Ecco perché durante la quarantena cucinare ci ha salvato

Il lockdown e il lungo isolamento della scorsa primavera, hanno cambiato radicalmente il modo di vivere e le abitudini. Ore e ore in videochiamata per sentire più vicini gli affetti. Le giornate trascorrevano lentamente. Ogni giorno sempre uguale a quello precedente. L’attività fisica primaria era quella di passare dal divano alla cucina.

Ed è proprio in cucina che si è cercato di combattere la noia passandoci la maggior parte delle ore. E sfruttando il potere consolatorio del cibo. Cucinare ha tenuto occupata tutta la famiglia. Il pranzo, la cena e l’aperitivo venivano condivisi sui social, tra foto e post.

Ecco perché durante la quarantena cucinare ci ha salvato

Cucinare è diventata una vera e propria terapia. Un modo per curare il proprio spirito e il proprio animo. Cucinare distrae e diverte.

Preparare per sé e per gli altri ha assunto un significato diverso. Non è più un atto scontato, noioso, meccanico. Ma si cucina per una soddisfazione personale. Per essere apprezzati e aumentare l’autostima. Il piacere di fare il pane e la pizza in casa, ha assunto un valore terapeutico che ci ha salvato dalla noia. Anche le persone che non si sono mai particolarmente dedicate alla cucina, hanno provato a mettersi in gioco.

È cambiata la prospettiva. Affrontare i momenti di stress non più mangiando, ma cucinando.

Il potere del Comfort Food

Le persone tendono a rifugiarsi in ciò che conoscono e che le conforta. Comfort food, letteralmente cibo di conforto. Il cibo della tradizione che coccola. Evoca ricordi familiari. Fa sentire al sicuro.

Lo stress e l’ansia possono essere controllate cucinando questo tipo di cibo. Così ci si sente più vicini agli affetti lontani. Il comfort food innesca pensieri positivi. Scegliere con cura gli ingredienti e lavorarli aiuta a distrarsi dai pensieri negativi. Condividere questi momenti con la famiglia aiuta la convivialità e facilita la comunicazione. Ecco perché durante la quarantena cucinare ci ha salvato.

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