Ecco perché è giusto pagare 100 euro o anche più per un conto corrente e 3 modi per sottrarsi a questa stangata

Il conto corrente è uno strumento che costa tanto, anche fino a 100 euro o più di spese di gestione annue. La fortuna è che questi costi vengono frammentati nel tempo quindi si tende a considerarli irrisori.

Tuttavia, ecco perché è giusto pagare 100 euro o anche più per un conto corrente e 3 modi per sottrarsi a questa stangata.

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Il conto corrente e i costi che esso comporta

In sintesi il c/c è uno strumento tecnico che permette al titolare le più comuni operazioni di cassa.

Ossia accogliere gli incassi come stipendio, fatture attive, fitti da immobili, etc. E parimenti consente l’addebito spese come utenze, mutuo o affitto, l’abbonamento a Internet, etc.

Due ragioni per cui il c/c costa

Veniamo ora alla vera natura di una banca. In primis si tratta di una comune attività d’impresa che mira al profitto ed è esposta al rischio fallimento. Secondo, è un’attività d’impresa “speciale” rispetto a moltissime altre aziende. Il riferimento è all’intermediazione del credito, la tutela dei depositi, la creazione di moneta partendo dai depositi.

Quindi la banca mira a fare utili attraverso tutti i servizi che offre, c/c incluso.

Il secondo motivo è che più basso è il tasso d’interesse BCE (oggi zero) più la banca deve “estrarre valore” dai servizi differenti dal prestito, tipo il c/c (ma non solo).

La liquidità è “un lusso”

La terza motivazione rimanda al parcheggio della liquidità in eccesso delle banche presso la BCE. Secondo alcuni studi, nel 2018 la “tassa” sui depositi è valsa il 2,4% degli utili medi delle banche italiane.

Ora è facile intuire che quel costo in un modo o nell’altro ricade sul cliente finale, il correntista.

Sulla natura del conto corrente e perché è giusto pagare

Infine le ultime due motivazioni sono strettamente interconnesse. Abbiamo detto che il c/c è un formidabile strumento di cassa e non nasce per assolvere alle funzioni di investimento. Né deve trarre in inganno il fatto che anni fa riconosceva un tasso d’interesse attivo: erano gli anni della scarsità di moneta e si premiava il risparmio.

Quindi se di fondo ci fosse un errore del risparmiatore a scambiare una natura per un’altra, non si tratta di certo una “colpa” della banca.

La quinta considerazione è che spesso il deposito in c/c è una scelta consapevole, ossia di fondo c’è una preferenza per la liquidità del risparmiatore. Ma questo è un servizio e come tale è giusto che lo si paghi.

In definitiva, ecco perché è giusto pagare 100 euro o anche più per un conto corrente e 3 modi per sottrarsi a questa stangata

Vediamo adesso due vie di fuga a questo stillicidio di spese.

La prima si chiama “formazione in materia” e costa tempo, sacrificio, impegno; l’alternativa è affidarsi a un consulente finanziario indipendente.

Infine per chi invece possiede almeno i rudimenti di base, non resta che tenere in banca solo lo stretto necessario e investire il resto. Qui al link esponiamo alcune possibili soluzioni valide per il breve periodo.

Per chi invece vuole sfruttare la potenza del lungo periodo, ecco l’articolo giusto.

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