Dow Jones 1929 e Nikkei 225 1989 due casi estremi di calo prolungato. Cosa ci insegnano?

In questo articolo abbiamo discusso sul fatto che le Borse storicamente hanno sempre superato al rialzo I loro massimi. Al fine di completare l’analisi, riteniamo utile in questa sede approfondire due eventi di portata eccezionale che meritano un articolo a parte perché sono stati casi estremi. Il Dow Jones dal 1929 ed il Nikkei 225 dal 1989. Il primo impiegò più di 35 anni per superare il massimo pre-crisi. Mentre il Nikkei 225 non ha ancora superato il massimo del 1990. Va segnalato però che se misurato in USD, il Nikkei 225, quoterebbe oggi attorno alla parità rispetto ai massimi del 1989. Infatti il Nikkei 225 al 29.12.1989 quotava 38.915 JPY che con il cambio USD/JPY di allora a 143.8 equivale a 271 USD. Oggi il Nikkei 225 quota 29.639 JPY che con l’attuale cambio a 109.41 vale 271 USD.

Chiaramente due scenari come questi spaventerebbero anche i più tenaci sostenitori della strategia buy and hold. Per cui riteniamo utile approfondire in questo articolo i fattori in comune che hanno contribuito a questo lungo periodo di ribassi, per capire se oggi sarebbe possibile il ripetersi di una tale dinamica.

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I fattori sono molteplici e complessi, per cui in questo articolo ci limiteremo ad analizzare i principali.

Entrambi gli eventi sono avvenuti a seguito di una recessione innescata e preceduta dallo scoppio di una bolla.

La recessione, non fronteggiata adeguatamente e tempestivamente da politiche monetarie e fiscali (ultra) espansive ha causato dei lunghi periodi di stagnazione e deflazione e quindi una vera e propria depressione.

Dow Jones 1929 e NIkkei 225 1989 due casi estremi di calo prolungato. Cosa ci insegnano?

Le Banche centrali ed i Governi oggi sono molto più attenti e solerti nell’intervenire. Questo grazie ad una maggiore conoscenza, a nuovi strumenti di politica economica, nuove tecnologie. Ma anche in virtù degli insegnamenti ricevuti durante queste esperienze depressive severe del passato.

Nel caso NIkkei 225 sono da aggiungere cause strutturali relative all’economia sottostante come l’invecchiamento della popolazione giapponese e l’ascesa della Cina. Quest’ultima ha guadagnato quote di mercato sempre più importanti proprio a spese del Giappone, che fino ad allora competeva con gli USA per il titolo di maggior potenza industriale del mondo.

Altro fattore contro il Nikkei è stato il JPY forte, anche a causa di politiche monetarie espansive che si rivelarono inefficaci e tardive. Questo ha contribuito a soffocare ulteriormente le esportazioni e ad innescare una spirale deflattiva.

L’incidenza della deflazione

Entrambi i casi summenzionati, in effetti, hanno visto un prolungato fenomeno deflattivo. E la deflazione, si sa, è uno dei maggiori disincentivi agli investimenti.

Oggi si discute molto di inflazione, ma possiamo sostenere che l’inflazione attesa nei prossimi mesi, anche nelle stime più pessimiste, è generalmente un pericolo secondario per i mercati azionari rispetto alla deflazione. Come spiegato in questo articolo infatti, l’inflazione nel lungo termine non deve spaventare gli investitori in azionario o in prodotti che hanno un sottostante reale. Semmai, il vero rischio sarebbe una dinamica deflattiva. Rischio che in questo preciso momento del ciclo economico con operatori e banche centrali focalizzati sulle dinamiche inflattive e l’aumento dei prezzi delle materie prime, sembra essere ben lontano.

Premesso come citato in questo articolo, che nel lungo periodo finché l’economia cresce ed il modello neo liberista resta in salute, crescono anche le Borse. Resta comunque il fatto che una buona diversificazione anche regionale e per asset class avrebbe meglio protetto il portafogli anche in scenari simili a quelli summenzionati. La necessità di una buona diversificazione anche su basi regionali è stata ribadita anche dall’AD di ProiezionidiBorsa in questa intervista che consigliamo di seguire integralmente.

Conclusioni

Per terminare sull’argomento “Dow Jones 1929 e NIkkei 225 1989 due casi estremi di calo prolungato” e premettendo il fatto che sui mercati finanziari non si può escludere a priori nessun evento, al momento riteniamo di escludere il ripetersi di uno scenario simile ai due menzionati qui sopra. Questo viene supportato dall’attenzione e l’attività espansiva dei policy maker (fiscale e monetaria), la prevista dinamica inflazionistica espansiva per i prossimi mesi, nonché l’inclinazione positiva della curva dei rendimenti.

Riteniamo comunque utile per chi volesse seguire una strategia buy and hold di verificare i seguenti elementi:

  • Non investire mai, il denaro che serve per vivere e pagare le spese correnti, in quanto talvolta i cali in Borsa possono durare qualche decennio;
  • Fare acquisti periodici ad intervalli costanti o sui cali anziché aumentare esposizione solo con Borse in crescita o ai massimi. Ciò consente in caso di crollo, di avere un prezzo di carico ben inferiore ai massimi pre-crisi stessi e quindi di ridurre il tempo di recupero;
  • Diversificare regionalmente e per asset class;
  • Controllare periodicamente la curva dei rendimenti e la sua inclinazione, con un occhio al tasso di crescita e di inflazione (o deflazione).
(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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