È giusto dare aiuti economici ad un solo figlio e all’altro no?

Perché i miei genitori danno più soldi a mio fratello? Per quale ragione io sono escluso dai loro aiuti economici? Quando si entra nella sfera dei conflitti intergenerazionali, a volte ci si scontra con vissuti non propriamente graditi. La questione degli aiuti economici che un genitore offre all’indirizzo del figlio potrebbe essere analizzata almeno su 4 piani differenti: uno economico, uno fiscale, uno legale ed l’altro emotivo-psicologico. Ciò che l’uno percepisce come un bisogno di soccorso, una necessità, l’altro lo vive come una forte discriminazione ed una grave ingiustizia. Al di là delle personali interpretazioni, cerchiamo di capire come e cosa la legge indica a tal riguardo: è giusto dare aiuti economici ad un solo figlio e all’altro no?

Non si può limitare una predilezione

Certamente, fintanto che i genitori sono in vita, non c’è legge che limiti l’azione di un genitore o la sua propensione ad offrire aiuti economici ad un figlio. Le cose cambiano quando, invece, subentra la morte del genitore ed il figlio meno soccorso avanza pretese in base alle precedenti donazioni fatte al prediletto.

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Fin quando è consentito il mantenimento di un figlio?

Secondo quanto stabilito dagli art. 147 e 315 bis del codice civile, il genitore ha l’obbligo di mantenimento nei riguardi del figlio. Quest’obbligo cessa nella misura in cui la prole acquisisce autonomia economica.

Quando si parla di mantenimento nei riguardi del figlio, ci si riferisce a: soddisfacimento dei bisogni fondamentali, di vitto e alloggio, e dei bisogni secondari conformemente al tenore socio-economico della famiglia. Il mantenimento non cessa con la raggiunta maggiore età, ma perdura fino a quando il figlio non raggiunge una certa indipendenza economica, oppure contrae matrimonio. Certo, questo però non significa che al figlio spetti un mantenimento vita natural durante.

Il dovere di mantenimento stabilisce semplicemente il limite di garanzia minimo che un genitore deve offrire a ciascun figlio. Il limite massimo, invece, non è stabilito. Per questo, non si può vincolare un genitore nel dare più ad un figlio se egli lo ritiene giusto o necessario.

Il figlio discriminato può ricorrere alla legittima dopo la morte del genitore

È giusto dare aiuti economici ad un solo figlio e all’altro no? Nel caso in cui ci sia una forte discriminazione, il figlio svantaggiato potrebbe tutelarsi qualora si verificassero donazioni consistenti. Se queste ultime non sono fatte alla presenza di un notaio, il figlio non ricevente potrebbe opporsi anche prima della morte del genitore. Inoltre, va qui ricordato che, alla morte del congiunto, i parenti stretti hanno diritto alla cosiddetta legittima, ossia una quota minima di patrimonio. Il calcolo della quota spettante di legittima varia in ragione dei parenti in vita alla quale viene distribuita.

Attenzione a quando nella legittima rientrano i debiti del defunto, in quel caso l’eredità non sarebbe affatto gradita. Ad ogni modo, spetta al buon senso del genitore non porre particolari distinzioni tra i figli. Questo perché tali discriminazioni si potrebbero tradurre in cattivi rapporti tra fratelli nella maggioranza dei casi.

 

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