E’ aumentato il rischio rispetto al premio sui mercati azionari?

La storia insegna che ci sono stati diversi momenti in cui i mercati sono scesi e di non poco, ma tali swing non erano giustificati dai fondamentali. In altri casi, abbiamo assistito a salite ininterrotte per  decenni, in cui i fondamentali sembravano non giustificare tali movimenti.

C’è da dire che come l’economia non è una scienza perfetta, così anche lo studio dei fondamentali di un mercato a volte presenta delle anomalie di sopra/sotto valutazione che rimangono in essere per molti anni.

I mercati sono saliti a volte per altri motivi non legati strettamente  a ragioni fondamentali e per le stesse ragioni a volte sono scesi.

Un mercato sopravvalutato non è giocoforza un indice di ribasso, e la stessa regola vale anche per il contrario.

C’è da dire però che nella storia, prima o poi però questa distonia è stata assorbita da violenti rialzi e/o ribassi.

Il momento di inizio di questo movimento è stato sempre segnalato solo e soltanto da un’inversione ribassista dei grafici.

Tranne per il Ftse Mib ed il Nikkei 225, tutti gli altri mercati azionari internazionali o continuano a macinare nuovi massimi storici oppure sono a ridosso degli stessi.

Ma questa situazione è giustificata dai fondamentali?

Abbiamo chiesto il parere a Gian Piero Turletti noto esperto del settore e componente dello Staff di Proiezionidiborsa.

L’articolo si propone di analizzare la situazione di alcuni principali indici azionari, alla luce del concetto di premio per il rischio.

Ma cosa s’intende con tale espressione?

In pratica intendiamo una maggiorazione di tasso, rispetto a quello dei titoli considerati privi di rischio, cioè titoli di stato di durata decennale.

In realtà, il tasso di equilibrio, a nostro avviso, non deve essere pari a quello dei titoli di stato, come vorrebbe il modello FED, perché è ovvio che al maggior rischio dei mercati azionari debba corrispondere un tasso più elevato, che per semplificare poniamo al 5 per cento.

Pertanto un indice avrà un premio per il rischio, se il suo rendimento, espresso come inverso del p/e, cioè utile medio delle azioni contenute nel paniere dell’indice, rapportato alla quotazione del medesimo, avrà un rendimento inferiore al tasso dei titoli di stato, maggiorato del 5 per cento.

Se, ad esempio, i titoli di stato di un determinato paese hanno un rendimento pari al 4 per cento, il tasso di equilibrio dovrà essere pari a 9, e se il rendimento del relativo indice di borsa è 13, allora possiamo dire che, rispetto al rendimento di equilibrio, abbiamo uno sconto del 4 (anche se rispetto al mero rendimento dei titoli di stato lo sconto è 9, e non 4).

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Cosa pensa chi ha acquistato gli Ebooks di Turletti?

Secondo me con i metodi di Gian Piero Turletti si può avere sia una visione anticipata di quello che poi capiterà sui mercati, sia segnali trend following, di conferma, desunti dai metodi stessi.
Cimatti Mario Marco

Se invece i titoli di stato rendono 5, il tasso di equilibrio sarebbe 10, e se il rendimento di un indice azionario è 4, allora abbiamo un premio di 6.

 

Di seguito alcuni principali indici, con relativo rendimento a premio o sconto per il rischio, rapportato ai rendimenti dei titoli di stato.

S & P 500: RENDIMENTO 4%, TASSO DI EQUILIBRIO 7,2%, PREMIO 3,2%.

DAX: RENDIMENTO 4,76%, TASSO DI EQUILIBRIO 5,43%, PREMIO 0,67%

CAC 40: RENDIMENTO 5,12%, TASSO DI EQUILIBRIO 5,7%, PREMIO 0,58%

FTSE MIB: RENDIMENTO 2,57%, TASSO DI EQUILIBRIO 7,14%, PREMIO 7.31%.

E’ quindi evidente una generale sopravalutazione dei principali listini azionari, con una situazione che si evidenzia, in tal senso, soprattutto sul ftse mib, mentre più contenuti appaiono i livelli di sopravalutazione degli altri indici.

 

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