FED, quali sono le reali intenzioni?

Non c’è che dire Powell e il suo della FED sanno come destreggiarsi in ogni situazione li pongano l’economia USA o piuttosto Donald Trump e le sue talvolta pericolose iniziative.

Nel forum di Chicago dei giorni scorsi le parole dei vari membri della Banca centrale americana hanno dipinto lo scenario di una FED sempre pronta a d intervenire sui tassi di interesse.

Powell copre le spalle a Trump sui dazi

La grande novità di questa due giorni è che Powell ha ricompreso senza mezzi termini anche la possibilità di intervenire nel caso la guerra sui dazi inizi a produrre danni all’economia.

Di fatto pare proprio che Trump abbia trovato la chiave per smuovere la FED secondo i propri desiderata.

Il Presidente infatti è ben consapevole che la sua Banca centrale non è limitata a sorvegliare l’inflazione come ad esempio la BCE.

La Federal Reserve ha tra i suoi must principali, probabilmente in pole position, proprio quello di sostenere l’economia.

Che poi siano le strampalate iniziative del suo Presidente a fare eventualmente vacillare gli economics nazionali, poco importa, Powell è stato chiaro.

Al bisogno i tassi verranno tagliati.

Una FED che piace alla Borse

Ovviamente non è servito molto altro alle Borse per cambiare umore.

Sapere che i tassi verranno semmai abbattuti in caso di deflagrare degli effetti negativi della battaglia doganale ha fatto d’amblé ritrovare il buon umore agli operatori di Borsa.

E si è visto subito l’effetto sia sui listini USA che al traino su quelli europei.

Bad news= good news

Spesso ci siamo trovati a constatare come cattive notizie vengano accolte favorevolmente dalle Borse proprio per il loro potenziale impatto sui desiderati tagli dei tassi.

Ovvero, più in generale, perché cattive notizie portano ad aperture monetarie viceversa non disponibili.

Finora questa sui dazi era sempre e solo una cattiva notizia sia per l’economia che per le Borse.

Ora questa disponibilità farà presumibilmente vivere meno peggio o addirittura bene le cattive notizie sul fronte dei dazi.

La FED fedele ai suoi compiti: Trump o non Trump

La distanza di vedute tra Powell e Trump è sempre stata evidente.

Il tutto lasciava pensare a una banca centrale USA disposta a vedere precipitare la Casa Bianca negli affanni, gravata dalla responsabilità di avere bloccato l’espansione economica interna.

Ma evidentemente, a differenza che in Europa, la lettura politica non prevale rispetto a quella pragmatica che vede al primo posto le necessità nazionali e compiti istituzionali.

Compiti istituzionali, va detto, finalizzati al bene comune e non soltanto a sterili conteggi come in Europa.

E così Jerome Powell di fatto ha iniziato a coprire le spalle a Trump ed ai suoi ripetuti azzardi sul fronte dei dazi.

Il bene complessivo nazionale ha prevalso sulla gretta lettura di posizioni individuali e le evidenti distanze di idee tra i due.

Leggi altro di Gianluca Braguzzi

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