E’ proprio vero che noi consumatori siamo più attenti alla sostenibilità?

E’ proprio vero che noi consumatori siamo più attenti alla sostenibilità? Parrebbe proprio di sì, almeno a vedere alcuni dati recenti. Sembra proprio che gli impegni delle aziende nei confronti dell’ambiente rivestano un peso sempre più importante nelle scelte dei consumatori. A dirlo è un rapporto dell’ente di ricerca ConsumerLab insieme a Adiconsum, Adoc, Federconsumatori e Comitas. E’ proprio vero che noi consumatori siamo più attenti alla sostenibilità, quindi?

E’ proprio vero che noi consumatori siamo più attenti alla sostenibilità?

La parola chiave dei consumatori pare essere futuro. E, con esso, il rispetto per ciò che deve venire. Quindi, i consumatori scelgono imprese che rispettano il futuro. Un’impresa rispetta il futuro quando sviluppa il suo Bilancio di Sostenibilità in maniera chiara ed efficace. E, nel farlo, dimostra sensibilità al bene comune, attenzione all’interesse generale e attitudine alla coesione sociale.

Nello studio a cui si è accennato i consumatori hanno scelto 40 aziende con bilanci capaci di evidenziare le imprese rispettose del futuro. Il criterio di scelta è stato innanzitutto quello della chiarezza e dell’efficacia del bilancio. Oltre a ciò, si è basato sulla capacità del bilancio di coinvolgere i consumatori e sensibilizzarli alla cultura della sostenibilità. Infine, anche rendere l’attività amichevole nei confronti dei consumatori stessi.

Questi ultimi, però, forse fanno un errore. Danno priorità alla reputazione di una società, piuttosto che, o prima ancora che, al prezzo del prodotto che vorrebbero acquistare. Il problema è che la stragrande maggioranza di noi consumatori non sa cosa sia un bilancio di sostenibilità. E tantomeno sa leggerlo. Questo ci trasforma in carne da macello per pubblicità e marketing. I quali dipingono un mondo che, spesso, alla prova dei fatti, esiste solo per i creativi che hanno creato la campagna pubblicitaria.

Sostenibilità sì, quindi, ma solo per i consumatori?

Anche qui sembrerebbe proprio di sì. Perché quelle 40 aziende di cui sopra sono mosche bianche. Quattro quinti delle aziende intervistate (oltre 1500) non redige bilanci di sostenibilità. E chi lo fa redige bilanci fumosi, autoreferenziali, generici, pieni di luoghi comuni e dichiaratamente complessi da leggere. Questo fatto può cambiare? Sì, perché le imprese non potranno ignorare ancora a lungo le esigenze dei consumatori, in chiaro aumento, come visto. E perché si inizierà ad agire a monte, da parte delle associazioni dei consumatori stessi. Sempre più prevenzione, sempre più educazione del consumatore perché compia delle scelte informate. E pretendere dei bilanci di sostenibilità snelli, chiari e concreti è un passaggio fondamentale.

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