FED: la settimana delle decisioni?

Molti analisti si attendono che questa sia la settimana in cui la FED abbandonerà la posizione di attesa tenuta fin qui e taglierà i tassi.

Ma sarà veramente così?
Per quali motivi la FED dovrebbe tagliare i tassi e per quali invece potrebbe preferire aspettare?

Partiamo dai primi.

Pressioni politiche e alcuni dati macro cedenti

A favore di un taglio immediato da parte della FED giocano alcuni fattori significativi.

Il primo è semplicemente di calendario.

Vale a dire che il prossimo meeting è fissato per il 17 e 18 settembre e quindi non intervenire vorrebbe dire lasciare l’economia reale, e ancora di più le Borse, a mani nude per oltre 40 giorni.

A mani nude per modo di dire, vista la fase prolungata di apertura monetaria e il livello dei tassi comunque bassi, ma pur sempre, diciamo, senza risorse facilitate.

Dal punto di vista macroeconomico in effetti qualche dubbio alla FED potrebbe anche essere venuto, ma poi il PIL al 2.1% ha battuto le attese poste soltanto a +1.8%…

In ogni caso molto sotto i recenti dati spesso sopra il 3%.

Diciamo che dal punto di vista macro saremmo ancora nella fase del dubbio.

E in queste situazioni spesso a fare la differenza sono le pressioni politiche.

Checché ne dica Powell, ignorare i diktat della Casa Bianca in fasi decisamente espansive è senz’altro atto dovuto, ma in fase di frenata, per quanto blanda, il discorso cambia…

Insomma, vista da queste angolazioni un taglietto dello 0,25% potrebbe anche scattare.

Borse al TOP, disoccupazione ai minimi storici

Sappiamo quanto si sia rivelato prezioso nella fase di vera crisi per la FED avere svariati punti di tassi da poter abbattere.

Per converso sappiamo quanto sia spuntata la BCE che ha seguito percorsi diversi e ora si trova a  dover affrontare un serio rallentamento economico in area UE coi tassi già a zero.

Per la FED vi sono dunque altrettante buone carte da giocare per tenere tutto fermo, pronta semmai ai tagli in fasi ben più critiche dell’attuale.

Intanto anche gli ultimi dati confermano livelli occupazionali negli USA vicini ai massimi storici!

Pertanto, da questo punto di vista, le necessità di nuove spinte monetarie vengono azzerate proprio dall’area di dati macro da cui tutti gli altri fattori economici si dipanano.

Come se non bastasse, le Borse USA sono ai massimi storici e sappiamo quanto la FED sia sensibile a muoversi anche in funzione di sostenere il mercato azionario.

Insomma, esistono fondati motivi per pensare che con un Trump che stesse al suo posto, la FED non farebbe nulla…

Sarà in grado Powell di resistere alla pressione dei vertici americani?

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