Ecco 3 pagamenti che è meglio non fare in contanti per non rischiare accertamenti fiscali

Oltre al limite che impone la vigente normativa, esistono dei pagamenti che il diritto tributario richiede di effettuare con mezzi tracciabili. Se in alcuni casi si pone l’obbligo, in altri è sempre meglio preferire strumenti come bonifici, carte elettroniche o simili per pagare. Di seguito illustriamo le principali motivazioni e gli obblighi che impone la legge al riguardo. Ecco 3 pagamenti che è meglio non fare in contanti per non rischiare accertamenti fiscali.

Quando conviene usare i sistemi tracciabili?

Al giorno d’oggi l’utilizzo della moneta elettronica sta sempre più entrando a far parte delle abitudini quotidiane. Dalla spesa al supermercato agli acquisti in rete, quasi tutti utilizzano con molta sicurezza e semplicità gli strumenti di pagamento più moderni. Tuttavia, c’è chi resta ancora legato al contante e spesso si domanda cosa sia possibile pagare o non pagare in moneta sonante. Ebbene, in alcuni casi è preferibile utilizzare i mezzi tracciabili per evitare di perdere importanti vantaggi fiscali come mostriamo di seguito.

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Ecco 3 pagamenti che è meglio non fare in contanti per non rischiare accertamenti fiscali

Tra i pagamenti che è preferibile non effettuare in contanti una prima voce importante riguarda il lungo elenco delle spese detraibili ai fini IRPEF. La Legge di Bilancio 2020, ossia la Legge n. 160/2019, impone l’obbligo di tracciabilità per le spese da portare in detrazione. Fanno eccezione solo alcune spese farmacologiche e sanitarie.

Proprio queste ultime spese rappresentano una voce piuttosto importante quando si presenta la dichiarazione dei redditi ogni anno. Per questo motivo a volte conviene ottimizzare la possibilità di fruire dei rimborsi IRPEF del 19% come abbiamo indicato nell’articolo Chi compie questa scelta intelligente nel modello 730 può risparmiare più soldi sulle spese sanitarie. Stessa regola di tracciabilità vale anche per i pagamenti relativi ad eventuali bonus come quelli per la ristrutturazione. Questo è quanto ribadisce la circolare n. 7/E dell’Agenzia delle Entrate. Chi paga in contanti rischia di perdere i soldi della detrazione fiscale. In questi casi si può utilizzare il bonifico ad esempio e seguire le istruzioni su come compilare correttamente la causale del bonifico.

La terza di forma di pagamento che converrebbe effettuare attraverso mezzi tracciabili riguarda il canone di affitto o le spese condominiali. Sebbene le spese di affitto e condominiali si possano saldare in contanti conviene ricordare che attualmente non si può superare la soglia di 1.999,99 euro. Chi infrange la norma, rischia sanzioni pecuniarie piuttosto pesanti. Il pagamento con mezzi tracciabili di simili spese, inoltre, vale come ricevuta di avvenuto pagamento. Esso può dunque diventare una prova da esibire in caso di contestazioni o verifiche. Ecco dunque 3 casi in cui non conviene il pagamento per mezzo del contante.

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