Diremo presto addio all’imposta di bollo sul conto corrente e sul deposito titoli?

Sulla Manovra prossima a venire, si susseguono le richieste di aggiustamenti e modifiche da parte delle varie forze politiche. Per l’esattezza, in Commissione Bilancio sono stati circa settemila gli emendamenti, presentati sia dalle forze di maggioranza che di opposizione.

Tra essi, vi sono quelli relativi a una mini-patrimoniale “mascherata” che colpisce ogni anno i risparmi di milioni di italiani. Stiamo parlando dell’imposta di bollo e della proposta di abolirla avanzata da alcuni partiti politici.

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Dunque ci chiediamo: diremo presto addio all’imposta di bollo sul conto corrente e sul deposito titoli? Procediamo con ordine.

Conti correnti e conti deposito

Tra i tanti emendamenti finora avanzati, uno in particolare ha colpito l’attenzione della Redazione di ProiezionidiBorsa. Riguarda la proposta di cancellare l’imposta di bollo sui conti corrente e sul deposito titoli.

Nel primo caso, ricordiamo che l’importo è di 34,20 euro annui. Un’imposta che si paga, però, solo in rapporto al tempo in cui la giacenza media sul proprio conto è superiore ai 5mila euro. Ancora, ne sono esentati, per legge,  alcune particolari categorie di correntisti.

Il deposito titoli, invece, è un conto d’appoggio collegato a un normale c/c. Esso lo si apre solo quando il suo titolare decide di acquistare prodotti finanziari, quali bond, azioni, derivati, ETF, quote di fondi comuni d’investimento, etc. Con la sua apertura, la banca può eseguire, per conto del cliente, gli ordini di acquisto e di vendita dei prodotti sù citati. Inoltre li amministra (tipo: incassa dividendi e cedole) e li custodisce.

Le modifiche chieste alla Manovra

Questo preciso emendamento è stato presentato da alcuni deputati di LEU ed esponenti del PD. Si richiede, oltre alla cancellazione di tale imposta di bollo, anche la cancellazione dell’IMU sulla seconda casa.

In sostituzione dell’imposta di bollo, questi esponenti politici propongono un unico prelievo di tipo fortemente progressivo, ma solo sulle grandi ricchezze. Nel dettaglio, “sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta maggiore ai 500.000 euro”.

Questa base imponibile dovrebbe essere il risultato della somma delle attività mobiliari e immobiliari, ma corrette dalle passività finanziarie. Giusto per fare un esempio, si pensi al valore di una casa ma corretto dal valore residuo del mutuo ancora a pagare. Tale imposta progressiva colpirebbe la ricchezza posseduta o detenuta, sia in Italia che all’estero.

Di converso, a guadagnarne sarebbero tutti coloro la cui ricchezza netta è inferiore al mezzo milione di euro.

Seguiremo l’esito dei lavori

Andando oltre nel dettaglio dell’emendamento, si propone un prelievo dello 0,2% sulle basi imponibili comprese tra i 500mila e il milione di euro. Trattandosi di un’aliquota progressiva, la stessa passerebbe poi allo 0,5%, per le basi incluse tra uno e cinque milioni di euro. Ancora, il prelievo raddoppierebbe (1,00%) per i patrimoni netti compresi tra i 5 e i 50 milioni, per poi salire definitivamente al 2% sopra i 50 milioni di patrimonio netto.

Tuttavia, solo per il 2021 propongono, per i grandissimi patrimoni (ovvero: sopra un miliardo di euro), un prelievo straordinario pari al 3%. Una sorta di patrimoniale i cui proventi andrebbero al rafforzamento delle misure adottate a sostegno dei cittadini più in difficoltà.

Come andrà a finire questa discussione? Diremo presto addio all’imposta di bollo sul conto corrente e sul deposito titoli? Come sempre seguiremo gli sviluppi in Parlamento. Per adesso, è bene ribadirlo, si tratta solo di un emendamento presentato alla Legge di Bilancio.

Infine, in quest’altro articolo illustriamo come avere dai 6mila ai 20mila euro sul c/c e non pagare con i propri soldi l’imposta di bollo.

 

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