Gli effetti delle “mani in pasta“

Ormai non ci facciamo più caso che siamo in casa da oltre un mese. Siamo riusciti a cambiare radicalmente le proprie abitudini non solo di vita ma anche di come vivere in casa. Tra i maggiori hobby registrati in questo periodo di pandemia c’è stato quello della cucina. Ci siamo d’incanto cimentati ai fornelli per trascorrere il tempo tra le mura domestiche. Gli effetti delle “mani in pasta“ sono stati molteplici. Prima di tutto è aumentato il consumo di farina.

Il prezzo della farina è salito

Logicamente di riflesso è aumentato anche il prezzo all’ingrosso e di conseguenza quello nei supermercati. Secondo una indagine effettuata dalle Camere di commercio ed elaborata da Unioncamere e Borsa merci telematica il prezzo della farina in generale è aumentato del 7%. A fare la differenza quella di semola che serve per la pasta fatta in casa. Non è finita perché in cucina tra gli ingredienti più usati ci sono state le uova. Anche in questo caso il prezzo è aumentato. Non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti l’aumento di domanda da parte delle famiglie italiane per la farina ha in certo modo sopperito alla carenza proveniente dai ristoranti che sono stati chiusi in questo periodo di emergenza sanitaria.

Gli effetti delle “mani in pasta“

Questo effetto rialzista delle farine ora si sta stabilizzando. Segno che in piena pandemia c’è stata una corsa a riempire il carrello della spesa per paura di un futuro incerto. Ora con le credenze piene di pacchi di farina anche la domanda è ritornata su standard accettabili. Intanto per il mese di marzo si è registrato un +5,8% per la farina e un +17,8% per la semola.

I prezzi delle carni

Gli italiani sono sempre stati buongustai. Il macellato non è rimasto immune dalla corsa al rialzo del prezzo, poiché si è lavorato meno e l’offerta è stata ridotta. Tra febbraio e marzo i prezzi sono saliti del 30%, gli aumenti sono stati più contenuti per tacchino, carne suina e vitellone.

Prezzi al ribasso

Non solo aumenti ma anche ribassi si sono verificati nel periodo di lockdown. Parliamo del latte spot nazionale e dei formaggi a lunga stagionatura che hanno risentito dell’export. Stabili i prezzi dell’olio di oliva e del burro.  Da questo lockdown ne usciremo masterchef e con chili in più.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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