Ecco il piano B: nuova politica monetaria

Nell’articolo di ieri, che potete trovare qui, ho evidenziato l’opinione della necessità di un piano B per l’economia.

Intendendo per piano B un programma economico, che prescinda da eventuali risorse finanziarie concesse dall’UE, e si proponga di risolvere le questioni economiche italiane autonomamente.

Piano B che, a prescindere dai contenuti di cui si possa comporre, non pare attualmente trovare nessun cenno di accoglienza, in seno all’esecutivo, anzi.

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Pertanto ecco il piano B: nuova politica monetaria.

La necessità di un piano B si impone, intanto per evitare errori in sede di programmazione economica.

Prospettiva, infatti, ben diversa da quella di una commistione tra un piano A, finalizzato a farsi concedere le risorse finanziarie europee, e un piano B, finalizzato invece a definire come gestire gli aspetti economici complessivi.

Esempio di questa commistione potrebbe essere la prospettazione dell’uso dei fondi europei, per ripianare il debito, o per finanziarie una diminuzione, sia pur temporanea, dell’Iva. Commistione perché i fondi europei sarebbero usati per coprire eventuali buchi di bilancio, nel caso il recupero fiscale non fosse consentito da un sufficiente sviluppo della base imponibile determinato dal ribasso dell’Iva.

Ma, per la verità, l’ipotesi di un taglio dell’Iva, anche se finanziato con risorse italiane, e cioè con uno scostamento di bilancio, non è comunque gradita in sede europea, come fatto sapere da Merkel e Macron, come potete leggere qui.

Tirando infatti le somme di quanto sinora concluso, concretamente, a Villa Pamphili, sinora possiamo dire in sintesi: nulla di fatto. E la proposta sull’Iva, peraltro ipotesi arcinota (non occorrevano certo Stati generali o chissà quale altra iniziativa per farla riapparire) è solo servita, semmai, a provocare divisioni nella maggioranza ed in seno all’eurozona.

Ecco il piano B: nuova politica monetaria

Proviamo, quindi, a precisare in cosa potrebbe invece consistere questo piano B.

L’intento non è solo quello di affrontare situazioni di emergenza economica, ma quello di risolvere, una volta per tutte, il problema del debito pubblico italiano.

Una premessa: sono perfettamente consapevole che si tratta di misure sinora completamente avversate dalle attuali logiche monetarie in sede UE.

Ma partiamo con un punto importate.

Il divieto di acquistare titoli in fase di emissione

In base ai trattati europei la BCE non può acquistare titoli in fase di emissione.

La finalità di questo divieto sarebbe da ricondurre soprattutto al contenimento dell’inflazione.

Ma acquistando titoli sul secondario, non è che le cose cambino poi tanto.

In luogo della spesa pubblica, che sarebbe consentita con la base monetaria trasmessa dalla BCE agli stati in sede di acquisto dei titoli in fase di emissione, la medesima base monetaria, trasmessa invece agli intermediari, potrebbe infatti essere dirottata nell’economia reale, divenendo quindi massa monetaria circolante.

Si determinerebbe quindi una immissione di base monetaria di pari importo a quella conseguente alla spesa pubblica, finanziata dalla BCE se gli acquisti di titoli potessero riguardare anche quelli in fase di emissione, e gli effetti sull’inflazione sarebbero del tutto analoghi.

A nostro avviso, è invece proprio la mancanza di una adeguata politica monetaria ad impedire, ed anzi, ad aggravare la situazione del debito pubblico.

La proposta di nuova politica monetaria

Ipotizziamo, invece, che ogni stato possa stampare, senza correlata emissione di titoli di stato, ogni anno denaro per un controvalore corrispondente ad un trentesimo del proprio stock di debito pubblico.

Se lo stato può stampare denaro, con cui ogni anno rimborsare un trentesimo del debito pubblico, significa realmente che si potrebbe innescare quella parabola discendente del debito, che tanti prospettano, per poi doverla invece puntualmente smentire.

In 30 anni si avrebbe l’annullamento del debito attuale, con la certezza di questo risultato.

Ed ecco la solita obiezione, che da sempre fa da contraddittorio a questo tipo di proposte.

E l’inflazione?

Ipotizziamo che questa massa monetaria creata dallo stato abbia effetti inflattivi.

In che misura?

Presumibilmente, in misura incrementale, rispetto al tasso d’inflazione già presente nel paese, se quella quantità di base monetaria aggiuntiva non viene indirizzata nell’economia reale, cioè producendo prodotti o servizi.

Infatti la moneta rappresenta il controvalore del Pil. E quindi, se a quantità di moneta aggiuntiva corrisponde un pari incremento del Pil, tutto resta in equilibrio.

In tal senso, ad esempio, l’esperienza USA.

Peraltro, siamo attualmente in deflazione.

Pertanto, anche a non voler basarsi su alcuna preconcetta teoria economica, si potrebbe tentare di avviare un piano B, come quello proposto, con buone prospettive di evitare dinamiche inflattive.

Se poi temute dinamiche inflattive si manifesteranno, potremo sempre interromperlo.

Del resto, l’economia è spesso fatta anche di teorie messe alla prova dei fatti.

Sinora le esperienze in tal senso dimostrano che queste temute dinamiche non si dovrebbero manifestare, come appunto indica l’esperienza USA.

Pertanto, perché non pensare ad avviare un piano B, come quello sopra indicato?

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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