Focus economia: tassi di interesse stabili in Cina

Riapre la nuova settimana di contrattazione per i mercati azionari. Il focus economia di oggi non può che partire dall’osservazione che la banca centrale della Cina ha mantenuto stabile il livello dei tassi di interesse al 4,20%.

Eppure il progressivo calo del PIL e di altri indicatori economici avrebbe potuto fare pensare che ancora una volta Pechino si accodasse alle mosse americane.

Come mai non è accaduto?

Dazi: accordo in arrivo

Le cause del rallentamento della crescita cinese sono tante e alcune fisiologiche.

Tipo che quando una prima ampia base di popolazione si approvvigiona dei primi beni di consumo (elettrodomestici per esempio) poi non è che automaticamente questa venga sostituita in pari misura.

Tanto più che non si parla di prodotti a rapida consunzione.

Ma la sicumera con cui a Pechino hanno lasciato invariati i tassi fa pensare che ci sia di più.

Come ad esempio la concreta ipotesi che davvero la guerra doganale con gli Stati Uniti stia volgendo al termine.

Da mesi i dazi e relative trattative sono tra le notizie finanziarie più attese anche se  il loro campo gioco naturale è quello dell’economia.
In ogni caso sia in ambito strettamente economico che , a cascata, finanziario e borsistico, la non mossa dei cinesi apre all’ottimismo.

Ottimismo che potrebbe sfociare anche in un’ ondata di acquisti sulle Borse cinesi.

Borse locali oggi comunque molto pacate:

Shanghai CSI 300 +0.26%
Hang Seng +0.06%

Una frenata al debito

Il focus economia realizzato dai banchieri cinesi non può non avere tenuto conto del forte indebitamento, che specie nelle province ha sostenuto la crescita.

Questa può essere una ulteriore spiegazione del perché hanno preferito non tagliare ulteriormente i tassi favorendo una ulteriore crescita delle posizioni debitorie.
Sia pubbliche che private.

Frenare lo yuan

Nei focus economia che si susseguono non è semplice individuare nei portafogli valutari come posizionare la propria asset allocation dopo i tagli dei tassi.

Talvolta le valute interessate reagiscono rinforzandosi talaltra indebolendosi ulteriormente.

Evidentemente i cinesi non hanno voluto rischiare di muovere i livelli di cambio attuali evidentemente ritenuti soddisfacenti.

Evitando così anche ulteriori elementi di attrito con l’amministrazione Trump che non ha per nulla apprezzato il progressivo indebolimento indotto dalle autorità pechinesi sulla propria moneta.

Insomma, possiamo intenderlo come un ulteriore segnale di distensione che a Washington non mancheranno di apprezzare.

Approfondimento

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