Fino a quando potrà tirare l’economia americana e quando scappare da Wall Street?

Uno dei proverbi più famosi tra chi opera in Borsa è Sell in May and go away. Una regola non scritta che negli ultimi anni, però, complici le strategie di accomodamento delle Banche centrali, non sempre è stata rispettata. Non c’è dubbio, però, che tra tutti i mercati azionari, quello statunitense sia il favorito per i prossimi mesi. Non solo, ma analizzando la situazione anche a largo spettro è altrettanto innegabile che dal marzo del 2009, con il minimo storico dell’S&P 500, la corsa degli indici USA sia stata costante ed inarrestabile. Ma fino a quando potrà tirare l’economia americana e quando scappare da Wall Street? Recentemente quello stesso S&P 500 che 12 anni fa scese a 666 punti, ha registrato un massimo storico che lo ha portato a superare i 4mila punti, prima, e i 4.200, poi.

Attualmente il livello si attesta intorno ai 4.211 punti. Ultimo tassello di un ottimismo che non conosce confini, l’American Families Plan, il piano presentato dal presidente Joe Biden per rilanciare l’economia. Un piano che conta ormai oltre 6mila miliardi di dollari. Tutto questo ha portato ad un PIL che ha registrato, nel primo trimestre del 2021, un risultato pari al 6,4% secondo le stime preliminari del Dipartimento del Commercio. Corrono anche i consumi (+10,7%) dato determinante in un’economia il cui Prodotto interno lordo dipende per i ¾ proprio dai consumi.

Fino a quando potrà tirare l’economia americana e quando scappare da Wall Street?

Basterebbero queste cifre per spiegare gli entusiasmi ma anche i possibili timori di chi lavora sui mercati. Infatti come si sa, nulla può salire in eterno e ciò che sale, ad un certo punto dovrà scendere. Parallelamente, però, le trimestrali del mercato a stelle e strisce non denotano, almeno allo stato attuale dei fatti, alcun cambio di rotta.

Le grandi banche come anche i grandi nomi del settore tecnologico hanno tutti superato le attese e confermato un andamento ottimale. Senza contare che la FED, pur prendendo coscienza del pericolo inflazione, non ne teme l’arrivo. Intanto, però, l’interesse di chi investe è puntato sui rendimenti dei titoli di Stato (il decennale USA offre l’1,65%) e di alcune opportunità che si potrebbero presentare sul fronte dell’obbligazionario con il presentarsi inevitabile di un quadro inflattivo più forte.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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