Disoccupazione USA in contraddizione

L’attesa per i dati sulla disoccupazione americana si è conclusa con un risultato che sa di nulla di decisivo.

Per quanto strano possa sembrare strano, in questa fase borsistica un po’ di incertezza aiuta i mercati a non precipitare.

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Dati troppo positivi finirebbero per enfatizzare l’atteggiamento restrittivo della FED che tanto disturba gli operatori.

Analogamente dati troppo negativi convaliderebbero il più cupo pessimismo dando ulteriore ardore agli orsi.

Vediamo in tabella cosa è stato pubblicato oggi:

Tabella dati macroeconomici

    Retribuzione oraria media (annuale) (Annuale) (Dic) 3,2% 3,0% 3,1%
    Salario orario medio (Mensile) (Dic) 0,4% 0,3% 0,2%
    Buste paga del settore manifatturiero (Dic) 32K 20K 27K
    Buste paga del settore non agricolo (Dic) 312K 178K 176K
    Tasso partecipazione (Dic) 63,1% 62,9%
    Libri paga non agricoli privati (Dic) 301K 175K 173K
    Tasso di disoccupazione (Dic) 3,9% 3,7% 3,7%

Disoccupazione al 3.9%

Notiamo che una serie di dati tutto sommato molto positivi ed oltre le attese è stata ampiamente calmierata dal tasso di disoccupazione che è uscito peggio del consensus: 3.7% vs 3.9%.

Intendiamoci rispetto ai valori europei siamo su livelli di eccellenza.
Restando però su un’analisi locale degli USA è chiaro che abbiamo assistito a un segnale di possibile inversione del trend occupazionale.

Fenomeni di questo tipo periodicamente negli ultimi anni si sono verificati, quindi soltanto ulteriori conferme convalideranno la fine del ciclo virtuoso americano.

Buste paga in aumento e disoccupazione

Serviranno conferme a maggiore ragione visto l’ottimo numero di buste paga pubblicato: ben 312K rispetto a un consensus a 178k.

In sostanza la forza dell’economia americana è ancora rilevante e almeno parzialmente in grado di assorbire la negatività che invece sta impregnando Europa ed  Asia.

Disoccupazione: gli equilibrismi della FED aiuteranno nel breve le borse

La situazione attuale sta dunque intricandosi.
La FED dovrà compiere dei veri e propri equilibrismi per alzare ancora un po’ i tassi di interesse e nel contempo non esagerare per non esasperare il rapporto con la Casa Bianca e gli stessi operatori di borsa.

Questo balletto tra:  “vado avanti sui tassi pronto a tornare indietro” di fatto non risolve nulla ma nel contempo nel brevissimo termine quieta gli animi di chi vive il prossimo rialzo dello 0.25% come una minaccia cosmica.

Poi il rialzo dei tassi arriverà e ogni operatore reagirà come riterrà opportuno probabilmente con nuovi smobilizzi dall’equity… quindi semmai la fase orso è solo rimandata.

Tenendo ben presente che l’alternativa, Powell di stasera, permettendo al massimo sarà un torellino di breve.

Piuttosto non scordiamoci che i fondi azionari americani in dicembre hanno subito riscatti per diverse decine di miliardi alla ricerca del porto sicuro degli obbligazionari finalmente tornati appetibili.

Anche questo trend dei risparmiatori privati inciderà per diversi mesi sulla forza delle borse, non dimentichiamolo.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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