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Exor c’è chi specula al ribasso. Ma davvero conviene?

Exor c’è chi specula al ribasso. Ma davvero conviene? Anche Exor (EXO.MI), , la cassaforte della famiglia Agnelli soffre, dopo le batoste delle ultime settimane alle sue controllate. In questi giorni una pioggia di vendite ha investito il titolo, che attualmente viaggia intorno ai 50 euro per azione. Sul breve termine non sembra poter promettere niente di buono. Ma vediamo se converrebbe aspettare e non buttar fuori Exor dal proprio portafoglio. Cosa fare se la propria strategia di investimento fosse di medio termine e non con orizzonte mordi e fuggi.

Exor, c’è chi specula al ribasso. Ma davvero conviene?

Per chi crede che la crisi dell’auto quest’anno proseguirà, che Exor non potrà rivedere presto l’utile a 3 miliardi di euro e il valore dei suoi asset a 26,1 miliardi come a fine dello scorso, meglio vendere. Secondo l’analista Massimo d’Ambrosio, il primo target è il livello 51,619. Poi è da attendere la discesa a 48,901 e infine a 47,776. Per chi se la sente di aspettare agosto e l’uscita dalle sabbie mobili attuali (leggi arrivo del prestito o nuovo acquirente per la compagnia di riassicurazione) la raccomandazione è hold, tenere nel cassetto. Oppure mettersi a comprare a supersconto. Ma si deve fare un respiro profondo e aver pazienza fino al livello 52,774 eur. Poi attendere il livello 53,495 che potrebbe far sperare in una risalita a 54,530 euro per azione.

Due dietrofront in due settimane

L’orizzonte di Exor è popolato di nubi, non si può negare. Dopo l’annuncio di metà marzo, la mancata vendita di PartnerRe, gioiello della riassicurazione mondiale a Covèa, uno dei principali player assicurativi francesi che si è tirata indietro bruscamente, ha creato più di qualche cruccio al presidente Elkann. E ci ha fatto riflettere sulla caducità degli impegni, in epoca postpandemica. Si osano azioni (e dietrofront) che un anno fa sarebbero state considerate impensabili.

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Poi  c’è stato il dietro front di del Ministro Gualtieri. L’arrivo di vincoli e sanzioni da parte del Ministero dell’Economia italiano sul prestito di 63 miliardi a garanzia statale a Fca. Dopo che era già stato annunciato. Ora il colosso dell’auto riceverà il prestito ma dovrà rispettare certi impegni (salvaguardia di posti di lavoro e impianti, si suppone) e accettare la possibilità di sanzioni, in caso di altre trasgressioni. I dettagli su questi vincoli finora non sono stati diffusi. Ma è chiaro che qualcosa si dovrà dire. Perché quando un Ministro accorre a rianimare un’azienda che per metà batte bandiera straniera e si gira dall’altra parte mentre ne muoiono a migliaia di diritto italiano, vuol dire che le sue buone ragioni. E vorrà certo condividerle con i cittadini che pagano le tasse.

Ultima tegola: l’indagine Ue

Dunque su Exor si specula al ribasso? Ieri l’ultima tegola: l’Ue ha messo gli occhi (e un piede di traverso) sulla fusione Fca-Psa a causa dei profili antitrust dell’operazione. Si rischia forse di realizzare una concentrazione eccessiva nel settore dei veicoli commerciali leggeri? Vedremo. Le due case automobilistiche avrebbero dovuto presentare una soluzione alle perplessità Ue entro il 17 giugno e ci stavano lavorando. Ma la Commissione Europea sarebbe pronta ad annunciare un’istruttoria che non durerà meno di tre mesi.

L’operazione ‘buona stampa’

Per soccorrere FCA, indebolita dalla crisi Coronavirus che ha reso deserte le strade di tutto il mondo, Exor sta valutando nuove mosse. Intanto, con Giano Holding sta portando avanti l’opa su Gedi Editoriale (adesioni fino al 30 giugno), che permetterà il controllo del 62,92% del capitale. Il progetto di delisting porterà fuori dalle luci della ribalta e fuori dalle tempeste borsistiche la società che edita La Repubblica e la Stampa, due organi di informazione molto letti. Anche se tanti lettori-elettori hanno poco tempo di seguirne riassetti proprietari e le catene di controllo.

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