È presto per parlare di inversione, almeno in ottica di lungo termine

Le recenti dinamiche ribassiste sui mercati azionari hanno gettato nello sconforto chi pensava che in un trend rialzista ci fossero solo rialzi.

Ovviamente non è così.

Le ultime analisi avevano avvertito di alcuni rischi, collegati, a mio avviso, più alle dinamiche della pandemia, che a veri e propri terremoti causati da rischi di inflazione.

Ma ora come stanno le cose?

È presto per parlare di inversione, almeno in ottica di lungo termine

Tramite la curva dei rendimenti più importante del mondo, quella statunitense, possiamo capire se vi sia effettivo timore, da parte dei mercati, di una nuova politica monetaria recessiva, innescata da innalzamento dei tassi o rischio di recessione.

Quel che conta, infatti, non sono le indicazioni della FED in quanto tale, ma il riverbero che queste hanno sul mercato.

Alcuni semplici dati ci indicano davvero molti aspetti, o quanto meno aspetti particolarmente rilevanti.

Ma procediamo con ordine.

Le indicazioni di Powell

In buona sostanza Powell non ha escluso un rialzo dei tassi, tra qualche anno, ma il mercato cosa pensa?

La risposta è rigorosamente matematica.

La differenza tra la scadenza più lontana dei titoli di Stato USA e quella più breve sulla curva dei rendimenti era, un mese fa, pari a 2,1991.

Oggi è 1,975.

Questo significa che la pendenza complessiva, pur mantenendosi rialzista, semmai è diminuita, non certo aumentata.

Segnale che non denota, quindi, particolari timori inflazionistici di breve/medio.

D’altra parte, la curva non si è neppure invertita negativamente.

Pertanto non teme effetti recessivi.

Le indicazioni della yield curve paiono quindi sostanzialmente voler chiarire che al momento eventuali ribassi dei mercati potrebbero essere di natura prevalentemente correttiva, non certo inversioni di lungo legate ad una modifica della view complessiva.

E l’analisi tecnica?

Sotto tale profilo iniziamo con il dire che il principale indice USA, lo S&P 500, risulta ancora sopra rilevanti supporti di lungo, come il livello di 3723, individuato dal metodo PLT. E lo stesso dicasi per i principali listini azionari.

E se è presto per parlare di inversione, almeno in ottica di lungo termine, diversa è la situazione di medio. Una situazione che ha visto il cedimento del minimo della precedente barra settimanale. Su questo orizzonte temporale avremo modo di approfondire in successive occasioni.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

 

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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