Fed: rialzo dei tassi a Settembre

Ancora il fantomatico “effetto Draghi” si è abbattuto sulla riunione di politica monetaria della BCE di giovedì che, in una versione non certo inedita della conferenza stampa, ha confermato i timori dei mercati edulcorandone tuttavia i toni con una versione “colomba” del presidente dell’istituto di Francoforte che ricorda tanto il “whatever it takes” del 2012.

Riviste le stime sulla crescita della zona euro, i cui dati definitivi saranno pubblicati nella giornata di oggi, con un rallentamento del PIL al 1.4% dal 1.5% per l’anno in corso, al 1.7% dal 1.9% per il prossimo anno e al 1.8% in ribasso dal 2.0% previsto per il 2017. Anche le stime per l’altro osservato speciale, l’inflazione, sono state riviste al ribasso soprattutto per effetto del crollo del prezzo del greggio che è considerata comunque transitoria. Particolare attenzione è stata posta sul fatto che la misurazione sull’inflazione presa come riferimento dalla BCE (da statuto) è virtualmente tenuta bassa da un crollo dei prezzi di commodities ed energia senza precedenti, ma che la situazione delle altre componenti siano saldamente in rialzo così come gli altri indicatori dell’inflazione, che tuttavia non rappresentano il riferimento della BCE e che l’istituto di Francoforte non ha intenzione di (e non trova corretto) cambiare le regole in corso solo perchè le condizioni sono deteriorate.

Gli altri aspetti fondamentali evidenziati dal presidente della BCE sono legati all’effetto benefico del prezzo di commodities e petrolio su famiglie e imprese, così come ha confermato oggi anche il ministro dell’economia spagnolo Luis De Guindos: la Spagna, grande importatore di materie prime, è infatti uno dei vincitori dal crollo dei prezzi delle commodities con una spinta importante all’economia in termini di risparmi.

Infine, un’altra considerazione fondamentale che potrebbe spiegare la parziale immunizzazione dei mercati e delle economie del Vecchio Continente al terremoto cinese è legata alla bassa esposizione delle banche e degli operatori di mercato vigilati dalla BCE nei confronti di Pechino.

Al G20 di Ankara conclusosi ieri alcuni dei dubbi circa la tenuta dei mercati cinesi sono stati fugati proprio dalle autorità di Pechino che hanno voluto sottolineare come, sempre a detta loro, abbiano il pieno controllo di ciò che sta succedendo in Asia. Saranno possibili ancora alcuni giorni di turbolenze, prima che i mercati tornino alla calma.

Oltreoceano la pubblicazione dei dati sui nuovi occupati non agricoli (nonfarm payroll ndr), la pietra miliare dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, ha messo definitivamente a tacere ogni speculazione sull’opportunità del rialzo dei tassi a Settembre. Sembra infatti che la FED sia ora sufficientemente fiduciosa che il primo rialzo dei tassi possa avvenire proprio nella prossima sessione del FOMC. Nonostante la crescita dei posti di lavoro sia stata inferiore alle attese, la dinamica dell’inflazione salariale e soprattutto il tasso di disoccupazione sono sufficientemente robusti per permettere all’istituto di Constitution Avenue di agire.

Nonostante l’opposizione del direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, la FED ha gli elementi per procedere al primo rialzo che tuttavia non sarà seguito da altri, almeno nel breve periodo.

 

Market Movers

8:00 Germania Produzione industriale cons. 1.0% prec. -0.9%

 

EURUSD

Dopo una conclusione di settimana non particolarmente volatile nonostante la previsione dell’uscita dei dati sul mercato del lavoro a stelle e strisce, la sessione di contrattazioni in Europa si apre poco mossa rispetto ai livelli di chiusura di venerdì in area 1.1150. Nessuna particolare sorpresa sul fronte macro, dove i dati tedeschi confermano una ripresa solo di poco inferiore rispetto alle attese. Le previsioni per la giornata sono comunque interlocutorie con una leggera tendenza al rialzo.

 

GBPUSD

Dopo aver toccata i minimi in area 1.5150, la sterlina inglese riprende vigore ritornando in area 1.5230 sui livelli della settimana scorsa. L’assenza di dati macroeconomici potrebbe profilare una giornata di contrattazioni poco mossa rispetto ai livelli attuali in attesa di sviluppi durante il corso della settimana che vedrà anche la riunione di politica monetaria della Bank of England con un’altro super-giovedì.

 

USDJPY

Lo yen giapponese apre la giornata di contrattazioni in Europa invariato rispetto ai livelli di chiusura della sessione asiatica in area 119.40. Nonostante le tensioni in Cina che hanno portato ad una nuova chiusura negativa per Shanghai, l’indice Nikkei della borsa di Tokyo guadagna lo 0.38% rimanendo tuttavia sul filo della parità per l’intera sessione. L’attesa odierna per la divisa nipponica è per un consolidamento in area 119.00 – 119.50.

 

Emanuele Rigo

Ava Trade

I risultati delle previsioni presenti in questo articolo si basano su calcoli statistici spiegati negli ebook pubblicati da ProiezionidiBorsa ed elaborati sulla base dello storico dei prezzi a disposizione. (Ricordiamo, inoltre, di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell'autore, consultabili QUI»)

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