Gli arrosticini, la carne sacra abruzzese

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L’Abruzzo è una delle regioni centrali d’Italia. Famosa per i suoi infiniti pascoli, è sede di una delle cucine legate alla pastorizia più famosa d’Italia. Uno dei simboli dell’Abruzzo, infatti, è l’arrosticino di castrato, una ricetta passata alla storia come piatto di “recupero” delle carni delle pecore macellate.

Gli arrosticini, la carne sacra abruzzese, sono diffuse in tutta la regione e ogni città vanta la sua “versione” e la sua varietà della carne.

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Uno dei metodi di cottura degli arrosticini è la “rustella”, una brace particolare dove impilare gli spiedini di castrato per permetterne la cottura. La dimensione della “rustella” è standardizzata. Le “rustelle” si vendono di una determinata taglia per permettere a chi la compra di cuocere al meglio gli arrosticini.

La tradizione abruzzese

L’arrosticino abruzzese nasce nel dopoguerra, quando dei pastori decisero di utilizzare tutta la carne del castrato e della pecora avanzato dalla macellazione. Di lì a poco, questo modo di consumare la carne di pecora ha preso piede in tutta la regione, tant’è che è nata anche la tradizione di abbinarci un vino. Di solito ci si abbina un Montepulciano d’Abruzzo ma va bene qualunque tipo di vino rosso.

Nelle fiere di tutta Italia ormai gli arrosticini sono entrati di diritto nella dicitura “cibo da strada” e ogni fiera enogastronomica d’Italia ha il suo stand di arrosticini.

La porzione di arrosticino ideale prevede circa 10-15 arrosticini a testa, ma possono essere anche di meno o di più, a seconda della fame dell’ospite.

All’arrosticino si abbina di solito una bruschetta semplicissima, composta da pane casareccio tostato e cosparso di olio d’oliva. L’arrosticino non va condito con alcun tipo di olio o sugo, ma va lasciato cuocere sulla brace. Il grasso che tirerà fuori la carne sarà sufficiente per condire al meglio l’arrosticino.

Gli arrosticini, la sacra carne abruzzese, sono uno dei motivi principali di convivialità in Abruzzo.

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