Ecco come la pensione dei lavoratori ingrana il turbo nel lungo periodo

Il tema delle pensioni sta a cuore a tutti: si accumulano provviste in età lavorativa per non farsi trovare impreparati quando poi ne sarà fuori. Ma se l’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria, ossia le pensioni statali) va progressivamente riducendosi negli importi, quali sono le soluzioni?

Bene, ecco come la pensione dei lavoratori ingrana il turbo nel lungo periodo e ripaga delle sagge scelte fatte da giovani.

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La previdenza complementare

La soluzione c’è e si chiama previdenza complementare, sia del tipo collettiva (il c.d. secondo pilastro) che individuale (il c.d. terzo pilastro). Detta in termini semplici, si tratta dell’opportunità concessa dal legislatore di costruirsi una pensione integrativa, “complementare” appunto, accanto a quella pubblica.

Il fine è quello di ridurre, per quanto più possibile, il gap previdenziale. Vale a dire ridurre lo scarto tra l’importo della prima rata della pensione pubblica e l’ultimo stipendio percepito da lavoratore. Cercare, in definitiva, di attutire la differenza di redditi percepiti in età lavorativa e in età pensionistica.

I dati della COVIP

Ma a un lavoratore (autonomo o alle dipendenze; del settore pubblico o del settore privato) può risultare attraente una simile opportunità o è meglio lasciar perdere? Un supporto ad una simile decisione potrebbe derivare dalla lettura di dati concreti, numeri. Che nel complesso aiutino a capire se, e di quanto, ci sia la convenienza ad aderire alla previdenza complementare.

La nostra fonte saranno i dati sulla previdenza complementare pubblicati una manciata di giorni fa dalla COVIP. L’Istituto ha reso noti i rendimenti medi annui composti dei vari fondi che compongono la previdenza complementare. Il periodo di riferimento dei dati va dal 1° gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2020, quindi 10 anni.

Dal documento si legge che il rendimento medio annuo composto è stato pari al +3,6% per i fondi chiusi e del +3,7% per i fondi aperti. Ancora, del +3,3% per i PIP di ramo III e del +2,4% per le gestioni di ramo I.

Manco a dirlo, fanalino di coda è giungo il TFR, che, nel decennio preso in esame si è mediamente rivalutato dell’1,8% all’anno. Dunque, ecco come la pensione dei lavoratori ingrana il turbo nel lungo periodo.

Vince chi semina per il lungo periodo

La semplice morale che si può trarre davanti a simili dati è che la ragionevole programmazione vince sempre. Anche in tema di pensioni.

Del resto è lo stesso principio di fondo applicato agli investimenti finanziari. Parcheggiare i risparmi e lasciarli maturare e lavorare da soli grazie alla “magia” dell’interesse composto. Una riprova indiretta è data dal fatto che le linee azionarie dei fondi pensione chiusi (+5,7%) e aperti (+5,4%) sono quelle che hanno guadagnato di più nel decennio.

È la semplice filosofia del contadino, replicabile sia in finanza sia nella costruzione della propria pensione. Piantare, curare tanto e poi attendere una stagione intera prima di raccogliere i meritati frutti.

Nulla da eccepire: ecco come la pensione dei lavoratori ingrana il turbo nel lungo periodo.

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