Forse non è il cane il miglior amico dell’uomo

Il cane è considerato da sempre il migliore amico dell’uomo per molteplici qualità. Da tempo ormai però si sono sdoganati i classici animali domestici e da compagnia in favore di animali sempre più particolari. Al di là delle preferenze con alcuni di essi, con il cane non si tratta solo di piacere bensì del legame che si riesce a costruire.

Tanto da far diventare i cani i protagonisti della pet therapy. La terapia in favore di anziani e persone malate. Grazie al contatto con l’animale riescono a distrarsi, ad avere nuovi stimoli, a giocare. Una vera e propria terapia utilizzata in moltissimi casi.

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Recenti studi e sperimentazioni hanno però dimostrato che c’è un altro animale capace di far breccia nel cuore delle persone. Soprattutto durante la pet therapy: l’asino. Forse non è il cane il miglior amico dell’uomo, ma i somari.

L’onoterapia

La pet therapy fatta con gli asinelli prende il nome di onoterapia. Le sue piccole dimensioni, il carattere docile e paziente, il pelo morbido e la lentezza dei movimenti rende questo animale perfetto. Non solo per anziani e malati, ma anche per chi è affetto da sindrome di down.

Si parla di terapia perché vengono coinvolti tutti gli aspetti di una persona. A livello fisico si ha contatti con l’animale, lo si può guidare o farsi accompagnare. A livello emozionale c’è l’interazione vera e propria, che si crea e si sviluppa come in un qualunque altro rapporto.

L’asino sembra riportare nelle persone la voglia del contatto con la natura. Risveglia emozioni sopite, fa uscire la parte di bambino sepolta in ogni persona. La sua naturale lentezza accompagna a una vita più tranquilla, con ritmi meno frenetici. Inoltre, sembra essere un toccasana per allontanare lo stress.

Come funziona?

L’onoterapia viene svolta in ambienti definiti de-medicalizzati. Ovvero fuori dalle mura di un ospedale, di uno studio medico, centro di riabilitazione e così via. Si svolge nell’habitat naturale degli animali, ovvero in spazi aperti. Questo è il primo enorme vantaggio di questo approccio.

Inizialmente si fanno attività insieme all’asino per conoscersi. Lo si accudisce, lo si accarezza, si prende confidenza. Ci si prende cura dell’animale iniziando a prendersi cura di sé stessi. Lo si nutre e si svolgono le attività che gli consentono di stare bene, aumentando la propria autostima.

Dopodiché si svolgono attività più complesse. A dorso direttamente, facendosi quindi guidare dall’animale e interagendo con lui a livello corporeo. Oppure attività di contatto come l’abbraccio, capace di scaldare il cuore di entrambi. Dopo aver sperimentato tutto questo forse non è il cane il migliore amico dell’uomo, bensì l’asino.

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