Dove vanno a finire i miliardi di euro gestiti dalla Finanza?

È stato appena pubblicato l’ultimo report finanza targato OCSE (“Sustainable and Resilient Finance”). Si tratta di un outlook, uno sguardo sullo stato del mondo della finanza nel 2020. Dal rapporto OCSE si desume una descrizione, attuale ed interessante, del trend che ha caratterizzato gli investimenti negli ultimi dodici mesi. Numeri di una certa consistenza che già da soli valgono un mercato a sé stante. Nel resoconto dell’OCSE si legge, infatti, che, alla fine dello scorso anno, la mole di denaro investita nel mercato sostenibile ammontava a 30mila miliardi di euro (+30% dal 2016). Un’enorme quantità di denaro che, nell’ultimo decennio, ha sostanzialmente conosciuto un inequivocabile trend: l’aumento. Cerchiamo allora di illustrare dove vanno a finire i miliardi di euro gestiti dalla Finanza, qual è il loro destino.

I dati del rapporto OCSE

Ebbene, la sensibilità verso le tematiche green, non è più un mero capriccio tematico di esperti ed intellettuali, quanto piuttosto una concreta preoccupazione di tutti. Dalla casalinga al politico, dall’imprenditore all’apprendista, dai giovani studenti ai risparmiatori. Questi ultimi, ormai da anni, dirottano sempre più i propri risparmi verso gli investimenti ESG (acronimo che riassume le iniziali delle tre parole che in lingua inglese identificano ambiente, sociale e governance). Il tema è particolarmente sensibile in Europa, laddove gli asset allocati sull’universo green sfiorano i 14mila miliardi di dollari. Seguiti, poi, dagli States, con 12mila miliardi di biglietti verdi. Infine, il Giappone e il resto del mondo, che si ripartiscono i residui 4.000 miliardi di dollari.

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La necessità d’informare

Secondo il rapporto OCSE, per il piccolo risparmiatore, la scelta di incorporare i fattori ESG nelle proprie decisioni d’investimento, mira spesso all’ottimizzazione del rischio di lungo termine. Questa scelta potrebbe comunque rivelarsi non proprio in linea con gli originari obiettivi degli investimenti ESG. Ecco perché, proseguono gli economisti OCSE, molto lavoro resta ancora da fare in tema di “illustrazione” di queste classi d’investimento.

Dove vanno a finire i miliardi di euro gestiti dalla Finanza

Dalla lettura del rapporto si possono trarre almeno due importanti considerazioni:

a) Anno 2020. Si tratta di un trend più strutturale che temporaneo. Tale orientamento, letto a grandi linee, può anche costituire una tendenza di riferimento per il piccolo risparmiatore. Questi investimenti hanno comunque, indubbiamente, retto meglio alla crisi che ha colpito i mercati nel 2020. Nella scorsa primavera, infatti, le loro performance sono state meno negative rispetto agli investimenti tradizionali;

b) Anno 2021. Il secondo aspetto chiama in causa direttamente la corporate governance delle aziende quotate. Tutte, in qualsiasi listino esse si trovino. In altri termini, oggi, per attrarre i capitali della finanza non è più sufficiente il fornire semplicemente utili, nonché conti in ordine e budget interessanti. Il risparmiatore chiede anche un’etica che, ad esempio, possa tradursi in un rispetto per l’ambiente oltre che per i diritti dei lavoratori. Non ci si ferma ai risultati estemporanei o all’apparenza. È in atto, invece, un processo di ricerca del perchè e del come quel fatturato si venga a determinare in quei termini alla fine dell’esercizio.

Intanto, se gradite scoprire quale trend imboccheranno i mercati da qui a breve, vi suggeriamo la lettura di questo articolo.

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