Economie stop and go: quali prospettive, quali soluzioni?

La pandemia da coronavirus ci ha abituati ormai ad economie e provvedimenti, riconducibili ad una forma di stop and go.

Un po’ si riparte, un po’ si decretano lockdown, un po’… Non si sa bene cosa fare.

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È quindi naturale porsi alcune domande.

Economie stop and go: quali prospettive, quali soluzioni?

In tale ambito rientra, intanto, la questione se l’esecutivo abbia fatto quello che si poteva fare, o se qualcosa di diverso fosse impossibile a farsi.

Al di là di eventuali responsabilità, tema che lascio alla dialettica politica dibattere, evidentemente o si poteva, forse, fare qualcosa di diverso, o comunque, nell’ipotesi di impossibilità, c’era il rischio, poi concretizzatosi, di pervenire alla situazione attuale.

Comunque sia, e cioè sia che esistessero soluzioni diverse, sia che queste fossero inesistenti, è comunque evidente che ci si può trovare a rincorrere la curva dei contagi, più che prevenirla.

Non sappiamo quali provvedimenti saranno effettivamente presenti nel nuovo DPCM di Conte, e le indiscrezioni giornalistiche lasciano il tempo che trovano.

Sta di fatto che dobbiamo interrogarci su conseguenze e soluzioni prospettiche.

Le conseguenze

Le conseguenze economiche sono quelle di un modello stop and go di economia, che riparte, deve rispettare determinati vincoli, collegati alle misure restrittive anticontagio. Poi magari deve subire anche chiusure totali, e poi…..si vedrà.

La naturale conseguenza è quella di una sostanziale incertezza.

Cosa fare, quindi? 

C’è chi ancora ritiene che si dovrebbe tornare, appena possibile, alle tradizionali regole della governance europea, improntate a rigore ed austerità.

E chi, invece, ritiene che si debba fare debito, per incrementare la liquidità disponibile, al fine di politiche in qualche modo riconducibili ad una impostazione in stile keynesiano.

La mia opinione sulle economie stop and go: quali possono essere le prospettive e quali le soluzioni.

A mio avviso sono ricette, se così vogliamo denominarle, entrambe sbagliate.

L’austerità contrasta nettamente con una prospettiva di effettiva ripresa.

Mentre il fare debito alla fine serve….a fare debito.

Occorre ricorrere, invece, se vogliamo considerare gli strumenti attualmente disponibili, ad obbligazioni a lunga scadenza, anche di qualche centinaia di anni, già peraltro presenti nella esperienza di diversi Stati, e con tassi negativi, destinati ad investitori istituzionali, come la BCE.

Il tutto collegato ad una possibile riforma di alcune regole, che stabiliscano il vincolo per determinati enti, come appunto la BCE, di sottoscrivere il debito senza se e senza ma.

Alla fine gli Stati non dovrebbero preoccuparsi di pagare interessi, perché, anzi, con interessi negativi incasserebbero.

Inoltre si dovrebbe stabilire che il debito, in termini di capitale sottoscritto, potrebbe anche essere irredimibile.

Ovviamente, sotto il profilo delle regole istituzionali, enti come la BCE dovrebbero essere autorizzate a stampare denaro, in relazione alla quantità prevista per mantenere l’equilibrio finanziario. Anche per far fronte ad obbligazioni con interesse negativo ed eventualmente irredimibile.

Rischio inflazione?

Non più di tanto, se si osservano determinati quantitativi, legati alle esigenze di cui sopra ed ai relativi parametri.

E, al contempo, soluzioni di quel problema del debito, che ancora si pone, perché non si sono cambiati alcuni meccanismi finanziari, che andrebbero invece modificati, come sopra spiegato.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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