Due grandi insegnamenti nascosti dietro il +20% in un anno di questo BTP

Può un BTP offrire rendimenti a doppia cifra, e comportarsi come o addirittura meglio di un investimento azionario? Sì, la risposta è affermativa, come insegna lo storico del BTP che prenderemo brevemente in considerazione.

Certo, non capita tutti i giorni, ma il bond trentennale emesso dal Tesoro circa 1 anno fa si è effettivamente comportato così. Entriamo quindi nel vivo del discorso e illustriamo i due grandi insegnamenti nascosti dietro il +20% in un anno di questo BTP.

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Vediamo la scheda tecnica di questo BTP

Il bond di cui ci occupiamo ha codice ISIN IT0005398406 ed ha iniziato a scambiare sul mercato dal 20 gennaio dello scorso anno. Frutta un interesse annuo lordo posticipato pari al 2,45%, diviso in due cedole, una al 1° marzo e l’altra al 1° settembre di ogni anno. Ha durata trentennale, quindi scadrà il 01/09/2050.

Attualmente scambia sul mercato a circa 122,6, quindi ha un rendimento effettivo netto annuo poco sopra l’1,2% circa. Il grafico sottostante (fonte: Investing) riassume lo storico annuo dei prezzi del bond sul mercato secondario.

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Ma quali sono questi due grandi insegnamenti nascosti dietro il +20% in un anno di questo BTP?

Come si vede dal grafico, il bond, subito dopo l’emissione, ha attraversato una temporanea fase di vendite, che lo hanno spinto anche fino a quota 90. I due minimi si sono registrati precisamente in data 18 marzo e 22 aprile. Poi il titolo ha ripreso a macinare terreno, portandosi fino al corso di 126,45, in data 8 gennaio 2021.

Ora, al netto dei picchi al rialzo e al ribasso, e che comunque fanno tanta differenza, si può concludere che il BTP ha regalato gioie. Specie a chi l’ha acquistato in emissione o nelle prime settimane di vita del prodotto. Certo, va anche detto che, fino a quando non si vende concretamente il bond, la plusvalenza attuale è solo potenziale. Cioè è solo su carta, ma non in portafoglio. Fino a quando il bond non si venderà, giungeranno solo le cedole al netto della tassazione, apri al 12,50%.

Ecco i due grandi insegnamenti

La prima lezione che possiamo trarre è che non necessariamente i rendimenti interessanti giungono da Paesi lontani o da asset misteriosi. Di cui, ad esempio, potremmo non conoscere realmente il funzionamento, o il sottostante, o chi compra e chi vende quello strumento, etc.

Ad esempio, fino a qualche anno fa andava tanto di moda investire in Cina. Anzi, diciamolo meglio: magari tra amici al bar, o altrove nel mentre si chiacchierava, si parlava di ritorni interessanti legati agli investimenti nel Celeste Impero. Ma senza sapere come operare, su quali asset, gli strumenti più liquidi da scegliere, se c’erano rischi legati al cambio, etc.

Oggi le monete digitali, dalla prima all’ultima, hanno monopolizzato quasi per intero questo fascino. Queste tuttavia, giusto per fare degli esempi, non hanno la garanzia dello Stato, o una certa liquidità sul mercato, etc. A onor del vero dobbiamo però dire che negli ultimi anni le valute online hanno anche dato belle soddisfazioni a chi le ha sapute gestire.

La seconda lezione da ricordare

La seconda lezione rimanda a un concetto semplice e banale, quanto altrettanto snobbato. Ossia quello di diversificazione degli asset.

Sempre nel 2020, i titoli di Borsa sono stati letteralmente massacrati dal mercato, specie tra marzo e aprile. Poi hanno ripreso a salire, dando modo di attutire le perdite e in alcuni casi addirittura portarsi in territorio positivo. Questo nel mentre molti BTP, complice la BCE, salivano nei loro rendimenti sul mercato secondario.

La più semplice delle morali che si possa trarre è, dunque, quella per cui il non avere tutte le uova nello stesso paniere si rivela spesso una scelta vincente.

Eco dunque in estrema sintesi illustrati i due grandi insegnamenti nascosti dietro il +20% in un anno di questo BTP. Infine, nell’articolo di cui qui il link riportiamo alcune riflessioni in merito alla ripresa dei rendimenti negli ultimi giorni.

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