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FED come nelle attese, mercati senza adrenalina

La FED non stupisce , alza i tassi dello 0,25% nelle attese, intervento già scontato nei prezzi sia azionari che obbligazionari.

L’attenzione si è dunque concentrata sul comunicato che ha dato subito luogo ad osservazioni riguardo al venire meno della seguente frase salvagente presente fino ad agosto : “L’orientamento della politica monetaria resta accomodante  e sostiene così le forti condizioni del mercato del lavoro e un ritorno sostenuto a un inflazione del 2%”. Un taglio secco con la fase espansiva degli ultimi anni in grado di portare tensione sui mercati.

Se non che ci ha pensato Powell nella conferenza post meeting (ha anche annunciato che dal 2019 se ne terrà una dopo ogni riunione della FED) a mitigare gli effetti dello scritto precisando che : “la politica monetaria è ancora accomodante”. Riguardo alla frase salvagente tagliata ha specificato come non fosse più utile. Insomma un cambio di politica che più soft non si può.

D’altronde con l’occupazione al top e l’inflazione sotto controllo qualsiasi mossa meno che ponderata e pesata avrebbe potuto avere effetti controproducenti su un ciclo virtuoso che le autorità americane hanno tutti gli interessi a far proseguire il più a lungo possibile.

Come avevamo ipotizzato il livello target si è probabilmente spostato dal 2,75% al 3% con un ulteriore rialzo atteso entro fine 2018 e una espansione massima ipotizzata per il 2020  sino al 3.25% /3.5%.

Livelli di tassi importanti ma fondamentali, se tutto andrà secondo le attese, per ricostituire la dotazione monetaria con cui la banca centrale americana potrà affrontare nuovi futuri periodi di crisi se non di recessione vera e propria. Rallentamento che il consesso dei governatori della varie banche prevede già comunque in arrivo nel 2019 e sino al 2021. I rischi vengono definiti bilanciati e quindi l’eventuale concretizzarsi del rallentamento economico nei termini attesi non scompaginerà più di tanto i piani della FED.

Al di là di fattori esterni agli USA di carattere internazionale a questo punto l’unica vera variabile impazzita all’interno degli Stati Uniti proviene dalla Casa Bianca. Negli ultimi giorni Trump, forte del crescente consenso popolare ha preso ha “deliberare” verbalmente nuove direttive e progettualità in grado di modificare l’eco-sistema economico esistente. L’attacco all’Iran potrebbe rimanere confinato ad ambiti politici o almeno ce lo auguriamo, la riduzione degli ingressi di immigrazione nelle idee del Presidente non creerà intoppi nemmeno la segmento immobiliare , ma quando si arriva a parlare di una nuova ondata di dazi e di tariffe doganali in progressivo aumento per centinaia di prodotti ecco che lo scenario cambia. L’effetto zero sin qui ottenuto dalla politica protezionistica presidenziale non è detto sia stabile e duraturo. Tutt’altro.

Lo stesso Powell che già ha deluso il presidente smarcandosi dalle sue aspettative di tassi ancora fermi lo ha poi pubblicamente bacchettato definendo potenzialmente “bad” (cattiva ) per gli Stati Uniti la politica protezionistica.

Ha peraltro convalidato la visione di un effetto delle misure annunciate ancora invisibile o almeno limitato.
ma l’allerta resta alto. Un Presidente che si auto-definisce pubblicamente il migliore della storia sta dando prova di essere andato oltre il suo tipico modo di fare da padre padrone per entrare in una fase di auto-esaltazione,  fase in cui il commettere,  errori è molto più facile

FED come nelle attese, mercati senza adrenalina ultima modifica: 2018-09-26T22:32:17+00:00 da Gianluca Braguzzi
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