tecnico o politico? Conclusioni

Abbiamo quindi inteso spiegare, in questo articolo, perchè, a nostro avviso, i nodi che dovrà affrontare Draghi per ottenere la fiducia sono probabilmente già destinati ad essere sciolti.

I presupposti per accontentare da un punto di vista programmatico i diversi partiti ci sono. Mentre le attuali resistenze sono probabilmente destinate alla stessa sorte, che ha permesso, ai due esecutivi presieduti da Conte, di ottenere la fiducia.

Una articolazione di posizioni, in ogni alleanza, tale da non impedire la formazione del nuovo esecutivo.

Dal punto di vista programmatico è anche importante sottolineare che Draghi dovrà dare anche precise rassicurazioni quanto meno su un non incremento della pressione fiscale. Un aspetto che non potrà che rassicurare tutti quelli che temevano l’arrivo di una patrimoniale.

Diversamente, il suo esecutivo non potrebbe nascere, o reggere, una volta ottenuta la fiducia.

Resta un interrogativo importante, oltre a quello se il Governo Draghi sarà tecnico o politico. Un interrogativo che affronteremo in una successiva analisi e cioè a quale scuola di pensiero economico farebbero riferimento i provvedimenti di Draghi? Potrebbero effettivamente risollevare le sorti italiane?

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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