Elezioni Europee: questo non era stato valutato!

Intervista a Gian Piero Turletti

IN PRECEDENTI INTERVISTE ABBIAMO GIA’ AFFRONTATO DIVERSI RISVOLTI DELLE ELEZIONI EUROPEE.

NE ESISTONO ALTRI?

Certamente, in particolare quelli che riconducono alle possibili alleanze tra euroscettici.

Se i ”giochi” tra i partiti proUE sono più o meno scontati, non lo sono altrettanto le prospettive politiche per i movimenti antiUE.

Vanno quindi colte alcune novità di questi giorni, che possono impattare sugli scenari internazionali e di singoli paesi.

A COSA SI RIFERISCE?

Va innanzi tutto sottolineato un elemento di rilievo, cioè in alcuni paesi la vittoria di partiti sinora secondari, o comunque non governativi, sostanzialmente espressione di posizioni antisistema ed antiUE.

Come l’Ukip in Gran Bretagna, piuttosto che la lista Tsipras in Grecia, o il Front National in Francia. Una problematica interessante, collegata a questo tema, è il destino finale dei relativi europarlamentari. Se nei paesi di riferimento si tenessero referendum antiUE e vincessero i sostenitori dell’uscita, o si tenessero elezioni anticipate ed i conseguenti governi decidessero l’uscita dall’UE, cosa ne sarebbe degli europarlamentari di questi movimenti? Probabilmente tornerebbero a casa, dal momento che un paese non parte dell’UE non potrebbe avere parlamentari. Il tema della reversibilità della partecipazione di singoli paesi all’UE non è neppure espressamente previsto dai trattati internazionali. Sarebbe quindi interessante vedere come gli altri paesi, rimasti nell’UE, risolverebbero la questione. Probabilmente o tenendo nuove elezioni, o sostituendo, pro quota, quelle relative ai paesi usciti, con parlamentari dei paesi rimasti in senso all’UE, sulla base dei risultati elettorali.

QUALI PROSPETTIVE, QUINDI, PER I MOVIMENTI EUROSCETTICI?

Occorre partire da un dato.

Per taluni paesi si tratta di risultati storici.

Da oltre cent’anni in Gran Bretagna le elezioni venivano vinte dal labour party o dai tories, cioè dai conservatori, e non da una terza forza, come i liberali o i socialdemocratici. Ed è sicuramente una novità anche la vittoria come primo partito, rispettivamente del Front national in Francia, e della lista Tsipras in Grecia. Un altro interessante aspetto è che quando vincono taluni, poi altri movimenti mettono da parte storici steccati, e molti vogliono salire sul carro dei vincitori. Tradizionalmente, ad esempio, la lega è un movimento fortemente autonomista, mentre i cosiddetti movimenti e fronti nazionali tendono invece ad esaltare il ruolo delle nazioni, e sono contrari a rompere l’unità nazionale ed a concedere significative autonomie. Guarda caso,però, la lega era alleata di Alleanza nazionale in Italia, tutti sotto la guida di Berlusconi, ed ora Salvini gioca la carta dell’alleanza con la Le Pen. Da parte sua Grillo tenta l’alleanza con gli ultraconservatori dell’Ukip. In tal caso le differenze sono forse minori, e non possiamo parlare di storici steccati, vista la breve vita dei pentastellati, a differenza degli altri movimenti. Ma va sopratutto sottolineato che queste alleanze, a prescindere da steccati storici ed ideologici, potrebbero avere vita breve. Se, infatti, i paesi di appartenenza di taluni movimenti uscissero dall’UE, come dicevo sopra, i relativi parlamentari tornerebbero a casa, ed i vari Salvini, Grillo ecc. rischierebbero di allearsi con partiti e movimenti destinati a scomparire dall’euparlamento. Ci hanno pensato?

Quello che potrebbe quindi succedere è la fuoriuscita di taluni paesi dall’UE e la scomparsa degli europarlamentari di appartenenza.

QUALI LE RIPERCUSSIONI DI UN’USCITA DEL REGNO UNITO DALL’UE?

Direttamente non ci sarebbero ripercussioni sull’euro, non essendo la Gran Bretagna parte dell’eurozona.

Ma ripercussioni ci sarebbero comunque in ambito economico.

Molti analisti ritengono infatti che i britannici intanto avrebbero diversi problemi nei rapporti con la repubblica irlandese, tuttora parte dell’UE, e l’uscita comporterebbe dazi doganali e istituzione di controlli negli aeroporti.

Una parte significativa degli scambi e delle relazioni economiche di Gran Bretagna ed UE riconduce peraltro ai reciproci rapporti, pur questo paese non essendo parte dell’eurozona, e le reciproche relazioni commerciali subirebbero un deciso contraccolpo.

L’uscita dall’UE spingerebbe quindi il regno unito verso una maggior collaborazione anche economica con gli USA.

Il mercato azionario inglese, rappresentato dall’indice Ftse 100,non ha subito al momento particolari negatività, e le relative quotazioni sono tuttora inserite in un trend rialzista di medio/lungo.

E SE L’USCITA RIGUARDASSE LA FRANCIA O LA GRECIA?

Situazione ben diversa rispetto alla Gran Bretagna.

La Francia è tra i paesi fondatori non solo dell’UE, ma anche fondamentale membro dell’eurozona.

E’ molto probabile che una sua uscita segnerebbe la fine dell’euro, ed una gravissima crisi internazionale.

Il mercato azionario francese, rappresentato dall’indice Cac 40,ha comunque mantenuto l’impostazione rialzista di fondo.

Quanto alla Grecia, sebbene il ruolo internazionale di questo paese sia decisamente più marginale, anche in ambito economico, sarebbe comunque la fine del tabù dell’irreversibilità.

A differenza di un’uscita di paesi come la Francia, le ripercussioni sarebbero più graduali, ma comunque poi seguirebbero a ruota ripercussioni sui paesi periferici e la fine dell’euro sarebbe in ogni caso dietro l’angolo.

Comunque la vittoria della lista Tsipras non ha avuto particolari ripercussioni sul mercato azionario, rappresentato dall’indice Athex 20, che ha continuato nel proprio trend rialzista di medio/lungo.

QUALE POTREBBE, QUINDI, ESSERE UN’ALTERNATIVA CONCRETA ALLA CRISI DEFINITIVA DELL’EUROZONA?

Come ho detto anche in altre occasioni, una continuazione del’eurozona, basata però su sostanziali modifiche in campo economico, tali eventualmente da recuperare almeno parte della tradizionale sovranità dei singoli paesi in materia di politica monetaria, preclusa dalle attuali normative internazionali.

 

 

 

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