Fed: il futuro dei tassi USA con la curva dei rendimenti

Il futuro dei tassi USA costituisce un fattore rilevante per le proiezioni sulll’economia a stelle e strisce, ma non solo.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

La Fed e i tassi influenzano il ciclo economico globale

Se infatti uno dei principali poli economici mondiali arretra economicamente, per aver raggiunto il proprio apice di ciclo economico, sicuramente parte significativa dell’economia mondiale rischia di andargli dietro.

Ma la dinamica dei tassi proietta uno scenario recessivo?

E cosa deciderà la Fed?

Occorre subito chiarire che in questo tipo di proiezioni sul futuro economico non contano, a differenza di quanto generalmente sostenuto, tanto le decisioni ufficiali della Fed o di altri organismi, ma i tassi come espressi dal mercato dei treasuries bond e, quindi, soprattutto dalla loro curva dei rendimenti.

Se, ad esempio, le decisioni di politica monetaria fossero restrittive, il che significa che i tassi vanno al rialzo, ma la curva dei tassi esprimesse, invece, una dinamica di ripresa rialzista, occorrerebbe seguire la seconda, e non le decisioni della banca centrale.

Infatti una delle principali caratteristiche del mercato obbligazionario, e della relativa curva dei rendimenti, è la capacità di prevedere il futuro economico con significativa attendibilità.

La normale configurazione rialzista, non a caso, esprime una dinamica di tassi bassi a breve ed in rialzo sul tratto a medio/lungo della curva.

E’ infatti evidente che un medesimo emittente comporti rischi maggiori sulle emissioni che scadono più in là nel tempo, normalmente.

Se invece la curva si inverte negativamente, significa che sono considerate a minor rischio le scadenze più in là nel tempo, proprio perché, nel frattempo, quelle più brevi sono soggette a maggior rischio di crisi.

Ecco perché un’inversione della curva dei rendimenti non è mai un segnale da sottovalutare.

Del resto, tassi maggiori significano prezzi inferiori dei titoli obbligazionari e, come noto, solitamente è proprio il mercato obbligazionario ad anticipare quello azionario che, a sua volta, anticipa le fasi economiche.

Quanto alla curva dei rendimenti USA, in effetti già da tempo avevamo proiettato la configurazione che sta ora assumendo.

Avevamo utilizzato l’esame della riduzione della pendenza tra diverse scadenze, calcolando quando avrebbe dovuto assumere pendenza negativa, ed ora ci siamo.

Il tratto tra la scadenza a 2 ed a 5 anni è divenuto negativo.

Ma ora, quali proiezioni possono farsi?

Intanto, occorre notare che abbiamo assistito ad una accelerazione dell’inversione della curva nel tratto 6 mesi 30 anni, circa lo 0,36 in un mese a fronte di un ribasso medio dello 0,13 su base mensile.

Probabilmente segno che i mercati stanno prezzando una più marcata proiezione di fine ciclo rialzista, o che un maggior numero di operatori prevede una fase di recessione economica.

Per valutare dove la curva potrebbe trovarsi, però, tra un anno, consideriamo 3 diversi tratti: 1 mese/30 anni; 2/5 anni; 2/10 anni.

Per ogni tratto valutiamo la differenza di rendimenti attuale rispetto alla differenza di un anno fa e la proiettiamo nel futuro.

Curve dei rendimenti: dove saranno fra un anno?

Confronteremo, quindi, tale proiezione, con l’attuale tempistica del ciclo di borsa e valuteremo se vi sia simmetria, o meno, tra le diverse tempistiche.

Ricordiamo, comunque, che ogni volta che la curva ha assunto conformazione laterale o ribassista, è seguita una fase recessiva.

Differenza tra 1 mese e 30 anni: un anno fa 1,51; oggi 0,77: inclinazione diminuita dello 0,74 in un anno; tra un anno: 0,03, curva ormai appiattita completamente.

Diff. 2/5 anni: un anno fa 0,33; oggi: 0,002, praticamente piatta; inclinazione diminuita dello 0,328 in un anno; tra un anno -0,326.

Differenza tra 2 e 10 anni: un anno fa 0,56; oggi: 0,16; inclinazione diminuita dello 0,4 in un anno; tra un anno -0,24.

Sui diversi tratti la curva dei rendimenti tra un anno sarà negativa, ma già ora risulta appiattita.

Quanto alle decisioni della Fed, invece, la maggior parte degli analisti prevede comunque un rialzo, anche se la previsione è più difficile.

Quale opzione prevarrà nel board della Fed?

Non si tratta, infatti, di definire cosa succederà in base a variabili tecniche o di analisi fondamentale, ma di intuire, per così dire, quale opzione prevarrà.

Nel board di una banca centrale, infatti, si confrontano solitamente tesi diverse, tra chi ritiene, ad esempio, più opportuna una stretta sui tassi per riarmare le opzioni di possibile ribasso da sfruttare più avanti, in senso espansivo, e chi preferisce maggior gradualità, ed ancora chi, invece, contrario ad una stretta.

In ogni caso i mercati paiono attendersi un’ulteriore stretta creditizia, con curve dei rendimenti che paiono proiettare una fase recessiva entro un lasso di 24 mesi, visto che, al momento, è da tale scadenza che la curva pare maggiormente invertire la propria pendenza.

Come abbiamo considerato in altra analisi, tutto pare quadrare con una borsa che sembra anticipare una grave crisi.

Oggi, leggendo alcune opinioni sul tema, mi è capitato anche di prendere atto che alcuni analisti prevedono una crisi peggiore del 1929.

A prescindere dalla valenza di queste proiezioni, possiamo dire che, anche solo in termini di trend following, come abbiamo visto, gli indici paiono essere in una fase ormai destinata ad un’inversione del trend rialzista intrapreso nel 2009

Ed anche tale indicazione dovrebbe essere anticipatoria di una crisi economica.

Nel caso in questione, quindi, non ci troviamo di fronte ad una fase di ribasso da semplice incremento dei tassi, ma pare più probabile doversi attendere una crisi peggiore, legata ad una fase recessiva dell’economia.

Considerando il mese di ottobre come mese di top di lungo, possiamo dire che la crisi potrebbe avviarsi ad entrare nel vivo entro 18 mesi da questo massimo e sostanzialmente in linea con la curva dei rendimenti.

Come al solito si procederà per step.

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