Eurobond: cosa sono e come funzionano gli strumenti che stanno dividendo l’UE

Eurobond: cosa sono e come funzionano gli strumenti che stanno dividendo l’UE?

L’Europa in questo momento ha due problemi: l’epidemia di coronavirus e il lockdown di imprese manifatturiere e servizi. Entrambi sono eventi mai avvenuti nella nostra memoria. Entrambi hanno una portata tale da aver fatto dire ad una persona posata come Mario Draghi di essere “in guerra”. Le parole dell’ex Presidente della BCE hanno ricordato come l’Europa debba affrontare questa situazione unita, per vincere questa guerra, ed uscirne più forte. E qual è l’arma definitiva per fare questo? Chiaramente l’emissione di debito pubblico attraverso obbligazioni garantite dall’UE stessa, nella sua interezza. Il problema è un altro. Come farlo? Con che strumento? Come fare qualcosa che unisca i Paesi membri dell’Unione europea invece di dividerli?

Ecco quindi che entrano in campo diverse soluzioni. La prima sono stati i Coronabond. Cosa sono? Obbligazioni europee che dovrebbero essere emesse dal Meccanismo europeo di stabilità (MES), il famoso e famigerato Fondo salva-Stati di cui tanto si è sentito parlare nei mesi scorsi. Il MES è l’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro. Questa soluzione, però, ha riscontrato l’opposizione delle nazioni del Nord Europa, guidate da un Olanda più che oltranzista. I 27 capi di governo europeo si sono dati quindi altre due settimane per trovare una soluzione condivisa da tutti.

Eurobond: cosa sono e come funzionano gli strumenti che stanno dividendo l’UE

Gli eurobond restano comunque l’unica alternativa valida, e questo lo sanno tutti. Si tratta solo di far capire alle nazioni più oltranziste che in questo momento conviene essere più elastici, vista la portata della crisi in atto. Verranno dopo i momenti in cui si tornerà al rigore economico, e si faranno quelle riforme troppo a lungo rimandate da stati come l’Italia.

Ma, in soldoni, come funzionano gli eurobond?

 

  • Sono obbligazioni emesse congiuntamente dagli stati membri dell’UE, e garantite da tutti i partecipanti all’Eurozona. Fuori dai denti, quel che conta è che la Germania dica sì, visto che tutto il debito europeo viene confrontato con il suo, che è il più sostenibile e solido. Gli eurobond sono sul tavolo della UE dal 2016. Questo lasso di tempo è indice delle difficoltà che incontra il progetto.
  • Tutte le associazioni che riuniscono le case di investimento di fondi presenti in Europa sono favorevoli al progetto. Il nome dovrebbe essere European Safe Bond. Potrebbero essere emessi dalla BEI, la Banca Europea degli Investimenti, o da un’agenzia creata ad hoc. Il collaterale a garanzia sarebbero le obbligazioni emesse dagli stati membri. Si parla di tranche junior e senior, come in molti altri tipi di obbligazioni.

Perché tutta questa resistenza?

Eurobond: cosa sono e come funzionano gli strumenti che stanno dividendo l’UE?

La funzione degli Eurobond, oggigiorno, non sarebbe più solo mettere in sicurezza l’economia, ma farla ripartire aumentando il debito dei Paesi membri dell’Ue. Per questo motivo la Germania e diversi altri Paesi dell’Europa Settentrionale, in primis l’Olanda, sono contro gli Eurobond. Non a caso sono chiamati “rigoristi”. Come già osservato, in questo caso ci vorrebbe maggiore flessibilità che, ahinoi, non è una caratteristica delle nazioni del Nord Europa.

Perché, dunque, non vengono emessi questi strumenti?

 

  • Assenza di una unione europea a livello fiscale. Ormai è cosa nota che l’Europa ha sbagliato (apposta?) ad attuare prima l’unione monetaria di quella bancaria e, soprattutto, fiscale. Ad oggi, la raccolta delle tasse e l’impiego delle risorse fiscali è a discrezione dei singoli Paesi membri. Qualunque ingerenza in questo è vista con assoluta ostilità. Ed è il problema maggiore.
  • L’utilizzo delle risorse degli eurobond sarebbe nazionale, ma l’emissione sovranazionale. Quindi alcuni paesi, necessariamente (tra cui l’Italia) avrebbero bisogno di un volume di investimenti maggiore, che farebbe ricadere il costo netto del finanziamento su altri Paesi. E l’opinione pubblica di questi Paesi non gradirebbe affatto, con ripercussioni di politica interna che non vogliono essere affrontate.
  • Risk-sharing, o condivisione del rischio. In pratica, se una nazione fallisse, attraverso gli eurobond ci sarebbe una ripartizione della ristrutturazione di quei paesi affrontata da tutti gli altri. Difficile far accettare a qualcuno che i propri cittadini debbano pagare per gli errori di qualcun’altro.

In termini pratici, l’emissione di eurobond sarebbe la fine della speculazione sull’Europa. E lo sarebbe sia da parte dei mercati finanziari, che da parte di alcune nazioni nei confronti di altre all’interno dell’UE stessa. Purtroppo la questione trova una resistenza atavica, figlia di almeno due millenni di contrasti nazionali. La sua soluzione, però, sarebbe il passo più grande e, forse, definitivo, verso gli Stati uniti d’Europa.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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