Ecco i tanti modi per utilizzare la radice di rafano

Spesso su ProiezionidiBorsa si parla di rimedi naturali, quelli che comunemente si chiamano “rimedi della nonna”. Lo scopo non è ovviamente quello di promuovere l’omeopatia o di gettare discredito sulla medicina tradizionale. Piuttosto si vuole far comprendere ai lettori che alcuni prodotti assolutamente naturali – soprattutto piante, erbe e radici – hanno delle caratteristiche uniche. E che queste caratteristiche possono essere sfruttate per ottenere dei benefici in una dieta sana e completa.

Tra questi prodotti della terra c’è sicuramente la radice di rafano. È chiamata anche barbaforte o cren, e grattugiata, in infuso, cotta o cruda ha delle rinomate proprietà officinali e antibatteriche. Gli esperti della redazione si sono già occupati di questa radice molto carnosa. Oggi propongono ai lettori un nuovo approfondimento sui suoi usi e sulle sue proprietà. Ecco i tanti modi per utilizzare la radice di rafano.

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Il rafano è un componente chiave di molte ricette orientali, in particolare il conosciutissimo wasabi. In Italia non è sempre facilissimo reperirlo, ma spesso si trova sottaceto. La caratteristica più nota è il sapore molto piccante. Essendo ricco di vitamina C, il rafano ha diverse proprietà: è antibiotico, espettorante, depurativo per i polmoni e l’apparato respiratorio, favorisce la digestione e la produzione della bile e ha anche un effetto emolliente contro eritemi, scottature e infiammazioni della pelle. Il consumo di questa pianta andrebbe invece evitato in eccesso, perché può irritare le mucose gastriche.

Ecco i tanti modi per utilizzare la radice di rafano

Usare questa radice sia in cucina che come rimedio naturale è però molto semplice. È estremamente malleabile, quindi è facile sia da tagliare che da lavorare in altri modi – come ad esempio grattugiandola per insaporire i cibi. Per conservarla essiccata, andrebbe prima tagliata a rondelle asciugate al sole. Queste si possono poi conservare in vetro, anche sotto aceto. In frigo possono stare anche fino a sei mesi.

Le rondelle ‘lisce’, invece, sia fresche che secche, possono essere utilizzate in molti modi ma quello più comune è un semplice infuso in acqua bollente, con qualche goccia di miele. La tisana ottenuta, opportunamente filtrata, avrà un effetto sgonfiante e diuretico. Con il suo caratteristico gusto piccante, unito all’azione antibatterica, è molto utile anche d’inverno per proteggere la gola.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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