Fuoco amico in casa Lega mentre Letta e Meloni cercano occasioni di dialogo

La giornata politica di oggi è stata scandita dai commenti sul presunto ‘flirt’ politico tentato da Enrico Letta all’incontro di ieri con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Ma anche sulle divisioni ormai chiarissime che agitano la Lega, dove sulla questione Green Pass, Giorgetti e Salvini non vanno a braccetto. Facciamo il punto con la Redazione Attualità di ProiezionidiBorsa.

Pronti come pompieri a spegnere le fiamme

Insomma, ‘fuoco amico’ in casa Lega mentre Letta e Meloni cercano occasioni di dialogo. Il ‘fatto’ è avvenuto alla presentazione  del saggio di Fabrizio Roncone. Le distanze Letta-Meloni restano, nonostante i complimenti e i sorrisi. Ma ci sono due punti che li vedono allineati e seri come pompieri pronti a spegnere le fiamme. Il primo riguarda il semestre bianco, iniziato in un clima di coesione legato all’emergenza e determinato dalla necessità di utilizzare le risorse europee per il Covid in tempi predeterminati e rapidi.

Lo spauracchio del ‘Governo del Presidente’

Letta e Meloni sembrano ben consapevoli che il rischio irrimediabile può provenire solo dalle ‘scintille’ fra Conte e Salvini. Se nei prossimi giorni, per ipotesi, scoppiasse una crisi, non si potranno sciogliere le Camere. Il caso Lamorgese e il caso ‘Covid a scuola’ non devono esplodere e portare alla rottura. Oppure si dovrà per forza far ricorso ad un governo ‘istituzionale’ o ‘del presidente’ a tempo. Vale a dire fino all’elezione del nuovo Capo dello Stato e poi alle elezioni politiche.

Niente liti e niente strappi

Ma questo certamente non conviene a entrambi. Né a Letta, che ha bisogno di farsi vedere, in queste settimane prima delle elezioni comunali, saldo in seno alla maggioranza a ‘fare qualcosa di sinistra’ come diceva Nanni Moretti. Né conviene alla Meloni, che deve tessere le ultime tele col centrodestra e le sue molte anime oltre a Salvini e Berlusconi. Dunque i leader del Pd e di Fdi sono pronti a vigilare che non si consumino strappi troppo violenti né nel governo, né nello schieramento di destra.

Stop and go sul Quirinale

Altri sorrisi e consensi riguardano la volontà di entrambi di dialogare a proposito di elezione del Capo dello Stato. “Sono favorevole perché la discussione sul nome di un nuovo capo dello Stato veda l’opposizione coinvolta. Sono favorevole a un coinvolgimento di Fdi, a un voto che metta tutti insieme” ha detto Letta. Il semestre bianco finirà a gennaio. Né lui né la Meloni possono permettersi, con la montagna di debiti che ha l’Italia, di andare troppo per le lunghe sulla scelta per il Quirinale. Altra concordia sul fatto che tutti e due non vogliono più una legge elettorale che fa scegliere ai capicorrente. Ma poi arriva lo stop: Giorgia Meloni mette sul tavolo il semipresidenzialismo alla francese, Letta si chiude a riccio.

‘Fuoco amico’ in casa Lega mentre Letta e Meloni cercano occasioni di dialogo

Veniamo ora alle sfumature o correnti che stanno emergendo nella Lega, visto che Salvini non ci sta a parlare di divisioni. In questi giorni però volano parole che rischiano di lasciare un segno nel partito. Ma anche nella sua capacità, soprattutto tra le regioni del Nord, di raccogliere consensi. Sarà da chiarire ‘in conclave’ anche la debolezza delle scelte fatte per il candidato del Carroccio al Comune di Napoli.

Le sfumature nella Lega, da Salvini a Giorgetti a Zaia

Dentro la Lega, si stanno delineando due o tre linee politiche abbastanza distinte sul tema vaccini e Green Pass. A dividere il mondo leghista non è tanto l’obbligatorietà del vaccino. Uno  strumento sulla cui efficacia anche alcuni amministratori risultano scettici. Quanto l’approccio complessivo del partito alla lotta al virus. Un settore del partito che fa capo al ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti e alcuni governatori come Luca Zaia, crede nel vaccino. Altri settori, forti dell’appoggio del leader Matteo Salvini, cavalcano argomenti polemici e forse non si smarcano abbastanza dalle posizioni no vax.

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