Economia americana: una prima incrinatura

Economia americana: alle porte qualche problema? Dopo l’ennesima delusione arrivata dalle scarne minute della BCE è arrivato   nel pomeriggio un dato macroeconomico deludente che incrina le certezze sull’economia  a stelle e strisce.

A forza di gridare al lupo al lupo ecco che qualcosa è successo per davvero.

Come vedremo in tabella tutto rimane sempre tranquillo sul fronte dei dati della disoccupazione.

Meglio delle attese e numeri sempre posizionati sui minimi storici.

I problemi, i dubbi arrivano dalla produzione. Vediamo.

Tabella principali dati dell’economia americana

    Richieste di disoccupazione continua 1.674K 1.700K 1.728K
    Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione 209K 216K 221K
    Indice dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero (Ago)   49,9 50,5 50,4
    Indice Markit PMI Composito (Ago) 50,9   52,6
    Indice dei direttori agli acquisti del settore terziario (Ago) 50,9 52,9 53,0

Andiamo ad analizzare dati spot, quindi assolutamente ancora privi di una valenza di trend che possa anche solo fare pensare a una recessione in corso.

Certo è che non si vedeva da tempo un dato sull’indice dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero sotto le attese ma soprattutto sotto la fatidica quota 50.

Un livello che se ripetuto nei prossimi mesi indicherà recessione.

Già ora però non va trascurato, ci dice che una frenata è in corso.

Tanto più che viene anche validato dal dato analogo del settore dei servizi che, pur sopra quota 50 scende a 50.9 versus 52.9 di aspettative e 53 della volta scorsa.

Lo scotto della guerra sui dazi

Proprio oggi abbiamo precisato che il tentativo della BCE di attribuire colpe rilevanti per le difficoltà dell’economia dell’UE alla battaglia doganale tra USA e Cina risulta poco credibile.

Per contro è indubitabile il fatto che l’economia americana possa soffrire queste ripetute schermaglie a suon di dazi e contro dazi tra Casa Bianca e Pechino.

Per le aziende americane si rileva una oggettiva incidenza sul conto economico, sia una rilevante pressione a limitare le esportazioni verso la Cina.

Inevitabile che il dato manifatturiero risentisse di questa situazione.

Trump mette il pallino dalla parte di Powell

Inevitabile ora stabilire che Trump è riuscito finalmente a scaricare il pallino decisionale sulla FED,

Banca Centrale americana che ora non ha più la certezza delle spalle coperte da solidi e continuativi dati macroeconomici.

Ora sì che Powell potrebbe dare corso a quel taglio di 0.50% (anche sotto forma di due tagli da 0.25% da qui a fine anno) che calmerebbero Donald Trump.

Ma soprattutto una mossa del genere porterebbe euforia sulle Borse USA e per contagio anche globali.

Nella convinzione che con una FED ancora armata (i tassi si attesterebbero all’1,75%) la grande liquidità contribuirebbe a una nuova ripartenza dell’economia americana.

E se poi anche le trimestrali andranno a confermare la bontà e tempestività di queste manovre ecco che per le Borse si aprirà lo spazio per un rialzo molto ma molto significativo.

Approfondimento

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