E se oggi la vera bolla finanziaria fosse nei BTP e titoli di Stato che pagano zero?

Oggi la Redazione di ProiezionidiBorsa risponde a chi si chiede: e se la vera bolla finanziaria fosse nei BTP e titoli di Stato che pagano zero?

Partendo dalla recente pandemia da Covid 19, le Banche centrali di ogni Continente hanno pompato liquidità a iosa, nelle rispettive economie. Quasi sempre, lo hanno fatto comprando sul mercato secondario i titoli del debito pubblico dei rispettivi Governi di riferimento.

Oltretutto, questa politica espansiva non è affatto data in scadenza a stretto giro. Cioè queste Istituzioni monetarie continueranno ancora a comprare bond sovrani nei mesi a venire, col fine di sostenere l’economia in forte difficoltà.

Ora però ci si chiede: e se la vera bolla finanziaria fosse nei BTP e titoli di Stato che pagano zero? La domanda non è né retorica, né banale. L’effetto, alla lunga, di questa massiccia opera di acquisto di sovereign bond, oggi lo si può misurare almeno sotto una duplice dimensione. Vediamo quali.

L’universo dei titoli di Stato

Il mondo dei sovereign bond presenta oggi almeno due anomalie.

Sul mercato primario, i rendimenti si rivelano essere sempre più calanti, oscillando dal negativo, al vagamente positivo. I titoli di Stato italiani, fino alle scadenze sui cinque anni, hanno infatti rendimenti negativi. È l’acquirente che paga il Tesoro emittente, per avere i suoi titoli in portafoglio.

Un classico esempio del mondo all’incontrario. Poi sulle scadenze sopra i cinque anni i rendimenti tornano positivi e vanno a “salire”. Abbiamo virgolettato perché, a dare retta alla teoria, almeno qualcosa non tornerebbe.

L’Italia è, infatti, Paese con un debito elevato, un PIL in picchiata, un rating scricchiolante. In più, non sono tante le speranze di rientro nel breve termine dei vari parametri tipo debito/PIL, deficit, etc. In sostanza, almeno a stare quanto suggeriscono i principi teorici, bond con simili caratteristiche non potrebbe pagare siffatti (bassi) tassi.

Neanche sul mercato secondario la situazione è migliore. Infatti, quando i rendimenti scendono, i prezzi è risaputo che salgono. Tale legge vale per tutti i bond, soprattutto per quelli a lunga scadenza ed emessi negli anni scorsi, quando le cedole erano più ricche. Per cui oggi comprare bond sul secondario equivale spesso a pagarli sopra 100.

La progressiva e successiva carenza di rendimenti interessanti sul mercato ha portato, nel tempo, a un incremento della loro domanda. I cui prezzi sono oggi ormai alle stelle, appunto.

Spread e BCE

Ora, dietro tutto questo non c’è affatto il recupero del clima di fiducia del nostro Paese sui mercati internazionali. Più semplicemente, invece, il perché dell’anomalia è da ricondursi alla politica di sostegno all’economia da parte della BCE. L’Eurotower, la settimana scorsa, ha addirittura aumentato i suoi acquisti mensili di titoli tramite il PEPP, passati da 14 a 20 miliardi di euro.

Tutto questo ha contribuito anche a sgonfiare lo spread, dopo le accese fiammate di primavera. Attualmente il differenziale col Bund tedesco a dieci anni sta navigando sereno sotto i 120 punti.

Questo trend, secondo diversi esperti finanziari, è dato in discesa anche nel corso del prossimo anno. Qualcuno ha affermato che nel 2021 potrebbe giungere fino a quota 90.

E se oggi la vera bolla finanziaria fosse nei BTP e titoli di Stato che pagano zero interessi?

In sostanza, l’ingente liquidità disponibile sui mercati porta gli investitori a comprare di tutto, tra cui i bond. Si pensi a tutti quegli investitori istituzionali che, per statuto o mandato, devono investire in asset privi di rischio.

In estrema sintesi, investire oggi su un bond vuol dire sapere in principio di avere guadagni tra il negativo, lo zero e il quasi nulla. Gli attuali rendimenti dei titoli di Stato decennali sono pochissima cosa a fronte della loro durata temporale. La quale non è peraltro priva di incognite: inflazione, turbolenze dei mercati, variabili esogene o endogene al sistema economico, etc.

Una situazione abbastanza generalizzata in Europa

La situazione è abbastanza generalizzata in Europa. Ad esempio, in questa settimana, il decennale portoghese, per la prima volta nella sua storia, è arrivato addirittura a zero.

Restando sempre sulla stessa scadenza e prendendo sempre a riferimento i “periferici” (quelli che un tempo erano i PIGS), la situazione non è molto dissimile. In Italia il BTP a dieci anni ha offerto lo 0,56%; in Grecia lo 0,68% e in Spagna all’incirca lo 0,07%.

Verrebbe da urlare di gioia dinanzi a simili metamorfosi degli ex-PIGS. Ma sappiamo che questo annullamento dei rendimenti non è l’espressione di altrettante economie tornate a correre. Dunque, la bolla finanziaria, paradossalmente, potrebbe essere proprio sui titoli sovrani che pagano zero interessi sulle scadenze medio-lunghe (sul secondario). Al di sotto, infatti, quegli interessi hanno addirittura il segno meno.

Siamo entrati, ormai, nell’era dei tassi negativi, un’era che ha azzerato il fattore-tempo. Ovviamente solo il trascorre del tempo, e gli stessi mercati, ci diranno in futuro se l’attuale è, o meno, una possibile bolla sui sovereign bond. Per il momento osserviamo i dati e ne seguiremo da vicino le dinamiche.

Ecco, dunque, perché da più parti ci si chiede: e se oggi la vera bolla finanziaria fosse nei BTP e titoli di Stato che pagano zero interessi?

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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