Galateo delle larghe intese, da Aldo Moro a Mario Draghi

Una riflessione sull’urgenza dei compromessi e delle intese, anche se fragili, in ogni ambito, è quanto mai attuale, nel momento difficile che stiamo vivendo.

In politica, di galateo delle larghe intese, da Aldo Moro a Mario Draghi, si parla molto proprio nella giornata di oggi, poiché ricorre l’anniversario del tragico rapimento del leader della DC.

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Il 16 marzo Aldo Moro fu prelevato dalle Brigate Rosse proprio mentre si recava in Parlamento a votare il primo, storico Governo di larghe intese. Giulio Andreotti aveva trovato un terreno di accordo col Partito Comunista, allora guidato da Enrico Berlinguer.

Ogni negoziato fu inutile: Moro fu barbaramente ucciso il 9 maggio 1978. Il ricordo di quella tragedia è vivo oggi in tutti gli schieramenti, vecchi e nuovi del nostro Parlamento. Che, con l’esclusione di Fratelli d’Italia, ha da poco votato un Governo di “salute nazionale” composto da politici e tecnici. Un’architettura dall’equilibrio a dir poco delicato.

Il galateo dell’intesa fragile secondo il guru del bon ton Nicola Santini

Ma noi comuni mortali come possiamo prendere spunto dall’attualità e farci andare a genio situazioni di larghe intese di questo tipo?  Ecco in esclusiva per ProiezionidiBorsa i consigli di Nicola Santini, guru televisivo delle buone maniere, a proposito di bon ton e di dress code.

Il quale sgombra subito il campo da dubbi: “Il vaccino che ci difende quando acconsentiamo alle larghe intese nella nostra vita quotidiana, deve essere ancora inventato. In termini di buone maniere, l’unica cosa che si può fare e applicare il sano principio del rispetto delle idee e delle regole quando c’è di mezzo un confronto”.

Si sa che il periodo è transitorio. Le larghe intese non durano mai a lungo. “Appunto. Quindi non conviene nemmeno affaticare il fegato. L’importante è affrontare le divergenze di opinioni senza sentirsi sempre come degli ultras in curva”.

Il diritto di replica

Esercitare il diritto di replica, quando si è in molti e con opinioni diverse, in famiglia ma anche nelle organizzazioni e nelle aziende non è facile.

Come esercitarlo, da Palazzo Chigi in giù, senza infiammarsi troppo? Nicola Santini consiglia di stare sul “classico”. “Non esiste purtroppo una formula diversa da quella che consigliavano le nonne. Se non hai qualcosa da dire usa 1000 parole, diceva la mia. Mentre i politici perdono tempo a scannarsi gli uni con gli altri, la gente e le aziende muoiono”.

Non c’è nulla di più elegante, insomma, di una sintesi chiara e comprensibile anche alle persone comuni.

Quanto dura l’intesa fragile

Quando si raggiunge un’intesa tanto allargata quanto fragile, come farla durare? “Smettendo di riempirsi la bocca di parole come il bene del Paese e passare ai fatti” asserisce Santini. “Non c’è niente di più apolitico dell’evidenza dei fatti”.

E prosegue: “Se un Esecutivo fa vedere che parla poco e lavora molto, nei confronti della cittadinanza o dei dipendenti di una fabbrica, è sufficiente. Non si sentirà il bisogno di un ulteriore cambiamento”.

Scurdammoce o’ passato

In qualsiasi organizzazione, in famiglia o in azienda, possono verificarsi situazioni paradossali. Come si fa a dimenticare le offese ricevute in passato dal nostro vicino di poltrona, che oggi è un consigliere di amministrazione? O addirittura un Ministro, come noi? “Cercando di ricordare che se si è su quella poltrona, per esempio a Palazzo Chigi, non per rappresentare noi stessi ma una collettività. Quindi, se passare sopra un’offesa significa fare il bene delle persone che si rappresentano, lo si fa. E basta”.

Galateo delle larghe intese, da Aldo Moro a Mario Draghi

Parliamo ora di galateo della comunicazione. Il Governo precedente, nonostante i vanti, era pessimo dal punto di vista dell’educazione e del rispetto degli iter che la governano, commenta Nicola Santini. “Una stagione di conferenze stampa in ritardo. E di Ministri, Sottosegretari e Consiglieri che scavalcavano il protocollo, andando nei vari siparietti televisivi a far intendere annunci imminenti. Che poi non trovavano riscontro”.

Quali sono, dunque, le regole del si fa e non si fa? “Sono semplici. Assicurarsi che quello che si dice trovi riscontro e che sia subordinato alla gerarchia di chi deve parlare per primo. Tutta l’Italia è stata gettata nel panico più di una volta senza che ci fosse un reale riscontro nei fatti, proprio perché certe figure istituzionali si sono prese delle libertà. Altrove, nemmeno il Primo Ministro si sarebbe sognato di farlo, senza confrontarsi con una struttura. E questo vale anche per i Commissari e i vari membri delle Task Force. Non ci si sveglia una mattina e si rilascia una dichiarazione senza che questa sia approvata”.

Come distinguersi in video da Mario Draghi

Per i Ministri e le Ministre, ci auguriamo un guardaroba primavera-estate dalla cartella colori personale, ma sobria. “L’insediamento precedente ha dimostrato che si sbaglia anche attingendo alle numerose sfumature del blu”, ironizza Santini.

“Per il resto, con il rischio di sembrare di parte cercherei tutto tranne che di distinguermi da Draghi. Ne prenderei piuttosto l’esempio. Sobrietà espressiva, dono della riflessione, attenzione ai fatti. Si parla quando c’è da parlare, si tace e si lavora nel resto del tempo. La formula dei video quotidiani, impostati, piacioni, densi di sguardi in camera alla Beppe Sala, per fortuna è tramontata”.

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