Finanza verde: il capitalismo consapevole

Finanza verde: il capitalismo consapevole. Leggete queste frasi.

“Il vizio inerente al capitalismo è la divisione ineguale dei beni; la virtù inerente al socialismo è l’uguale condivisione della miseria.”

“La legge fondamentale del capitalismo è “tu o io”, non “tu e io””

“Il capitale non è una potenza personale; è una potenza sociale.”

“Il capitalismo continua ad essere il miglior sistema se lo paragoniamo con quelli ispirati alle ideologie totalitarie che hanno condannato interi popoli alla miseria e all’assenza di libertà.”

“Il capitalismo è la sbalorditiva convinzione che il più malvagio degli uomini farà la più malvagia delle azioni per il massimo bene di tutti.”

“Alcuni vedono l’iniziativa privata come un obiettivo venatorio a cui sparare, altri la vedono come una mucca da mungere, ma pochi sono quelli che la vedono come un cavallo robusto che tira il carro.”

Queste frasi sono state pronunciate da grandi personaggi (tra essi Keynes, Churchill, Marx, tra gli altri), e mettono il luce come il sistema nel quale stiamo vivendo sia, nelle parole di un altro pensatore, che era anche un giornalista, “il peggiore sistema sociale, ad eccezione di tutti gli altri.”

Il capitalismo è il sistema che ha vinto, nel momento storico attuale. Socialismo e comunismo, che è una sua derivazione, hanno fallito alla luce della Storia. Perché? Perché sebbene siano splendide utopie, sono appunto quello, delle utopie. E tali rimangono perché, alla prova dei fatti, hanno fallito in quanto i governanti, in ciascuno di questi sistemi, si sono comportati come il Napoleone della Fattoria degli Animali di Orwell. In questo splendido libro, non a caso una critica feroce del comunismo, alla fine i maiali, sono i nuovi governanti della fattoria quando gli umani vengono fatti scappare. Ed iniziano a camminare su due zampe, e Napoleone, il loro leader, dichiara orgogliosamente che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.”

Finanza verde: il capitalismo consapevole

Ma torniamo al capitalismo. E’ esente da errori? Certo che no. Il capitalismo ha acuito le differenze tra le persone e le classi sociali. Ed oggi questa cosa è più sentita che mai. Al punto che è successa una cosa che deve far pensare. “Anche se le singole aziende che rappresentiamo perseguono scopi aziendali privati, collettivamente noi condividiamo tutti un impegno fondamentale nei confronti di chiunque sia interessato dalle nostre attività”. Con questa frase, l’ associazione americana Business Roundtable, che riunisce i capi di 181 tra le più grandi aziende del mondo, ha sancito l’abbandono del tradizionale principio per cui “le aziende esistono essenzialmente per fare gli interessi dei loro azionisti”, e solo i loro.

È stato senza dubbio un evento.

Oggi, infatti, Il capitalismo sostenibile non è più una contraddizione. Ignorare l’agenda della finanza verde è praticamente impossibile. Paul Fisher, ex membro della Banca d’Inghilterra, lo dice chiaro. Non solo le carenze del vecchio modello basato su “sviluppo, produzione, smaltimento” sono evidenti, spiega. Ma le richieste da parte delle istituzioni pubbliche per un’economia più sostenibile si stanno intensificando, anche laddove non ce lo si aspettava. La sostenibilità è diventata una preoccupazione globale.

Dalla Cina all’Europa, la richiesta per una ridefinizione più verde e più pulita del capitalismo si sta rafforzando ovunque nel mondo. I governi del mondo stanno cercando una risposta efficace. Ma troppo spesso i rimedi che propongono finiscono per essere controproducenti. È qui che l’industria finanziaria può aiutare. E’ qui che il capitalismo può diventare più consapevole. Questo perché, afferma ancora Fisher, “in quanto amministratori del capitale globale, gli investitori in particolare hanno il potere di trattenere o ritirare finanziamenti da imprese e governi che non riescono a prendere sul serio le proprie responsabilità ambientali e sociali.”

Cosa si può fare?

Richiedere a ogni azienda di rendere conto della propria “impronta ecologica” sarebbe un modo per cominciare. L’International Accounting Standards Board, che stabilisce gli standard per le aziende in oltre 140 Paesi, ha raccomandato alle imprese di includere gli impatti legati al clima nei loro bilanci. Se anche gli azionisti e altri beneficiari lo richiedessero, le conseguenze sarebbero enormi, afferma Fisher. Isolare il “premio ambientale” rivelerebbe il vero costo del capitale e alla fine dirigerebbe gli investimenti lontano da aziende e Paesi che ignorano la loro “impronta ecologica”. E non è solo una questione morale. Questo ragionamento ha anche un senso finanziario.

Vi è un numero crescente di prove, infatti, che dimostrano che gli investimenti secondo principi di sostenibilità possono produrre rendimenti migliori di quelli tradizionali nel lungo periodo.

Ma gli investitori hanno un ruolo molto più ampio da svolgere. Non solo possono monitorare l’impronta ecologica, ma possono anche stimolare l’innovazione e gli investimenti in tecnologie verdi. Spostare i capitali verso aziende e imprenditori che sviluppano tecnologie per affrontare i cambiamenti climatici e l’inquinamento è cruciale nella costruzione di un’economia verde. È evidente quindi come “un’economia sostenibile è cruciale nella lotta per limitare i cambiamenti climatici ed è compito del settore finanziario dirigere le risorse per finanziarlo”, conclude il banchiere inglese.

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(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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