Elezione del nuovo Presidente della Repubblica: apparenti paradossi politici

Siamo in dirittura d’arrivo per le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Elezione breve e concordata o lungaggini infinite, per arrivare al nome definitivo e tale da raccogliere un sufficiente numero di consensi?

Al momento solo la coalizione di centrodestra ha chiarito la propria intenzione.

Votare Berlusconi. Almeno alle prime votazioni.

Gli altri partiti o puntano su Draghi, al momento, come il PD e, ameno in parte, i pentastellati, oppure ancora non hanno fornito una chiara indicazione di voto.

Ancora avvolto nelle nebbie si direbbe, quindi, il destino delle imminenti votazioni.

Ma, anche se il nome del prossimo Presidente è ancora un terno al lotto, siamo comunque in grado di far luce su alcuni apparenti paradossi politici, legati alla sua elezione.

Com’è possibile che chi condivide l’operato di Draghi non lo voglia al Quirinale?

E che, invece, chi lo indica quale futuro Capo dello Stato non ne condivida fino in fondo la gestione dell’esecutivo?

Sembrerebbero posizioni paradossali, contrarie al senso ed alla logica comuni.

Eppure anche tali situazioni seguono, invece, una precisa logica.

Elezione del nuovo Presidente della Repubblica: apparenti paradossi politici

Apparentemente la logica vorrebbe che si seguissero strade simmetriche.

Chi apprezza Draghi dovrebbe sostenerlo come futuro Capo dello Stato.

E viceversa.

Ma, evidentemente, la politica è spesso il luogo della logica contrarian.

Infatti, nel caso si apprezzi particolarmente l’operato di Draghi come premier, evidentemente si desidera che continui in questa sua funzione.

Funzione che, ovviamente, verrebbe meno se venisse eletto Capo dello Stato.

E, quindi, si preferisce che rimanga al suo posto.

In tale contesto si colloca, ad esempio, buona parte dei partiti del centrodestra, in particolare quelli che fanno parte della maggioranza.

Appoggiano Draghi come premier, ma candidano Berlusconi a Capo dello Stato.

A parte la posizione di Fratelli d’Italia che, pur condividendo la candidatura di Berlusconi, resta comunque all’opposizione dell’attuale esecutivo.

La posizione di chi candida Draghi a Capo dello Stato

Chi vorrebbe Draghi come nuovo Presidente della Repubblica, ovviamente dà invece per scontata la fine dell’attuale esperienza di Governo.

Probabilmente perché la ritiene insufficiente.

Oppure perché si desidera un quadro politico differente.

Non più basato, ad esempio, su una larga maggioranza, riunita attorno ad un premier tecnico, ma espressione di un ritorno ad una situazione, nella quale centrodestra e centrosinistra siano, ancora una volta, divisi ed in confronto dialettico

Ognuno è ovviamente libero di trarre le proprie valutazioni, circa l’operato del Governo in carica.

Certo è che, se non formalmente, di fatto, nonostante i progressi economici legati alle risorse europee, stiamo assistendo ad un nuovo lockdown economico.

E si tratta di elemento che pesa nelle vicende politiche

In altri termini, facciamo riferimento ad una rinnovata situazione, nella quale soprattutto alcuni settori, come la ristorazione, risentono di un clima di paura, legato all’andamento esponenziale della pandemia.

Questo implica che probabilmente alcuni non ritengano sufficiente l’obiettivo di contenere gli effetti gravi della pandemia, ma che sia ormai indispensabile il contenimento anche dei contagi. E certo non pare misura idonea a tale scopo neppure l’introduzione di un obbligo vaccinale.

Se infatti la campagna di vaccinazione può corrispondere al primo obiettivo, ormai è evidente che il secondo è completamente fallito.

Ma l’economia richiede, evidentemente, altro. In particolare, proprio un insieme di condizioni, che consentano di abbandonare quel clima di paura pandemica.

Concludendo, in questo articolo abbiamo spiegato alcuni apparenti paradossi politici e come l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica si leghi a scenari politici vecchi e nuovi.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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