Famiglie sotto shock fiscale da 8 anni

Le famiglie italiane non si sono ancora riprese dallo shock fiscale di otto anni fa. A cavallo tra il 2011 e il 2012 si verificò l’irreparabile per l’economia italiana. A distanza di anni il peso di quella crisi economica è ancora vivo. Ci ritroviamo ancora 1,63 punti da recuperare rispetto all’incremento dovuto alla crisi del debito verificatasi nel 2011.

Scenario futuro

Il Governo con l’attuale legge di bilancio ha tentato di mettere un po’ di soldi nelle tasche dei cittadini con la riduzione del cuneo dei lavoratori dipendenti. Poco molto poco, un impatto sulla pressione fiscale contenuto: una misura pari allo 0,17% del PIL  che in prospettiva futura salirà a 0,28 punti nel 2021.

Non ci sono margini di miglioramento neanche se ipotizziamo la trasformazione in detrazione fiscale del bonus di 80 euro che il Governo Renzi concesse nel 2015. Questa misura equivale a 0,5 punti di PIL.

Cosa ha messo in ginocchio le famiglie

L’incremento del gettito Imu/Tasi, addizionali Irpef, contributi sociali è stato equilibrato con calo dell’Ires, Irap e contributi a carico dei datori di lavoro. Si sono tassate di meno le aziende ma quel delta è stato spalmato sulle tasse delle famiglie. I risultati sono asimmetrici rispetto ai vari tipi di contribuenti.

I più tartassati pensionati, lavoratori autonomi e ceto medio con l’inasprimento della tassazione locale.

L’appello

Massimo Miani presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili chiede interventi mirati a sostegno delle famiglie, categoria più bistrattata.

L’aggiustamento fiscale attuato negli anni è come un macigno sulle spalle delle famiglie che contrariamente a imprese e istituzioni finanziarie sono rimasti schiacciati dal peso della fiscalità.

L’auspicio è di intervenire con fermezza sulle aliquote Irpef.

Redditi familiari

Tra il 2015 e il 2017 c’è stato un incremento dei redditi familiari risultando pari a 31.393 euro. Non è un mistero che al Nord si guadagna di più rispetto al Sud, un delta di 10mila euro circa. La ripresa manifestatasi nel triennio 2015-2017 ha favorito i nuclei più piccoli, mentre quelli più numerosi, in particolare quelli con cinque è più componenti, hanno fatto registrare addirittura un calo.

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